Le successioni

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Le principali risoluzioni in materia di agevolazione prima casa

Risoluzione 29 /E 25.02.2005

In caso di successione mortis causa, compete l’agevolazione c.d. “prima casa”, per il diritto di abitazione di cui all’articolo 540, comma 2, del codice civile, al coniuge superstite che rinunci all’eredità mantenendo detto diritto, a condizione che egli sia in possesso dei requisiti richiesti dalla norma.

Risoluzione 32/E 16.02.2006

Il regime di favore c.d. “prima casa” si estende ai terreni, quali aree scoperte pertinenziali, solo ove gli stessi risultino “graffati” al fabbricato e cioe’ censiti al catasto urbano unitamente al bene principale.
Si ricorda, nello specifico, che la nota II-bis, comma 3, del citato art. 1 del D.P.R. n. 131/1986 estende i benefici dell’acquisto, anche con atto separato, delle pertinenze dell’immobile principale destinate al suo servizio, a condizione che siano classificate nelle categorie catastale C/2 (cantina, soffitta), C/6 (rimessa, box auto) e C/7 (tettoia, posto auto),limitatamente a ciascuna pertinenza per ciascuna categoria.

Risoluzione 213/E 08.08.2007

Anche la cessione della nuda proprietà comporta la decadenza dai benefici “prima casa” quando la vendita è effettuata prima del decorso del quinquennio dalla data dell’acquisto. In tal caso, la perdita del beneficio riguarda la parte di prezzo corrispondente al diritto parziario ceduto, calcolato applicando al prezzo dichiarato nell’atto di acquisto i coefficienti per la determinazione dei diritti di usufrutto, riportati nel prospetto allegato al testo unico dell’imposta di registro, con riferimento alla data in cui il diritto è stato acquisito. Non si decade dai benefici in questione se il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile, procede all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.
Risoluzione 33/E 15.10.2011
In caso di presenza di più eredi e agevolazione chiesta da uno di essi, in possesso dei requisiti, le conseguenze in caso dichiarazione mendace o di decadenza dal beneficio possono essere imputate solo al soggetto che l’ha resa, con la conseguenza che la dichiarazione risulta priva di efficacia sin dall’origine. Tuttavia, poiché è sulla base di tale dichiarazione che è stato concesso il beneficio anche agli altri soggetti interessati, la mendacità della dichiarazione comporta la decadenza non solo in capo al dichiarante, ma anche in capo agli altri coeredi o donatari, mentre la relativa sanzione risulterà applicabile unicamente al beneficiario che si è reso colpevole della dichiarazione mendace.

Risoluzione 40/E 26.04.2012

Con risoluzione 40/E del 26 aprile 2012, l’Agenzia delle entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle agevolazioni prima casa in caso di trasferimento di immobili per successione e/o donazione. Nel provvedimento, in particolare, l’Amministrazione precisa che l’agevolazione può essere richiesta, per conto dell’erede deceduto prima di aver presentato la dichiarazione di successione, anche dal successivo chiamato all’eredità, a condizione, però, che in capo a tale soggetto sussistano, alla data di apertura della successione, i requisiti previsti per fruire del regime di favore. La risoluzione nasce come risposta all’interpello posto da un contribuente, il quale ha affermato di aver presentato le dichiarazioni di successione dei propri genitori, entrambi deceduti a brevissima distanza di tempo l’uno dall’altro e proprietari, al 50% ciascuno, di un immobile adibito ad abitazione principale. Le agevolazioni possono, dunque, essere fruite in nome e per conto della madre deceduta, in possesso dei requisiti previsti dalla legge: più in particolare, in relazione alla prima successione, la dichiarazione deve essere resa, per conto dell’erede deceduta, dal figlio, ossia dal soggetto interessato, in quanto, rispetto alla madre, successivo chiamato all’eredità, ai sensi dell’articolo 479 del codice civile. In tal modo, egli acquista la legittimazione a produrre la dichiarazione di successione per conto della madre, deceduta senza aver potuto accettare l’eredità e procedere come di rito. L’esistenza delle condizioni richieste dalla legge per far valere il diritto alle agevolazioni, si attesta mediante una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, resa nell’interesse proprio, concernente stati, qualità personali e fatti relativi ad altri soggetti di cui abbia diretta conoscenza.

