Le successioni

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Provvedimento AE 21 ottobre 2019 – nuovo modello di dichiarazione e nuove istruzioni

Un po’ a sorpresa dopo anni di rinvii e attese è uscito, in data 21 ottobre u.s., il provvedimento della Agenzia delle Entrate che modifica il nuovo modello di dichiarazione di successione, le istruzioni per la sua compilazione e le specifiche tecniche sia dei software di compilazione che del software di controllo della Agenzia, “colpevole” in questi mesi di alcuni bugs e blocchi che non permettevano l’invio telematico di pratiche successorie in realtà corrette.

Premesso che il modello non è cambiato nella sua struttura e nelle sue principali regole compilatorie, comunque numerose sono le novità introdotte per risolvere le varie problematiche riscontrate.

Tra le novità di maggior impatto per il contribuente è stata prevista la necessità di provvedere al classa mento dei fabbricati prima di accedere all’invio telematico e, in particolare, a mente dei contenuti delle Nuove Istruzioni “Se alla data di presentazione della dichiarazione di successione fanno parte dell’asse ereditario fabbricati regolarmente dichiarati in Catasto e privi di classamento (ad esempio manca la categoria e/o classe dell’immobile), occorre aggiornarne i dati catastali prima di presentare la dichiarazione, proponendo la richiesta di classamento (ex art. 12 del D.L. n. 70/1988) presso l’ufficio provinciale – territorio nella cui circoscrizione ricadono tali beni. A seguito dell’avvenuta attribuzione dei dati dell’immobile, la dichiarazione potrà essere inviata telematicamente.”
Non solo. Si riscontra anche la neointrodotta necessità di allegare il documento di identità del dichiarante, fino ad oggi non richiesto o, quantomeno, non obbligatorio.

La novità però che fa maggiormente scalpore, anche perché va a modificare il calcolo delle imposte senza che sia stato pubblicato alcun provvedimento o almeno alcuna circolare in merito è la modifica alle modalità di arrotondamento delle imposte ipocatastali.
Nell’intervenire sulle specifiche tecniche del modello infatti l’Agenzia ha stabilito che la quota di imposta ipotecaria e catastale da calcolare in misura proporzionale dovrà essere arrotondata al minimo anche in caso di presenza di imposta fissa magari su un immobile prima casa o altro immobile agevolato. Ne consegue che in una successione con un immobile soggetto a imposta proporzionale e uno a imposta fissa il minimo di imposta sarà sempre 800 euro (400 per ipotecaria e 400 per catastale, a prescindere dall’effettivo valore calcolato proporzionalmente).

Un aggravio di imposta duro da digerire per i contribuenti, soprattutto in assenza di alcun provvedimento fiscale di modifica.

Per consultare le nuove istruzioni di seguito il link alla pagina della Agenzia delle Entrate https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/-/provvedimento-del-21-10-2019-pubblicato-il-21-10-2019

 

Disciplina giuridica e fiscale in successione: due rette parallele

Il decesso di un soggetto per il nostro ordinamento assume da sempre una duplice rilevanza: in primis una rilevanza di natura giuridica, perché con il decesso di una persona ed il trasferimento dei beni e diritti ai suoi eredi e legatari avviene un passaggio di proprietà. Secondariamente la materia successoria assume una rilevanza importante anche dal punto di vista fiscale in quanto il nostro legislatore fiscale ha ritenuto sin da subito che il passaggio di ricchezza che transita dal de cuius ai suoi eredi chiamati, comporti un arricchimento patrimoniale a titolo gratuito a favore dell’erede o del legatario tale da meritare di essere toccato da una imposizione fiscale indiretta, che sarà poi calcolata in misura proporzionale rispetto all’arricchimento patrimoniale ricevuto.

Da questa duplice rilevanza consegue il fatto che la materia successoria si è sviluppata su due piani diversi: da un lato un piano di natura civile e dall’altro un piano di natura fiscale. Entrambi i piani, che ovviamente lavorano insieme, e camminano insieme, rimangono però come due rette parallele. E’ evidente quindi l’importanza di avere sempre a mente gli aspetti di natura giuridica, in quanto il piano fiscale si appoggia alla normativa giuridica e al Codice Civile (che poi stabilisce come viene devoluta una eredità, con l’individuazione dei chiamati all’eredità, delle quote ereditarie, delle tipologie di successione, eccetera), pur non dimenticando questa sostanziale dicotomia.

Nonostante la normativa fiscale si appoggi alla normativa giuridica – civile, infatti, essa rimane comunque autonoma e separata; ciò significa che molto spesso la stessa successione segue delle regole parzialmente diverse a seconda di se stiamo facendo delle valutazioni di natura giuridica, oppure, se stiamo facendo delle valutazioni di natura fiscale.

Esemplificando, la materia si differenzia sul piano civile e sul piano fiscale sotto vari aspetti. Innanzi tutto si differenzia dal punto di vista soggettivo poiché, mentre giuridicamente i soggetti rilevanti in successione sono l’erede ed il legatario, cioè coloro che acquisiscono quote del patrimonio ereditario (in particolare l’erede è quel soggetto che, accettando l’eredità, diventa titolare, per quota o per l’intero, dei cespiti che erano del de cuius e che transitano a lui per chiamata successoria e il legatario è colui che subentra, a titolo particolare, in uno specifico diritto o rapporto determinato, solitamente a lui attribuito per testamento); dal punto di vista fiscale, il soggetto rilevante non è solo l’erede oppure il legatario in quanto, in realtà, si anticipa la responsabilità fiscale del soggetto ricevente fino anche alla posizione del chiamato all’eredità, ovvero quel soggetto che giuridicamente non è ancora divenuto titolare dei beni ereditari perché non ha ancora accettato l’eredità ma potrebbe, manifestando la volontà di accettare, acquisirne la titolarità e, pertanto, è già responsabile dal punto di vista fiscale (tanto che l’obbligo di presentazione della dichiarazione di successione e poi l’obbligo di adempiere al pagamento delle imposte collegate spetta non solo all’erede, ma anche al chiamato all’eredità che eventualmente non abbia rinunciato all’eredità entro l’anno, uscendo definitivamente dalle linee ereditarie prima della scadenza concessa dal legislatore per il rispetto dell’adempimento fiscale).

Dal punto di vista soggettivo, quindi, qualora analizziamo una successione dal punto di vista fiscale, occorre fare riferimento a soggetti parzialmente diversi rispetto ai soggetti rilevanti nella successione ereditaria (i chiamati all’eredità) che potrebbero poi in un secondo momento rinunciare alla eredità e non diventare mai eredi.

Allo stesso modo, differenze sostanziali sul piano civile e sul piano fiscale sussistono anche per ciò che riguarda l’attivo ereditario, differenze che sono sia di natura qualitativa, sia di natura quantitativa.

Facciamo alcuni esempi partendo dalle differenze qualitative: mentre dal punto di vista giuridico fanno parte della successione tutti i beni ed i diritti che facevano capo al de cuius, comprese attività e passività, al contrario cadono nell’attivo ereditario fiscale solo quei beni che sono riconosciuti come parte dell’attivo ereditario fiscale dal nostro legislatore fiscale. A tal proposito l’esempio più comune riguarda l’autovettura del de cuius: i veicoli iscritti al PRA giuridicamente ricadono in successione e transitano agli eredi che poi diventeranno nuovi intestatari dei mezzi, mentre, fiscalmente, non fanno parte dell’attivo ereditario. Di conseguenza nell’attivo ereditario fiscale non troveremo l’autovettura che faceva capo al de cuius nonostante giuridicamente essa cada in successione come il resto del patrimonio.

