Le successioni

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Category Archives: Aspetti normativi

D. Lgs. 101/2018 di armonizzazione del codice Privacy al GDPR – norme di tutela per i dati personali delle persone decedute.

Alla fine di questa calda estate di dibattito sui nuovi temi della protezione dei dati personali, stravolti da un Regolamento europeo, il famigerato GDPR (regolamento (UE) 2016/679), che ha innanzi tutto modificato integralmente la filosofia della materia e l’approccio pratico alla tutela della privacy introducendo il principio di della “accountability”, è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 settembre il decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101 recante «Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati)». (altro…)

Cass.Civ 20971/2018 – azione di riduzione e accettazione beneficiata

La corte di cassazione, recentemente, interviene nuovamente sulla questione della necessità, per l’erede, che vuole agire in riduzione, di accettare l’eredità con beneficio di inventario.

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Il nuovo istituto della sospensione della successione

Recentemente ha visto la luce una importante modifica al codice civile, passata invece in sordina: la nascita dell’istituto della sospensione della successione.

Detto nuovo istituto, sicuramente di applicazione limitata ma non per questo meno importante, riguarda la posizione del soggetto che, avendo causato la morte del de cuius (a cui era unito per vincoli di coniugio o parentela), viene definito indegno a succedere.

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Valorizzazione del diritto di abitazione in successione

Recentemente la Cassazione Civile sez. VI, ordinanza 5 giugno 2018, n. 14406, è intervenuta in merito alla valorizzazione del diritto di abitazione che spetta al coniuge superstite sulla casa di abitazione ai sensi dell’art.540 c.c.

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Voltura catastale e accettazione tacita dell’eredita – la svolta del Tribunale di Torino (II sez. ordinanza 7.03.2017)

Premesso che l’accettazione di eredità è, per il nostro ordinamento, quell’atto cui si ricollega l’effetto di consentire al chiamato all’eredità di diventare definitivamente erede, è anche vero che detto atto comporta altresì la assunzione, da parte dell’erede, di una responsabilità personale e patrimoniale nei confronti del patrimonio ereditario e, per esso, degli eventuali creditori del de cuius.

È infatti conseguenza della accettazione dell’eredità, salvo che essa non avvenga con beneficio di inventario,la confusione del patrimonio del de cuius con quello ereditario e la assunzione dei debiti ereditari, da parte dell’erede, con responsabilità sul proprio patrimonio personale, anche eventualmente in eccedenza rispetto all’acquisito patrimonio ereditario. Ne consegue pertanto che anche in caso di eredità negative (con passività superiori alle attività) l’erede è tenuto a rispondere dei debiti ereditari anche con il proprio patrimonio personale.

Il Codice Civile, peraltro, nello stabilire che il chiamato all’eredità comunque diviene erede non in via automatica ma solo accettando l’eredità,  prevede, quali modalità di accettazione dell’eredità, la accettazione espressa e la accettazione tacita (art. 474 c.c.): la prima consistendo in un’esplicita dichiarazione di volontà; la seconda invece, ai sensi dell’art. 476 c.c. consistendo nel compimento di particolari atti tali da presupporre  necessariamente la volontà di accettare da parte del chiamato e che il chiamato stesso non avrebbe il diritto di compiere se non nella sua qualità di erede.

Ciò premesso, negli anni dottrina e giurisprudenza si sono pronunciate in riferimento a varie fattispecie concrete per individuare nel merito quei particolari comportamenti concludenti che in effetti comportano accettazione tacita, cosi da distinguerli da quei comportamenti che invece, venendo classificati come di natura conservativa, permettono al chiamato all’eredità di mantenere detto status senza veder convertita la propria posizione in erede puro e semplice.

In riferimento in particolare ai due atti principali della cd. “Successione fiscale”, ovvero, la  dichiarazione di successione e la relativa voltura catastale, i due adempimenti cioè necessari per individuare i soggetti che subentrano negli obblighi di carattere tributario che già facevano capo al de cuius, la giurisprudenza si è espressa, negli anni, distinguendo le due fattispecie e le conseguenze ad esse collegate.

In particolare, la presentazione della dichiarazione di successione è da sempre esclusa dal novero degli atti implicanti accettazione di eredità in quanto obbligatoria anche per i chiamati all’eredità che non abbiano rinunziato all’eredità stessa, secondo quanto stabilito dall’art. 28, co. 2, D. Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346.  (in tal senso Cass., Sez. II, 29 marzo 2005, n. 6574, Cass., 4 maggio 1999, n. 4414).