Risoluzione 90/E 17.10.2014

Nel caso di acquisto di una abitazione per usucapione, l’agevolazione “prima casa” può essere conseguita anche se le dichiarazioni che la legge richiede al contribuente per l’applicazione del beneficio fiscale non sono state rese nella sentenza e negli atti del procedimento.
Questa la precisazione resa dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 90/E del 17.10.2014, emanata in risposta ad una richiesta di chiarimenti circa la corretta interpretazione del Dpr n. 131/1986.
Il dubbio nasceva dal fatto che nella precedente risoluzione n.25/2012, la stessa Agenzia delle Entrate aveva subordinato l’applicabilità dell’agevolazione al fatto che le dichiarazioni richieste al contribuente fossero effettuate nell’atto introduttivo o nel corso del giudizio per la dichiarazione di intervenuta usucapione.
Con la risoluzione n. 90/E è, invece, ora specificato che le dichiarazioni rilasciate dal contribuente non devono essere state rese necessariamente nel corso del giudizio, ma possono essere rilasciate anche a posteriori, ma sempre prima della registrazione dell’atto giudiziario.
I contribuenti possono, infatti, fruire delle agevolazioni “prima casa” mediante una dichiarazione integrativa dell’atto giudiziario, con le necessarie dichiarazioni contenute in una “dichiarazione autenticata nelle firme, da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziario, da allegare al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione”.

Risoluzione 49/E 11.05.2015

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 49 dell’11 maggio 2015 in tema di decadenza dalle agevolazioni prima casa, conferma l’orientamento espresso della Corte di Cassazione. In particolare, l’agevolazione prima casa è confermata anche se si cede l’immobile acquistato usufruendo dei benefici fiscali prima del termine dei 5 anni dalla data dell’atto. Affinché ciò sia possibile, è necessario acquistare entro un anno un nuovo immobile, anche a titolo gratuito, ma tale immobile deve necessariamente essere adibito ad abitazione principale, altrimenti si perdono i benefici.

Risoluzione 13/E 26.01.2017

In data 26 gennaio 2017 è stata pubblicata la Risoluzione 13/E in materia di permanenza delle agevolazioni ‘prima casa’ in caso di vendita infraquinquennale e costruzione entro un anno su terreno già di proprietà di un immobile da adibire ad abitazione principale. L’Agenzia delle Entrate ha affermato poi che, ai fini del mantenimento dell’agevolazione, sia sufficiente acquistare un terreno sul quale realizzare entro un anno l’immobile da adibire ad abitazione principale. L’immobile non deve essere per forza ultimato entro l’anno ma “è sufficiente che il fabbricato sia venuto ad esistenza, e cioè che esista un rustico comprensivo delle mura perimetrali delle singole unità e che sia ultimata la copertura” (art. 2645-bis, comma 6, c.c.). Si poneva poi il dubbio se il terreno potesse o meno essere già di proprietà del soggetto che trasferisce l’immobile. In seguito alle numerose sentenze della Cassazione che si sono succedute negli anni in merito all’interpretazione della normativa, l’Agenzia è intervenuta con una risoluzione ad hoc. Nel caso in cui venga alienato l’immobile acquistato con i benefici prima casa prima che siano passati cinque anni dall’acquisto, la costruzione di un immobile ad uso abitativo, non di lusso (quindi appartenente ad una categoria catastale diversa da A1, A8 e A9) da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’alienazione, su di un terreno di cui il contribuente sia già proprietario al momento dell’alienazione dell’immobile agevolato, costituisce presupposto idoneo ad evitare la decadenza dal beneficio.