Tra l’attivo giuridico e quello fiscale ci sono poi anche delle differenze quantitative in quanto non solo non tutti i cespiti ereditari cadono nella successione fiscale e quindi sono rilevanti dal punto di vista fiscale, può succedere anche che gli stessi cespiti verranno valorizzati in maniera diversa a seconda che vengano valorizzati dal punto di vista giuridico ( perché magari stiamo dando valore all’eredità per procedere alla divisione ereditaria) oppure vengano valorizzati dal punto di vista fiscale, per capire le imposte che vengono collegate a quello specifico cespite. Ad esempio prendendo in considerazione una casa di abitazione o un diritto reale immobiliare qualunque, da un punto di vista giuridico, nel caso in cui stessimo valorizzando i beni immobili del de cuius con la finalità di dividere l’eredità tra più eredi oppure di fare una stima dell’attivo ereditario per conseguenze di natura giuridica, azioni giuridiche, eccetera, valorizzeremo l’immobile del de cuius semplicemente a valore di mercato (faremo una stima di quello che è il suo effettivo valore corrente), al contrario, nel caso in cui stessimo inserendo gli stessi immobili in dichiarazione di successione per capire quale sia la base imponibile su cui si sconteranno le imposte ipotecarie e catastali, potremo certamente stimare i beni a valore corrente e infatti il testo unico 346/1990 disciplina come prima opzione la possibilità di stimare tali beni al valore di mercato, ma, secondariamente, potremo valorizzare questi beni in maniera diversa, ovvero facendo riferimento al valore catastale (opzione scelta con più favore in quanto solitamente economicamente favorevole al contribuente). Ne deriva quindi che lo stesso bene immobile magari avente prezzo di mercato X una volta inserito in successione possa presentare un valore pari ad Y, solitamente più basso, dato dal suo valore catastale.

Tutto ciò per ribadire che la prima cosa che occorre fare, ogni qual volta si affronti la materia successoria, sarà domandarci se stiamo affrontando la materia da un punto di vista giuridico al fine di stimare il patrimonio ereditario, dividere tra i coeredi, valutare il valore del patrimonio per azioni processuali ed in tali casi sarà necessario tenere conto delle disposizioni del codice civile; al contrario, in caso di raccolta di informazioni sulla nostra successione e sui cespiti ereditari per inserirli in dichiarazione di successione ed andare ad elaborare le relative imposte dovute, dovremo fare riferimento al TUS e alla normativa fiscale.

Infatti quando si affronta la materia dal punto di vista fiscale, i testi di riferimento (fermo restando che sarà sempre il codice civile a stabilire chi sono gli eredi, in quale modalità vanno ad ereditare e per quale quota) saranno i due Testi Unici che raggruppano tutti i contenuti dell’imposizione fiscale indiretta collegata alle successioni, in particolare il TU 346/1990 che coordina le imposte di successione e donazione, ed il TU 347/1990 che si occupa delle imposte catastali ed ipotecarie dovute ogni qualvolta cadano in successione dei beni immobili o dei diritti reali immobiliari.

Oltre ai due Testi Unici sarà poi rilevante la manovra finanziaria 2007, composta dal D.L 262/2006, la legge di conversione 286/2006 e la legge Finanziaria 296/2006, che hanno reintrodotto, con decorrenza 3 ottobre 2006, l’imposta di successione dopo un periodo di circa 5 anni in cui l’imposta di successione era stata abrogata.

 

 

Criteri di calcolo dell’imposta di successione e delle imposte accessorie e necessità della dichiarazione di successione

La materia successoria, come ben noto, ha per il nostro ordinamento una duplice rilevanza: da un lato di natura civile, dall’altro di natura fiscale.
Da questa duplice rilevanza consegue il fatto che la materia successoria si è sviluppata su due piani diversi: da un lato un piano appunto di natura civile e dall’altro un piano di natura fiscale, piani che rimangono distinti e paralleli.

Nonostante la normativa fiscale si appoggi alla normativa giuridica – civile, infatti, essa rimane comunque autonoma e separata; ciò significa che molto spesso la stessa successione segue delle regole parzialmente diverse a seconda di se stiamo facendo delle valutazioni di natura giuridica, oppure, se stiamo facendo delle valutazioni di natura fiscale.

Quando si affronta la materia dal punto di vista fiscale, i testi di riferimento (fermo restando che sarà sempre il codice civile a stabilire chi sono gli eredi, in quale modalità vanno ad ereditare e per quale quota) saranno i due Testi Unici che raggruppano tutti i contenuti dell’imposizione fiscale indiretta collegata alle successioni, in particolare il TU 346/1990 che coordina le imposte di successione e donazione, ed il TU 347/1990 che si occupa delle imposte catastali ed ipotecarie dovute ogni qualvolta cadano in successione dei beni immobili o dei diritti reali immobiliari.

Oltre ai due Testi Unici sarà poi rilevante la manovra finanziaria 2007, composta dal D.L 262/2006, la legge di conversione 286/2006 e la legge Finanziaria 296/2006, che hanno reintrodotto, con decorrenza 3 ottobre 2006, l’imposta di successione dopo un periodo di circa 5 anni in cui l’imposta di successione era stata abrogata.

Presupposti dell’imposta di successione

Detto ciò occorre capire quale sia il presupposto che determina l’obbligo di pagare un’imposta di successione precisando come il presupposto dell’imposta di successione risulti essere quell’arricchimento patrimoniale gratuito che riceve l’erede una volta che viene chiamato ad ereditare. Infatti ogni volta che si apre una successione con la morte del de cuius, il patrimonio transita ad uno o più eredi o legatari e detto trasferimento fa si che essi acquisiscano a titolo gratuito una fetta o un bene del patrimonio del de cuius che va ad aggiungersi al proprio patrimonio personale.

Per il legislatore fiscale quell’arricchimento gratuito è meritevole di essere tassato con l’imposizione fiscale indiretta che, attualmente, è di natura proporzionale e varierà come importo e non come aliquota, in base al maggiore o minor valore dell’arricchimento patrimoniale ricevuto.

È importante, infine, ricordare come il legislatore abbia deciso di applicare l’imposta sulla singola quota di eredità proprio per incidere sull’arricchimento patrimoniale gratuito ricevuto dal singolo erede; quindi anche se è vero che nel modello telematico viene calcolato e inserito nell’apposito quadro dedicato (EE) il valore complessivo dell’asse ereditario, l’imposta verrà poi scontata sulla singola quota di eredità.

Parallela ed identica nei suoi contenuti all’imposta di successione è anche l’imposta di donazione: tutto ciò per evitare che il cittadino potesse andare contro una normativa fiscale come l’imposta di successione, anticipando i trasferimenti a titolo gratuito ai propri possibili futuri eredi, per donazione o altro atto liberale inter vivos. Quindi la donazione, da sempre, sconta la stessa tipologia impositiva e le stesse imposte della successione ereditaria.

Quando si ha il trasferimento a titolo gratuito di beni e diritti dal de cuius all’erede per successione, occorre poi ricordare che non solo sarà dovuta (salvo casi particolari che si vedranno infra) l’imposta principale (che è l’imposta di successione), ma, laddove cadranno in successione beni immobili e diritti reali immobiliari, saranno dovute anche quelle imposte che sono collegate al trasferimento di beni immobili ovvero imposta ipotecaria, imposta catastale e poi tassa ipotecaria, imposta di bollo e tributi speciali.

Principi di calcolo e liquidazione delle imposte

Resta da vedere come devono essere calcolate queste imposte.
La regola generale prevede che le imposte principali, successione, ipotecaria e catastale (imposte dovute la prima per l’arricchimento patrimoniale ricevuto e le altre due per il trasferimento di proprietà di diritti reali immobiliari), si scontino in base alla data di apertura di successione ovvero in base alla data di morte del de cuius. Questo perché, nel momento in cui muore un soggetto, i suoi beni transitano, così afferma il codice civile, senza soluzione di continuità, a favore di eredi e legatari e tali eredi e legatari, in quello stesso momento, ricevono un arricchimento patrimoniale gratuito soggetto a imposizione fiscale indiretta (motivo per cui il “momento rilevante” per esigere l’imposta è esattamente il momento in cui il de cuius muore, melius il momento in cui gli eredi diventano titolari dei beni e diritti oggetto di imposta).