Altro discorso, invece, occorre fare con riguardo alla voltura catastale: seppur sia vero che la legge fiscale stabilisce, a carico di chi è tenuto alla presentazione della dichiarazione di successione, l’obbligo di presentare domanda di voltura catastale nei trenta giorni dalla registrazione della dichiarazione di successione, la Cassazione ha più volte ribadito che detta presentazione, avendo la voltura una funzione sia fiscale che civile, comporta, per il firmatario,  valenza di accettazione tacita dell’eredità.

In tal senso, riferite però alle vecchie modalità di presentazione della domanda di voltura (attualmente modificate con l’emanazione del nuovo modello unico telematico di dichiarazione di successione e voltura catastale) e pesantemente contestate dalla dottrina, Cassazione civile, 12/04/2002, n. 5226, sez. II; Cassazione civile, 07/07/1999 n. 7075, sez. II.

Più recentemente Cassazione civile, sez. II, 11/05/2009,  n. 10796 “accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare; ne consegue che, mentre sono inidonei allo scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l’accettazione tacita può essere desunta dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile.”

Detta interpretazione, ad oggi sconfessata peraltro solo da una recentissima ordinanza del Tribunale di Torino del 7 marzo 2017, è senza dubbio da contestare, come sostiene peraltro anche la più autorevole dottrina in materia. Essa, infatti, pone le sue basi su un presupposto del tutto errato, ovvero, la sostenuta rilevanza civilistica della voltura catastale come se essa fosse idonea a trasmettere la proprietà in capo ai chiamati. Al contrario invece, il catasto, notoriamente, non ha funzione né di riconoscimento di titolarità né probatoria del titolo stesso, bensì unicamente fiscale, ovvero, la determinazione del reddito imponibile dei terreni e dei fabbricati ai fini delle imposte dirette e indirette. Ne consegue dunque la impossibilità di ritenere che un adempimento fiscale come la voltura catastale possa assumere valenza di accettazione tacita di eredità.

La voltura catastale, adempimento fiscale da svolgere obbligatoriamente entro trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione dovrebbe, alla stregua della stessa dichiarazione, essendo una attività di rilevanza meramente fiscale, non comportare accettazione dell’eredità.

Ancor più stringente il riconoscimento della voltura come mero adempimento fiscale non rilevante ai fini della accettazione tacita dell’eredità, poi, alla luce della recente riforma tributaria che ha introdotto, con decorrenza 23 gennaio 2017, il nuovo modello unico telematico che permette, con una operazione unica, di presentare telematicamente la dichiarazione di successione e la collegata voltura.

Se infatti si seguisse la suddetta interpretazione giurisprudenziale si arriverebbe al risultato, non previsto dal TU 346/90, per cui il chiamato all’eredità con la presentazione della dichiarazione di successione, avvenendo con essa anche la voltura automatica degli immobili, si trasformerebbe in erede per accettazione tacita dell’eredità. Sono infatti da considerarsi applicabili anche al nuovo modello l’art. 28, co. 2, d. lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 secondo cui la dichiarazione è obbligatoria, tra gli altri, per i chiamati all’eredità che non vi abbiano rinunziato entro il termine di presentazione annuale e l’art. 7, ult. co., d. lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 che stabilisce che “fino a quando l’eredità non è stata accettata […], l’imposta è determinata considerando come eredi i chiamati che non vi hanno rinunziato”, considerando di fatto il chiamato come tale, senza la sua conversione in erede. L’indicazione del chiamato come soggetto che presenta la dichiarazione di successione è infine espressamente prevista nel nuovo modello unico telematico.

E sono peraltro anche le istruzioni di compilazione del nuovo modello a ribadire chiaramente questo concetto non solo lasciando al dichiarante ed ai soggetti indicati nel quadro EA la possibilità di agire come chiamati e non per forza come eredi ma anche chiarendo che in caso di rinuncia il soggetto debba essere inserito in dichiarazione come mero chiamato, ricordando quindi la distinzione, talvolta fiscalmente irrilevante, tra le due categorie.