Al contrario, tassa ipotecaria, imposta di bollo e tributi speciali, essendo dei tributi che vengono versati come corrispettivo delle attività che svolge l’ufficio quando riceve la dichiarazione di successione, e si occupa di predisporre le trascrizioni, le volturazioni e gli altri adempimenti collegati, andranno liquidati non in base alla data di apertura della successione ma in base alla successiva data di presentazione della dichiarazione di successione stessa (ovvero il momento in cui l’ufficio si attiva).

Tutte queste imposte, definite imposte accessorie alla successione, si liquideranno in autoliquidazione. Pertanto, all’atto di presentazione della dichiarazione, dovranno essere evasi imposta ipotecaria, imposta catastale, tassa ipotecaria, imposta di bollo e tributi speciali. In passato il metodo di pagamento utilizzato era il Modello F24 mentre oggi, con la dichiarazione di successione telematica, occorrerà indicare semplicemente nel file telematico l’IBAN del dichiarante oppure dell’intermediario che presenta la pratica, al fine di autorizzare l’addebito diretto di queste imposte sul conto corrente. L’imposta di successione, invece, verrà liquidata in un secondo momento dall’ufficio che ha ricevuto la dichiarazione di successione e che, registrata la successione, manderà la cartella di pagamento ai soggetti tenuti al pagamento dell’imposta (eredi, legatari ma anche semplici chiamati all’eredità come si è già visto).

La dichiarazione di successione: principi generali

Ovviamente, perché tutta questa operazione sia possibile, l’Agenzia delle Entrate ha bisogno della documentazione che le permetta di sapere in che cosa consiste l’attivo ereditario e quanto vale la quota di arricchimento patrimoniale ricevuta dal singolo erede. Dette informazioni sono infatti essenziali al fine di controllare se sono state pagate correttamente le imposte in autoliquidazione e, naturalmente, calcolare l’imposta di successione dovuta.

La dichiarazione di successione, che fornisce tutte queste informazioni alla Agenzia delle Entrate, è un documento da presentare obbligatoriamente entro un anno dall’apertura della successione, quindi dalla morte del de cuius, ed ovviamente i soggetti chiamati a questo obbligo, quindi tenuti a presentare la dichiarazione, saranno in primis gli eredi/ chiamati all’eredità (si anticipa così l’onere anche ai chiamati che non hanno rinunciato all’eredità entro l’anno di tempo che si ha per presentare la dichiarazione nei termini), in secondo luogo i legatari e poi i rappresentanti legali di eredi e legatari, laddove soggetti a tutela/curatela o altro.

Esistono inoltre una serie di altri soggetti che troviamo nell’elenco dei dichiaranti previsti nella nuova dichiarazione di successione telematica, che saranno tenuti a presentare la dichiarazione in base ad un ruolo o un compito o incarico che hanno nei confronti dell’eredità. Si fa riferimento agli amministratori della eredità, ai curatori della eredità giacente, agli esecutori testamentari oltre che ai trustee.

Ovviamente, se uno di questi soggetti presenta la dichiarazione, libera dall’obbligo tutti gli altri e la dichiarazione si presenta in modo cumulativo sull’intera eredità e con l’indicazione di tutti gli eredi e legatari chiamati. Esiste inoltre una possibilità di esclusione da tale obbligo ovvero quando, trovandosi di fronte a dichiarazioni di successione presentate che prevedono solo eredi chiamati in linea retta o coniuge e eredità di natura mobiliare (quindi in assenza di qualunque diritto immobiliare o bene immobile), il patrimonio ereditario rimane sotto il valore di €100.000.

Questo è l’unico dei casi in cui i parenti del de cuius quindi gli eredi chiamati, sono esclusi dall’obbligo di presentare la dichiarazione successione. Ovviamente sussiste anche l’esclusione dell’obbligo qualora tutti gli eredi chiamati abbiano rinunciato entro l’anno all’eredità per cui, uscendo dalle linee ereditarie, non avranno l’obbligo di presentare la dichiarazione.

Corte di Cassazione 22754/2019 – trust senza tassazione fino al trasferimento finale

Nuovamente è intervenuta la Cassazione con la sentenza n. 22754/2019 del mese di settembre, ribadendo che per l’applicazione dell’imposta di donazione, così come di quella proporzionale di registro ed ipocatastale, è necessario che si realizzi un trasferimento effettivo di ricchezza mediante attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale.

Dell’argomento si era già parlato in latri due recenti articoli del blog che analizzavano da un lato numerose sentenze recenti in materia, dall’altro un recentissimo interpello della Agenzia delle Entrate (che seguiva una interpretazione del tutto diversa).

Di seguito i passaggi principali della sentenza che, analizzando una prima strada seguita dalla Giurisprudenza e, successivamente, una seconda interpretazione seguita più recentemente, sceglie di optare per l’avvallo di questa seconda interpretazione che esclude la tassazione proporzionale senza effettivo trasferimento (che nei trust avviene solo nella fase finale del trasferimento al beneficiario indicato).

         La costituzione del vincolo di destinazione di cui al D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 47, conv. In L. n. 286 del 2006, non integra autonomo e sufficiente presupposto di una nuova imposta e, d’altro canto, per l’applicazione dell’imposta di donazione, così come di quella proporzionale di registro ed ipocatastale, è necessario che si realizzi un trasferimento effettivo di ricchezza mediante attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale. Nel trust, un trasferimento così imponibile non è riscontrabile nè nell’atto istitutivo nè nell’atto di dotazione patrimoniale tra disponente e trustee – in quanto meramente strumentali ed attuativi degli scopi di segregazione e di apposizione del vincolo di destinazione – ma soltanto in quello di eventuale attribuzione finale del bene al beneficiario, a compimento e realizzazione del trust medesimo. Conseguentemente, nel caso del trust, definito autodichiarato, non vi è un reale trasferimento poiché esso sarebbe del tutto contrario al programma negoziale di donazione indiretta per cui è stato predisposto e che “prevede la temporanea preservazione del patrimonio a mezzo della sua “segregazione”.

                La posizione di partenza (Cass. nn. 3735, 3737, 3886, 5322 del 201515) è fissata dalla seguente massima (nello specifico Cass. n. 3735 del 2015 cit.): “L’atto con il quale il disponente vincoli propri beni al perseguimento della finalità di rafforzare una generica garanzia patrimoniale già prestata,nella qualità di fideiussore, in favore di alcuni istituti bancari, pur non determinando il trasferimento di beni ad un beneficiario e l’arricchimento di quest’ultimo, nondimeno è fonte di costituzione di un vincolo di destinazione, sicchè resta assoggettato all’imposta prevista dal D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, art. 2, comma 47, convertito dalla L. 23 novembre 2006, n. 286, la quale – accomunata per assonanza alla gratuità delle attribuzioni liberali – a differenza delle imposte di successione e donazione, che gravano sui trasferimenti di beni e diritti “a causa” della costituzione dei vincoli di destinazione, è istituita direttamente, ed in sè, sulla costituzione del vincolo”.

              La posizione che possiamo definire di arrivo (Cass. n. 1131 del 2019) afferma invece che:

            – “non si può trarre dallo scarno disposto del D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 47, il fondamento normativo di un’autonoma imposta, intesa a colpire ex se la costituzione dei vincoli di destinazione, indipendentemente da qualsivoglia evento traslativo, in senso proprio, di beni e diritti, pena il già segnalato deficit di costituzionalità della novella così letta”;

            – “in relazione agli atti di dotazione del fondo oggetto di causa (…), il giudice di appello (…) ha correttamente escluso che la costituzione del vincolo di destinazione sulle somme di denaro conferite in trust avesse prodotto un effetto traslativo immediato, solo in tal caso giustificandosi la soggezione dell’atto dotativo all’imposta sulle successioni e donazioni, in misura proporzionale, in quanto sicuro indice della capacità economica del soggetto beneficiato”.

             Si ritiene che quest’ultima sia la posizione più persuasiva, così da dover essere qui recepita a composizione di un contrasto che può sul punto dirsi, anche in ragione delle altre decisioni di cui si darà conto, ormai soltanto diacronico.

            Si riconosce che nel “genere” degli atti di “costituzione di vincoli di destinazione” di cui al citato D.L. n. 262 del 2006, art. 2, comma 47 rientri anche la “specie” del trust; ha in proposito osservato Cass. n. 1131 del 2019 cit. che: “nell’ambito concettuale dei ‘vincoli di destinazione devono essere ricondotti non solo gli ‘atti di destinazione di cui all’art. 2645-ter c.c., ma qualunque fattispecie prevista dall’ordinamento tesa alla costituzione di patrimoni vincolati ad uno scopo (…)”.

            Tale inclusione, tuttavia, non è ritenuta bastevole a giustificare l’imposizione del trust in quanto tale, ostandovi principalmente considerazioni di natura costituzionale.

            Ciò perchè la tesi della ‘nuova imposta gravante sul vincolo di destinazione, assunto quale autonomo e sufficiente presupposto, non dà adeguatamente conto del fatto che la sola apposizione del vincolo non comporta, di per sè, incremento patrimoniale significativo di un reale trasferimento di ricchezza; con quanto ne consegue, appunto nell’ottica di un’interpretazione costituzionalmente orientata, in ordine alla non ravvisabilità in esso di forza economica e capacità contributiva ex art. 53 Cost..

Resta ora da vedere cosa deciderà di fare la amministrazione finanziaria di fronte alle numerose sentenze che le danno torto in merito all’imponibilità dei trust fin dall’atto costitutivo/traslativo, interpretazione seguita pedissequamente negli ultimi 10 anni.

qui il collegamento con la sentenza, pubblicata sul sito della Corte di Cassazione

Agenzia Entrate – interpello 375/2019 – rettifiche errori materiali oltre l’anno dal decesso

L’Agenzia delle Entrate, con risposta ad interpello 375/2019, risponde ad un contribuente in merito a “Rettifica dell’errore materiale in dichiarazione di successione- dichiarazione rettificativa – imposte catastale e ipotecaria in misura fissa ex articolo 3 della Tariffa, allegata al D.Lgs. n. 347/1990, tassa ipotecaria, imposta di bollo e tributi speciali – Articolo 31, comma 1 TUS. – Interpello articolo 11, comma a), legge 27 luglio 2000, n. 212.”.

Il contribuente in particolare, dichiarando di aver presentato una dichiarazione di successione con erronea indicazione della data di morte del de cuius (errore materiale che non andava comunque a modificare il valore della successione e la conseguente imposizione fiscale, chiedeva se era possibile presentare una rettificativa pagando solo le imposte di bollo e trascrizione.
L’agenzia, peraltro, verificando che la rettifica avverrebbe comunque oltre la scadenza dell’anno concesso per la presentazione della dichiarazione nei termini, sostiene sia necessario presentare una rettificativa pagando altresì i minimi di imposta ed in particolare: imposta ipotecaria e imposta catastale in misura fissa oltre tassa ipotecaria, imposta di bollo e tributi speciali.

Da notare che l’interpello si riferisce ancora al vecchio modello di presentazione della dichiarazione, prevedendo infatti una rettificativa, mentre dal 2019, con la definitiva sostituzione del modello con il nuovo modello telematico, sarà necessario presentare una dichiarazione sostitutiva. Occorrerà dunque, tipologia di rettifica per tipologia di rettifica, capire se essa va a influenzare le trascrizioni (e allora si dovrà presentare una sostitutiva codice 1 con il conseguente pagamento di tutti i collegati minimi di imposta) oppure no (e allora basterà una sostitutiva codice 2 senza pagare ulteriori imposte fisse).

Di seguito il testo della risposta all’Interpello Risposta375_2019

Agenzia delle Entrate – risposta a interpello 371/2019 – il Trust va tassato con imposta di donazione/successione.

Nonostante recentemente, con una serie di sentenze consecutive la Corte di Cassazione (sent. N. 15453, 15455, 15456 e 16701 del 2019) sia intervenuta in modo chiaro in materia di tassazione indiretta di trusts e vincoli di destinazione (vedi anche questo articolo del Blog) andando anche in buona parte a contestare l’interpretazione che, negli anni, era stata data dalla Agenzia delle Entrate, in merito alla applicazione dell’imposta di donazione a detta tipologia di trasferimento, la Agenzia delle Entrate, ad oggi, non da segno di voler far propria detta interpretazione.
Con la risposta a interpello n.371/2019, anzi, ribadisce la tassazione dei beni devoluti al trust (nel caso in questione per testamento), cos’ come prevista dalle circolari a suo tempo emanate (48/2007 e 3/2008).

L’interpello in questione richiedente una valutazione sulle “Modalità di tassazione ai fini delle imposte di successione, ipotecarie e catastali di una successione testamentaria comportante conferimento di un bene immobile e di titoli bancari esistenti nello Stato italiano in un “trust” costituito per testamento a favore della nipote di “de cuius” residente in Australia” ha infatti ottenuto come risposta dalla Agenzia che “Con riferimento all’imposta di successione, si rileva che l’articolo 2, comma 47, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, ha reintrodotto l’imposta sulle successioni e donazioni, estendendone l’ambito applicativo alla “costituzione di vincoli di destinazione” su beni e diritti.
Tra i vincoli di destinazione rientra anche la costituzione di trust.
Le modalità di applicazione al trust dell’imposta sulle successioni e donazioni sono state illustrate dalla scrivente con le Circolari del 6 agosto 2007, n. 48, e del 22 gennaio 2008, n. 3.
La lettura di tali documenti di prassi evidenzia che al conferimento di beni in “trust” deve essere applicata l’imposta sulle successioni e donazioni in misura proporzionale avendo riguardo, ai fini della determinazione delle aliquote, al rapporto di parentela intercorrente tra il disponente e il beneficiario

Ciò dunque in piena analogia con le circolari suddette e in contrasto con la recente interpretazione (peraltro più favorevole al contribuente) fornita dalla cassazione civile.
La cassazione infatti ha sostenuto che non solo l’atto di costituzione del trust ma anche l’atto segregativo, non esprimono, di per se stessi, capacità contributiva ex art. 53 Cost., base per la applicazione di una imposta proporzionale che gravi sull’arricchimento patrimoniale ricevuto, nè per il disponente, che semplicemente segrega i suoi beni al perseguimento della finalità indicata nel trust, esclusivamente limitando la regola generale di cui all’art. 2740 c.c., e non ricevendo un arricchimento dall’operazione, né per il trustee, stante il carattere solo formale, transitorio, vincolato e strumentale del suo acquisto.

Ne consegue che, nonostante detto treno interpretativo ormai seguito dalla Cassazione faccia ben intendere che una eventuale cartella esattoriale emanata dall’Agenzia per il pagamento dell’imposta di donazione sarebbe oggetto di cassazione in un eventuale giudizio tributario, in prima istanza, almeno per il momento, l’Agenzia ha preferito non recepirne i contenuti.

Di seguito il testo della risposta all’interpello.

Risposta371_2019

Cassazione civile – Tassazione proporzionale del trust solo all’atto del trasferimento finale

Con una serie di sentenze consecutive la Corte di Cassazione (sent. N. 15453, 15455, 15456 e 16701 del 2019) è recentemente intervenuta in materia di tassazione indiretta di trusts e vincoli di destinazione, andando anche in buona parte a contestare l’interpretazione che, negli anni, era stata data dalla Agenzia delle Entrate, in merito alla applicazione dell’imposta di donazione a detta tipologia di trasferimento.