Tutto ciò premesso, tenendo conto della configurazione sia della dichiarazione di successione che della voltura catastale che anche del nuovo modello unico telematico come adempimenti di natura meramente fiscale (rispettivamente pagamento imposte di successione e collegate e individuazione del soggetto tenuto al pagamento delle imposte sugli immobili), non si può che propendere per una interpretazione che non riconosce a detti atti rilevanza ai fini dell’accettazione dell’eredità.

Come anticipato, solo recentemente si è intravista una prima luce in fondo al tunnel con una prima rivoluzionaria pronuncia del Tribunale di Torino, sezione seconda, ordinanza 7 marzo 2017, con cui il Giudicante, allontanandosi dall’orientamento consolidato, con un ragionamento che prende spunto dalla normativa fiscale , sostiene che, data la sostanziale differenza tra Ufficio del Catasto e Agenzia del Territorio, la sola voltura catastale non possa avere effetti di rilevanza civilistica quali una accettazione tacita, per fatti concludenti, dell’eredità.

Non si può dunque che restare in attesa o di una circolare dell’Agenzia delle Entrate esplicativa della questione o, quantomeno, di un cambio di passo da parte della cassazione, che si discosti dalla sua interpretazione consolidata della questione.

tribunale Torino

Il diritto alla pensione di reversibilità del coniuge divorziato

Il diritto alla pensione di reversibilità, che spetta ai superstiti individuati dalla legge in caso di decesso del lavoratore, spetta anche, a determinate condizioni, al coniuge divorziato.

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Al via il fondo di solidarietà per il coniuge separato che non riceve il mantenimento per inadempienza dell’obbligato

Una importante novità in materia di diritto di famiglia riguarda il recente decreto del Ministero della Giustizia del 15 dicembre 2016 e pubblicato in gazzetta ufficiale il 14 gennaio 2017 che rende operativo, per i primi due anni in via sperimentale il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, dedicato ai coniugi separati che non ricevendo il mantenimento stabilito in separazione versino anche in stato di bisogno e convivano con  figli minori o figli maggiorenni portatori di handicap grave.

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Corte Costituzionale Sent.213/2016 – anche il convivente more uxorio ha diritto ai congedi ex L.104

Sulla linea delle ultime riforme in materia di rapporti di famiglia che hanno recentemente portato anche al riconoscimento giuridico delle convivenze more uxorio ai sensi e per gli effetti della L. 76/2016, anche la Corte Costituzionale con la sentenza n. 213 del 2016 ha dato rilevanza a detto rapporto stabilendo il rilevante principio secondo cui anche il convivente di persona disabile – che si occupi dell’assistenza in favore del partner malato o invalido – ha diritto di usufruire, con gli stessi diritti dei coniugi e dei parenti fino al secondo grado, dei tre giorni di permesso mensile retribuito e coperto da contribuzione figurativa previsti dalla legge 104 del 1992.

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Cassazione civile 22840/2009 – la rappresentazione non opera se il chiamato è il nipote

La rappresentazione opera all’infinito sia in linea retta che collaterale ma deve passare per forza dal figlio o dal fratello del de cuius. In caso di destinazione testamentaria direttamente ai nipoti, invece, la rappresentazione non opera.
In questo senso si è espressa la cassazione II sezione civile con sentenza n.22840 del 28.10.2009 sostenendo che non è possibile subentrare in linea retta o collaterale “all’infinito” nella successione, in forza dell’istituto della rappresentazione se nel testamento (o per legge) il primo chiamato è un nipote del de cuius. In sostanza quindi, si legge nella sentenza in commento, la cosiddetta “rappresentazione” non opera se il chiamato all’eredità che non può o non vuole accettare è un soggetto diverso dal figlio o dal fratello del defunto e, in particolare, si tratta di un parente in linea collaterale (come è il figlio di un fratello del defunto) oppure anche di un parente in linea retta, quale è il figlio del figlio (suo nipote). La rappresentazione quindi, secondo il combinato disposto degli artt.467 e 468 del codice civile, può si avere luogo all’infinito (sia nella linea retta che nella linea collaterale), ma solo se il primo chiamato all’eredità è un figlio o un fratello del de cuius, mentre non opera se con il testamento viene istituito erede un soggetto diverso, pur se si tratta di un discendente in linea retta del defunto

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La legge sulle Unioni civili, primi spunti di riflessione.

È stata pubblicata in gazzetta ufficiale n.118 del 21maggio u.s. ed è legge la tanto chiacchierata legge n.76/2016 recante “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.

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