La cassazione infatti ha sostenuto che non solo l’atto di costituzione del trust ma anche l’atto segregativo, non esprimono, di per se stesso, capacità contributiva ex art. 53 Cost., base per la applicazione di una imposta proporzionale che gravi sull’arricchimento patrimoniale ricevuto, nè per il disponente, che semplicemente segrega i suoi beni al perseguimento della finalità indicata nel trust, esclusivamente limitando la regola generale di cui all’art. 2740 c.c., e non ricevendo un arricchimento dall’operazione, né per il trustee, stante il carattere solo formale, transitorio, vincolato e strumentale del suo acquisto.

Il trasferimento definitivo di ricchezza, che rileva quale indice di capacità contributiva in relazione al quale si possono esigere le imposte proporzionali, si verifica solo al momento del trasferimento finale al beneficiario. Quindi, al contrario di quanto stabilito con Circolare della Agenzia 3/2008, nei trust l’imposta proporzionale non andrà anticipata né all’atto istitutivo né a quello di trasferimento al trustee, bensì riferita solo all’atto di trasferimento finale del bene al beneficiario.

Cassazione Civile n.15453/2019

Cassazione Civile 15455/2019

Cassazione Civile 15456/2019

Cassazione Civile 16701/2019

Le principali risoluzioni in materia di agevolazione prima casa

Risoluzione 29 /E 25.02.2005

In caso di successione mortis causa, compete l’agevolazione c.d. “prima casa”, per il diritto di abitazione di cui all’articolo 540, comma 2, del codice civile, al coniuge superstite che rinunci all’eredità mantenendo detto diritto, a condizione che egli sia in possesso dei requisiti richiesti dalla norma.

Risoluzione 32/E 16.02.2006

Il regime di favore c.d. “prima casa” si estende ai terreni, quali aree scoperte pertinenziali, solo ove gli stessi risultino “graffati” al fabbricato e cioe’ censiti al catasto urbano unitamente al bene principale.
Si ricorda, nello specifico, che la nota II-bis, comma 3, del citato art. 1 del D.P.R. n. 131/1986 estende i benefici dell’acquisto, anche con atto separato, delle pertinenze dell’immobile principale destinate al suo servizio, a condizione che siano classificate nelle categorie catastale C/2 (cantina, soffitta), C/6 (rimessa, box auto) e C/7 (tettoia, posto auto),limitatamente a ciascuna pertinenza per ciascuna categoria.

Risoluzione 213/E 08.08.2007

Anche la cessione della nuda proprietà comporta la decadenza dai benefici “prima casa” quando la vendita è effettuata prima del decorso del quinquennio dalla data dell’acquisto. In tal caso, la perdita del beneficio riguarda la parte di prezzo corrispondente al diritto parziario ceduto, calcolato applicando al prezzo dichiarato nell’atto di acquisto i coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto, riportati nel prospetto allegato al testo unico dell’imposta di registro, con riferimento alla data in cui il diritto è stato acquisito. Non si decade dai benefici in questione se il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile, procede all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.
Risoluzione 33/E 15.10.2011
In caso di presenza di più eredi e agevolazione chiesta da uno di essi, in possesso dei requisiti, le conseguenze in caso dichiarazione mendace o di decadenza dal beneficio possono essere imputate solo al soggetto che l’ha resa, con la conseguenza che la dichiarazione risulta priva di efficacia sin dall’origine. Tuttavia, poiché è sulla base di tale dichiarazione che è stato concesso il beneficio anche agli altri soggetti interessati, la mendacità della dichiarazione comporta la decadenza non solo in capo al dichiarante, ma anche in capo agli altri coeredi o donatari, mentre la relativa sanzione risulterà applicabile unicamente al beneficiario che si è reso colpevole della dichiarazione mendace.

Risoluzione 40/E 26.04.2012

Con risoluzione 40/E del 26 aprile 2012, l’Agenzia delle entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle agevolazioni prima casa in caso di trasferimento di immobili per successione e/o donazione. Nel provvedimento, in particolare, l’Amministrazione precisa che l’agevolazione può essere richiesta, per conto dell’erede deceduto prima di aver presentato la dichiarazione di successione, anche dal successivo chiamato all’eredità, a condizione, però, che in capo a tale soggetto sussistano, alla data di apertura della successione, i requisiti previsti per fruire del regime di favore. La risoluzione nasce come risposta all’interpello posto da un contribuente, il quale ha affermato di aver presentato le dichiarazioni di successione dei propri genitori, entrambi deceduti a brevissima distanza di tempo l’uno dall’altro e proprietari, al 50% ciascuno, di un immobile adibito ad abitazione principale. Le agevolazioni possono, dunque, essere fruite in nome e per conto della madre deceduta, in possesso dei requisiti previsti dalla legge: più in particolare, in relazione alla prima successione, la dichiarazione deve essere resa, per conto dell’erede deceduta, dal figlio, ossia dal soggetto interessato, in quanto, rispetto alla madre, successivo chiamato all’eredità, ai sensi dell’articolo 479 del codice civile. In tal modo, egli acquista la legittimazione a produrre la dichiarazione di successione per conto della madre, deceduta senza aver potuto accettare l’eredità e procedere come di rito. L’esistenza delle condizioni richieste dalla legge per far valere il diritto alle agevolazioni, si attesta mediante una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, resa nell’interesse proprio, concernente stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui abbia diretta conoscenza.

Risoluzione 90/E 17.10.2014

Nel caso di acquisto di una abitazione per usucapione, l’agevolazione “prima casa” può essere conseguita anche se le dichiarazioni che la legge richiede al contribuente per l’applicazione del beneficio fiscale non sono state rese nella sentenza e negli atti del procedimento.
Questa la precisazione resa dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 90/E del 17.10.2014, emanata in risposta ad una richiesta di chiarimenti circa la corretta interpretazione del Dpr n. 131/1986.
Il dubbio nasceva dal fatto che nella precedente risoluzione n.25/2012, la stessa Agenzia delle Entrate aveva subordinato l’applicabilità dell’agevolazione al fatto che le dichiarazioni richieste al contribuente fossero effettuate nell’atto introduttivo o nel corso del giudizio per la dichiarazione di intervenuta usucapione.
Con la risoluzione n. 90/E è, invece, ora specificato che le dichiarazioni rilasciate dal contribuente non devono essere state rese necessariamente nel corso del giudizio, ma possono essere rilasciate anche a posteriori, ma sempre prima della registrazione dell’atto giudiziario.
I contribuenti possono, infatti, fruire delle agevolazioni “prima casa” mediante una dichiarazione integrativa dell’atto giudiziario, con le necessarie dichiarazioni contenute in una “dichiarazione autenticata nelle firme, da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziario, da allegare al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione”.

Risoluzione 49/E 11.05.2015

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 49 dell’11 maggio 2015 in tema di decadenza dalle agevolazioni prima casa, conferma l’orientamento espresso della Corte di Cassazione. In particolare, l’agevolazione prima casa è confermata anche se si cede l’immobile acquistato usufruendo dei benefici fiscali prima del termine dei 5 anni dalla data dell’atto. Affinché ciò sia possibile, è necessario acquistare entro un anno un nuovo immobile, anche a titolo gratuito, ma tale immobile deve necessariamente essere adibito ad abitazione principale, altrimenti si perdono i benefici.

Risoluzione 13/E 26.01.2017

In data 26 gennaio 2017 è stata pubblicata la Risoluzione 13/E in materia di permanenza delle agevolazioni ‘prima casa’ in caso di vendita infraquinquennale e costruzione entro un anno su terreno già di proprietà di un immobile da adibire ad abitazione principale. L’Agenzia delle Entrate ha affermato poi che, ai fini del mantenimento dell’agevolazione, sia sufficiente acquistare un terreno sul quale realizzare entro un anno l’immobile da adibire ad abitazione principale. L’immobile non deve essere per forza ultimato entro l’anno ma “è sufficiente che il fabbricato sia venuto ad esistenza, e cioè che esista un rustico comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità e che sia ultimata la copertura” (art. 2645-bis, comma 6, c.c.). Si poneva poi il dubbio se il terreno potesse o meno essere già di proprietà del soggetto che trasferisce l’immobile. In seguito alle numerose sentenze della Cassazione che si sono succedute negli anni in merito all’interpretazione della normativa, l’Agenzia è intervenuta con una risoluzione ad hoc. Nel caso in cui venga alienato l’immobile acquistato con i benefici prima casa prima che siano passati cinque anni dall’acquisto, la costruzione di un immobile ad uso abitativo, non di lusso (quindi appartenente ad una categoria catastale diversa da A1, A8 e A9) da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’alienazione, su di un terreno di cui il contribuente sia già proprietario al momento dell’alienazione dell’immobile agevolato, costituisce presupposto idoneo ad evitare la decadenza dal beneficio.

Risoluzione 53/E 27.04.2017

L’agevolazione prima casa rimane valida anche laddove l’acquirente non rispetti il requisito dichiarato di svolgere la sua attività prevalente nel comune in cui si trova l’immobile, se dichiara di impegnarsi a trasferire, entro 18 mesi dall’acquisto, la residenza nello stesso comune dell’immobile. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 53/E del 27 aprile 2017, con cui ha precisato che la dichiarazione rettificativa deve essere resa con le stesse formalità giuridiche dell’atto originario. Ovviamente a condizione che i 18 mesi non siano ancora trascorsi.

Risoluzione 86/E 04.07.2017

Le agevolazioni prima casa possono essere riconosciute nel caso in cui il contribuente, che ha già fruito del beneficio in sede di acquisto a titolo oneroso, proceda all’acquisto di un nuovo immobile a titolo gratuito. A condizione, tuttavia, che il contribuente si impegni a vendere l’immobile preposseduto entro un anno dal nuovo acquisto agevolato. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, intervenuta con la risoluzione n. 86/E del 4 luglio 2017 sulla possibilità di reiterazione delle agevolazioni riservate alla prima casa di abitazione. Con la risoluzione n. 86/E del 2017, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad una istanza di interpello sulla possibilità di reiterare le agevolazioni prima casa quando il contribuente, che ha già fruito del beneficio in occasione dell’acquisto a titolo oneroso di un immobile, proceda all’acquisto di un nuovo immobile a titolo gratuito (donazione). Secondo l’Agenzia delle Entrate, il nuovo regime delle agevolazioni prima casa – come modificato dalla legge di Stabilità 2016 – consente al contribuente di fruire del beneficio in relazione all’acquisto di un nuovo immobile, ancorchè risulti già in possesso di altra abitazione acquistata con le agevolazioni, a condizione, tuttavia, che si impegni ad alienare l’immobile preposseduto entro un anno dal nuovo acquisto agevolato.Come chiarito con la circolare n. 12/E/2016, la nuova disciplina agevolativa riservata alla prima casa di abitazione trova applicazione anche con riferimento agli acquisti effettuati a titolo gratuito ed esplica, quindi, effetti anche ai fini dell’applicazione delle agevolazioni prima casa in sede di successione o donazione: pertanto, il contribuente che ha già acquistato una abitazione a titolo oneroso, fruendo della agevolazioni prima casa, potrà richiederle nuovamente in sede di successione o donazione, impegnandosi a rivendere, entro l’anno dall’acquisto del nuovo immobile agevolato, l’immobile preposseduto.

Risoluzione 107/E 01.08.2017

Con la risoluzione n. 107/E del 1 agosto 2017 l’Agenzia delle Entrate dispone che il proprietario di un immobile acquistato con le agevolazioni per la prima casa, dichiarato inagibile con provvedimento delle autorità competenti, possa fruire nuovamente del beneficio per l’acquisto di una nuova abitazione. La risoluzione risponde al caso specifico di un contribuente che, beneficiando del bonus prima casa, aveva acquistato un immobile abitativo dichiarato successivamente inagibile, con ordinanza del sindaco, a causa degli eventi sismici intervenuti nell’agosto e nell’ottobre del 2016. Il contribuente ha chiesto, quindi, chiarimenti all’Agenzia delle Entrate sulla possibilità di acquistare una nuova abitazione fruendo nuovamente dell’agevolazione.

Risoluzione 126/E 17.10.2017

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 126/E del 17 ottobre 2017 ha chiarito che l’agevolazione ai fini delle imposte indirette per la “prima casa” è applicabile, con riferimento ad un solo immobile, nei casi in cui a seguito della morte del coniuge, un soggetto acquisti per successione la titolarità di tre immobili nel medesimo Comune (prima detenuti in comunione con il coniuge defunto). In tal caso le imposte ipotecarie e catastali in sede di successione, per l’immobile che beneficia dei requisiti “prima casa”, saranno dovute in misura fissa pari ad Euro 200 ciascuna. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che nel caso prospettato dall’istante l’agevolazione “prima casa” torna applicabile in considerazione del fatto che il coniuge erede:
1) non è più titolare degli immobili “in comunione con il coniuge”, considerato che la comunione si scioglie con la morte;
2) può dichiarare di non avere la titolarità “esclusiva” di altri immobili nel Comune, in considerazione del fatto che tale dichiarazione deve essere riferita ad immobili diversi da quelli trasferiti mediante la medesima successione.

Risoluzione 154/E 19.12.2017

Si ha diritto al bonus prima casa anche per l’acquisto di un secondo o terzo immobile da unire a quello già posseduto per il quale si era beneficiato dell’agevolazione. È questa l’ultima novità che arriva dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 154/E del 19 dicembre 2017, con la quale viene confermato che spetta l’agevolazione sulla prima casa anche per un acquisto successivo volto ad aumentare la superficie dell’abitazione. La richiesta di chiarimenti arriva da una contribuente già proprietaria di due appartamenti nello stesso immobile, di cui uno acquistato beneficiando del bonus prima casa e un altro acquistato senza usufruire delle agevolazioni fiscali. Nel caso in cui l’acquisto del nuovo appartamento sia finalizzato ad unire le abitazioni in un’unica unità immobiliare si potrà beneficiare dell’agevolazione prima casa. Il tutto, però, nel rispetto di specifici requisiti. Per l’acquisto di una nuova abitazione adiacente ai due appartamenti già posseduti finalizzato all’unificazione, anche a fini catastali, è possibile richiedere nuovamente le agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa. L’Agenzia delle Entrate chiarisce tuttavia che il regime fiscale di favore si applica anche all’acquisto del nuovo immobile a patto che l’abitazione dopo l’unione conservi le caratteristiche non di lusso, ovvero che la categoria catastale con la quale verrà classificata la casa di abitazione sia diversa dalle categorie A\1, A\8 e A\9.

Focus sulla agevolazione prima casa in successione

1. Introduzione
Quando all’ interno dell’ asse ereditario vi è un immobile non di lusso (nello specifico non classificato catastalmente nelle categorie A1, abitazioni di tipo signorile, A8 abitazioni in ville, A9, castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) che andrà destinato come prima casa è possibile richiedere le cosiddette “agevolazioni per la prima casa”. Le agevolazioni consistono nel pagare l’ imposta ipotecaria e catastale in maniera fissa, secondo il minimo d’imposta (attualmente 200,00 euro per ciascuna imposta) invece che applicare le percentuali, rispettivamente del 2% e 1% sul valore dell’ immobile. In merito ai minimi d’ imposta da pagare, peraltro, bisognerà sempre fare riferimento, agli importi che erano in vigore al momento dell’ apertura della successione, ad eccezione di quelle successioni apertesi nel periodo che va dal 25/10/2001 al 03/10/2006, per le quali i minimi d’ imposta da pagare faranno riferimento agli importi in vigore al momento della presentazione e non a quelli vigenti al momento dell’ apertura della successione.
Fatta questa breve precisazione è opportuno ricordare che per poter godere dell’ agevolazione sulla prima casa è necessario che l’erede dimostri non solo che l’immobile possegga determinati requisiti oggettivi, ma anche che egli stesso, in qualità di richiedente, possegga alcuni requisiti soggettivi, primo tra tutti l’avere residenza nel comune in cui insiste l’ immobile per cui si chiede l’ agevolazione, oppure, in caso contrario, dichiarare di trasferirla entro 18 mesi dalla data di apertura della successione (data di morte del de cuius) in detto comune, o, ancora, di prestare attività lavorativa nel comune in cui si trova l’ immobile per cui si chiede l’ agevolazione.
Il possesso dei requisiti soggettivi e oggettivi necessari per accedere alla agevolazione andrà dichiarato su apposita dichiarazione sostitutiva ai sensi di legge.
Naturalmente la agevolazione può essere richiesta solamente per la prima casa e le sue pertinenze. Tutti gli altri immobili (terreni e fabbricati) facenti parte dell’ asse ereditario sconteranno le imposte ipocatastali ordinarie del 2% e del 1%.
2. Requisiti oggettivi
2.1 Tipologia dell’ immobile per il quale si chiedono i benefici fiscali prima casa
Come affermato in precedenza per poter godere dell’ agevolazione l’ immobile non deve avere caratteristiche di lusso. A tal proposito è stata introdotta qualche novità nel 2014. Per le successioni apertesi prima del 01 gennaio 2014, si può richiedere l’ agevolazione senza fare esplicito riferimento alla categoria catastale, facendo altresì riferimento alla normativa precedente attestante la definizione di immobili di lusso. Per le successioni, che invece si aprono dopo il 31 dicembre 2013, nella richiesta di agevolazione è necessario fare riferimento alla categoria catastale. Per le successioni apertesi dopo il 31 dicembre 2013, sarà quindi necessario dichiarare che l’ immobile non rientri nelle categorie catastali di lusso ossia A1, A8 e A9.
All’immobile principale poi possono essere collegate le relative pertinenze, a condizione che appartengano alle categorie catastali C/2 C/6 e C/7, che presentino il vincolo pertinenziale e che siano indicate in un massimo di tre (una per categoria)

2.2 Diritti trasferiti e ubicazione dell’ immobile
L’ agevolazione prima casa non spetta solo per il trasferimento del diritto di piena proprietà dell’ abitazione non di lusso, bensì anche per il trasferimento della nuda proprietà, usufrutto, uso e diritto di abitazione. Si estende dunque ai principali diritti reali minori.
L’ immobile per il quale si chiedono i benefici fiscali , infine, deve essere ubicato nel comune in cui il beneficiario ha la propria residenza, o dove intende stabilirla entro 18 mesi dalla data di apertura della successione (data di morte), anche se non è necessario che il richiedente vada effettivamente a risiedere nell’immobile per cui chiede la agevolazione prima casa. In alternativa, comunque, l’ agevolazione spetta anche a colui che pur non avendo la residenza nel comune, vi svolga la propria attività lavorativa. Uniche eccezioni a detta regola: gli appartenenti alle Forze Armate e i cittadini residenti all’estero iscritti all’Aire.

3. Requisiti soggettivi del richiedente
3.1 Non essere titolare di altri immobili nel comune in proprietà esclusiva o in comunione con il coniuge
Il richiedente l’ agevolazione prima casa innanzi tutto non deve essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà, usufrutto, uso o diritto d’ abitazione di altro immobile nel territorio del comune in cui si trova l’ immobile caduto in successione.
3.2 Non esser titolare, su tutto il territorio nazionale, di immobili acquistati con la agevolazione
Il richiedente poi non deve essere titolare, neppure per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa.
3.3 Trasferire la residenza nel Comune ove si trova l’immobile
Il dichiarante si deve impegnare inoltre a stabilire la residenza, entro 18 mesi dall’acquisto, nel territorio del Comune dove è situato l’immobile da acquistare, qualora già non vi risieda (non per forza nell’immobile oggetto di agevolazione)
L’ agevolazione viene estesa anche ai cittadini residenti all’ estero nell’ipotesi in cui acquistino per successione un immobile come prima casa situato nel territorio italiano o ai cittadini italiani che lavorino all’esterno, solo in relazione agli immobili siti nel territorio del comune dove ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipendono.
In queste ultime fattispecie l’agevolazione compete a condizione che l’immobile sia acquistato mortis causa come “prima casa” in qualsiasi punto del territorio italiano, senza che sia necessario che il beneficiario stabilisca entro diciotto mesi la residenza nel comune, in cui è situato l’immobile. Nel caso di residenti all’ estero risulta necessario che tali cittadini siano iscritti all’ A.I.R.E. (associazione italiani residenti all’ estero).
3.4 non rivendere l’immobile nei primi cinque anni
Il dichiarante, infine, dovrà impegnarsi a non rivendere l’immobile nei primi cinque anni dall’acquisto oppure, in caso contrario, ad acquistarne un altro come prima casa entro un anno dalla successiva vendita, pena la perdita della agevolazione con tutte le conseguenze economiche e sanzionatorie che ne seguono.

4. caratteristiche della agevolazione
L’agevolazione prima casa permette, come già si è detto, di sostituire alla regolare imposta proporzionale (2% per l’ipotecaria e 1% per la catastale), l’imposta in misura fissa.
Essa spetta sull’abitazione principale, sulla eventuale abitazione contigua (vedi infra), e su un numero massimo di tre pertinenze, rispettivamente una C2 una C6 e una C7.
Una volta che uno degli eredi richiede la agevolazione, autocertificando con apposita dichiarazione il possesso dei requisiti, l’agevolazione si estende all’intero immobile anche qualora, in caso di pluralità di beneficiari, i requisiti sussistano in capo ad uno solo di essi (gli altri sono detti “beneficiari in estensione”) al momento dell’apertura della successione.

5. La dichiarazione sostitutiva in cui il richiedente autocertifica il possesso dei requisiti
L’erede/dichiarante non solo deve possedere tutti i requisiti previsti dalla normativa e mantenerli a pena di decadenza dalla agevolazione, deve anche formulare apposita autocertificazione in cui attesta, sotto la propria responsabilità, detto possesso.
La dichiarazione sostitutiva deve essere inglobata nella dichiarazione di successione ed in particolare:
– nelle successioni presentate con il modello 4 tradizionale, la autocertificazione, sottoscritta in originale e corredata con copia del documento di identità, dovrà essere allegata come documento della successione;
– nelle successioni presentate con il nuovo modello telematico essa farà parte del quadro EH se resa dal dichiarante dell’intera successione, dovrà invece essere allegata in forma documentale, corredata del documento di identità del firmatario, se resa da uno degli altri coeredi diversi dal dichiarante che sottoscrive la pratica successoria.

6. Decadenza dell’ agevolazione prima casa
E’ possibile perdere la agevolazione in alcuni casi.
a) dichiarazione mendace dei requisiti oggettivi e soggettivi
In caso di false dichiarazioni si avrà la decadenza del beneficio delle agevolazioni, nonchè verrà richiesto il pagamento delle imposte non pagate, oltre alle sanzioni. La decadenza dell’ agevolazione colpirà sia il soggetto dichiarante sia gli altri eventuali eredi che indirettamente ne hanno beneficiato, per cui verrà richiesto a tutti il pagamento delle imposte non pagate. Le sanzioni però saranno a carico del solo dichiarante, in quanto sarà stata sua la dichiarazione non veritiera. Pertanto in questo caso le responsabilità maggiori in caso di falsa dichiarazione saranno attribuite a colui che ha richiesto l’ agevolazione.
b) Non trasferimento della residenza nel comune in cui è situato l’immobile entro i diciotto mesi:
Anche in questo caso si decade dall’ agevolazione prima casa. A differenza del primo caso però le sanzioni e il recupero dell’ imposta saranno totalmente a carico di chi ha richiesto l’ agevolazione. Dunque gli altri eventuali eredi non avranno responsabilità. Naturalmente ci sono anche delle eccezioni. Una di queste è quella “per causa di forza maggiore”. Può capitare infatti che per cause non dipendenti dalla volontà di chi ha richiesto l’ agevolazione prima casa, non ci si possa comunque trasferire nel comune la residenza. In tal caso la Agenzia non rileverà la decadenza dal beneficio.
c) Rivendita dell’immobile entro cinque anni e non riacquisto entro l’anno di altro immobile da adibire ad abitazione principale.
La rivendita infraquinquennale dell’immobile comporta la decadenza per intero del beneficio, con il recupero dell’imposta e delle sanzioni in capo al solo dichiarante. Se, invece la rivendita dell’immobile entro cinque anni è posta in essere da parte di un coerede non dichiarante, questa non comporta alcuna decadenza dal beneficio, nemmeno in capo al soggetto che ha ceduto l’immobile, in quanto non è possibile perdere un requisito che di fatto non era stato dal soggetto richiesto.
Più recentemente la Agenzia delle entrate, con le Risoluzioni 105/2011 e 112/2012 ha chiarito che, in caso di non trasferimento della residenza o cessione entro i cinque anni, ferma restando la perdita del beneficio (imposta fissa al posto della imposta proporzionale), in caso di autodenuncia del contribuente prima della perdita dei requisiti, non si applicherà la sanzione del 30%.

7. casi particolari
7.1. L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta piu’ volte per la stessa abitazione
Può succedere che un erede richieda e ottenga più volte l’ agevolazione prima casa nel caso in cui lo stesso erediti in periodi diversi quote della stessa abitazione.
Riassumendo, ferme restando le altre condizioni, l’agevolazione spetta anche nelle ipotesi in cui: si acquistino a titolo gratuito ulteriori quote di proprietà dello stesso bene; il titolare del diritto di usufrutto, uso e abitazione acquisti a titolo gratuito la nuda proprietà dello stesso bene; il nudo proprietario acquisti a titolo gratuito il diritto d’usufrutto, uso o abitazione sullo stesso bene.
7.2. L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta su due unità immobiliari contigue
Con la Circolare AE 38/2005 l’agenzia delle Entrate ha chiarito che i benefici collegati alla applicazione della agevolazione prima casa spettano anche per “l’acquisto di due appartamenti contigui destinati a costituire un’unica unità abitativa purché l’abitazione conservi, anche dopo la riunione degli immobili, le caratteristiche non di lusso”
Il richiedente l’agevolazione in successione, peraltro, ha l’obbligo di unire catastalmente gli immobili contigui entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione, impegnandosi in tal senso rendendo specifica dichiarazione sostitutiva di atto notorio.
7.3. L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta più volte per abitazioni diverse
In caso di più eredi in possesso dei requisiti per accedere alla agevolazione prima casa, nella stessa successione potranno esserci più richieste di agevolazione (fino ad un massimo di una per erede). Ne consegue che tutti gli eredi godranno, immobile per immobile, del beneficio che, come si è detto, si estende all’intero immobile beneficiato.
7.4 L’ agevolazione prima casa puo essere richiesta anche per un soggetto gia deceduto
L’ agevolazione prima casa può essere richiesta anche per un soggetto che è gia deceduto. L’ importante è che il soggetto fosse in vita al momento dell’ apertura della successione e che in quel momento potesse godere delle agevolazioni. Naturalmente la richiesta verrà presentata dal suo erede.
7.5 L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta prima in successione e poi per compravendita
Particolare è poi il caso in cui ad un acquisto mortis causa di un immobile, per cui si è chiesta l’agevolazione prima casa , segua un successivo acquisto a titolo oneroso di altro immobile. In questo caso e solo in questo caso, l’applicazione dell’agevolazione “prima casa” in relazione all’acquisto mortis causa non preclude, ricorrendone i presupposti, la possibilità, in sede di successivo acquisto a titolo oneroso di altra casa di abitazione non di lusso, di fruire nuovamente dei benefici “prima casa”, stante la diversità dei presupposti che legittimano l’acquisto del bene in regime agevolato (in tal senso circolare AE 44/2001).
7.6 L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta anche dal coniuge che rinuncia all’eredità
Premesso che il coniuge rinunciatario mantiene, se ne ha diritto (spettando solo in caso di abitazione di proprietà esclusiva del de cuius o in comunione tra i coniugi), il diritto d’abitazione nella casa coniugale che compete al coniuge superstite ex lege ai sensi dell’art.540 c.c. a prescindere dalla vicenda successoria, in tal caso egli/ella avrà diritto di chiedere la agevolazione prima casa, sempre che sia in possesso di tutti gli altri requisiti.
In tal senso si è altresì espressa l’Agenzia Entrate con la Risoluzione AE 29/2005

La presentazione cartacea del nuovo modello telematico è ancora possibile?

Da quasi sei mesi è ormai andato in pensione il vecchio modello 4 cartaceo e, da allora, contribuenti e professionisti si sono, obtorto collo, sforzati di imparare a conoscere il nuovo modello e le modalità di invio telematico dello stesso.
Rimangono però, a distanza di tempo dalla sua definitiva entrata in vigore, alcuni dubbi che, seppur ingiustificati, alla luce del testo normativo contenente le istruzioni di compilazione fornito dalla Agenzia delle Entrate, rendono difficile il lavoro del professionista.

Il dubbio principale, ancora oggi, riguarda la possibilità o meno di continuare, nel 2019, a presentare il modello cartaceo. Ora, se il modello a cui stiamo facendo riferimento è il vecchio modello 4, la risposta è certamente no, esso è effettivamente andato in disuso, salvo alcuni casi particolari; se invece stiamo parlando della presentazione cartacea della versione stampata del nuovo modello la risposta è nettamente diversa.

Nelle Istruzioni di compilazione del modello, in più parti diverse, è espressamente chiarito che, seppur in via residuale e come soluzione lasciata a disposizione del solo contribuente persona fisica che opera come privato, rimane la possibilità di presentare il nuovo modello nella sua versione stampata.
Certamente le Agenzie delle Entrate osteggiano questa soluzione, chi con cartelli che pretendono la sola presentazione telematica, chi contestando la compilazione al contribuente che prova a presentare la dichiarazione. Certo è che detto comportamento è del tutto illegittimo e va contestato dal contribuente che, a pieno diritto, vuole depositare la copia cartacea del modello.

Le istruzioni, infatti, in ben tre passaggi diversi prevedono questa possibilità: sia quando individuano come modalità di invio telematico quella effettuata tramite lo sportello territoriale di competenza della Agenzia, sia quando chiedono al funzionario dell’Agenzia (che ha effettuato l’invio telematico del cartaceo) di conservare la documentazione sottoscritta in originale, sia, infine, quando individuano la possibilità per il contribuente di pagare le imposte con F24 solo in caso di presentazione della dichiarazione allo sportello.

Il pagamento con F24 e l’invio telematico: la “mission impossibile” del nuovo Modello.
Vi è di più. Proprio le modalità di pagamento delle imposte auto liquidate previste dalla normativa rendono evidente la possibilità di presentazione cartacea: nonostante infatti sia prevista la possibilità di pagare con F24, qualora il dichiarante opti per questa scelta, non indicando l’Iban per l’addebito delle imposte dovute in autoliquidazione, gli sarà inibito l’invio telematico. E allora delle due l’una, o si toglie la modalità di pagamento alternativa con F24 oppure l’unica scelta che rimane in detti casi sarà la consegna cartacea allo sportello

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