Risoluzione 53/E 27.04.2017

L’agevolazione prima casa rimane valida anche laddove l’acquirente non rispetti il requisito dichiarato di svolgere la sua attività prevalente nel comune in cui si trova l’immobile, se dichiara di impegnarsi a trasferire, entro 18 mesi dall’acquisto, la residenza nello stesso comune dell’immobile. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 53/E del 27 aprile 2017, con cui ha precisato che la dichiarazione rettificativa deve essere resa con le stesse formalità giuridiche dell’atto originario. Ovviamente a condizione che i 18 mesi non siano ancora trascorsi.

Risoluzione 86/E 04.07.2017

Le agevolazioni prima casa possono essere riconosciute nel caso in cui il contribuente, che ha già fruito del beneficio in sede di acquisto a titolo oneroso, proceda all’acquisto di un nuovo immobile a titolo gratuito. A condizione, tuttavia, che il contribuente si impegni a vendere l’immobile preposseduto entro un anno dal nuovo acquisto agevolato. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, intervenuta con la risoluzione n. 86/E del 4 luglio 2017 sulla possibilità di reiterazione delle agevolazioni riservate alla prima casa di abitazione. Con la risoluzione n. 86/E del 2017, l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad una istanza di interpello sulla possibilità di reiterare le agevolazioni prima casa quando il contribuente, che ha già fruito del beneficio in occasione dell’acquisto a titolo oneroso di un immobile, proceda all’acquisto di un nuovo immobile a titolo gratuito (donazione). Secondo l’Agenzia delle Entrate, il nuovo regime delle agevolazioni prima casa – come modificato dalla legge di Stabilità 2016 – consente al contribuente di fruire del beneficio in relazione all’acquisto di un nuovo immobile, ancorchè risulti già in possesso di altra abitazione acquistata con le agevolazioni, a condizione, tuttavia, che si impegni ad alienare l’immobile preposseduto entro un anno dal nuovo acquisto agevolato.Come chiarito con la circolare n. 12/E/2016, la nuova disciplina agevolativa riservata alla prima casa di abitazione trova applicazione anche con riferimento agli acquisti effettuati a titolo gratuito ed esplica, quindi, effetti anche ai fini dell’applicazione delle agevolazioni prima casa in sede di successione o donazione: pertanto, il contribuente che ha già acquistato una abitazione a titolo oneroso, fruendo della agevolazioni prima casa, potrà richiederle nuovamente in sede di successione o donazione, impegnandosi a rivendere, entro l’anno dall’acquisto del nuovo immobile agevolato, l’immobile preposseduto.

Risoluzione 107/E 01.08.2017

Con la risoluzione n. 107/E del 1 agosto 2017 l’Agenzia delle Entrate dispone che il proprietario di un immobile acquistato con le agevolazioni per la prima casa, dichiarato inagibile con provvedimento delle autorità competenti, possa fruire nuovamente del beneficio per l’acquisto di una nuova abitazione. La risoluzione risponde al caso specifico di un contribuente che, beneficiando del bonus prima casa, aveva acquistato un immobile abitativo dichiarato successivamente inagibile, con ordinanza del sindaco, a causa degli eventi sismici intervenuti nell’agosto e nell’ottobre del 2016. Il contribuente ha chiesto, quindi, chiarimenti all’Agenzia delle Entrate sulla possibilità di acquistare una nuova abitazione fruendo nuovamente dell’agevolazione.

Risoluzione 126/E 17.10.2017

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 126/E del 17 ottobre 2017 ha chiarito che l’agevolazione ai fini delle imposte indirette per la “prima casa” è applicabile, con riferimento ad un solo immobile, nei casi in cui a seguito della morte del coniuge, un soggetto acquisti per successione la titolarità di tre immobili nel medesimo Comune (prima detenuti in comunione con il coniuge defunto). In tal caso le imposte ipotecarie e catastali in sede di successione, per l’immobile che beneficia dei requisiti “prima casa”, saranno dovute in misura fissa pari ad Euro 200 ciascuna. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che nel caso prospettato dall’istante l’agevolazione “prima casa” torna applicabile in considerazione del fatto che il coniuge erede:
1) non è più titolare degli immobili “in comunione con il coniuge”, considerato che la comunione si scioglie con la morte;
2) può dichiarare di non avere la titolarità “esclusiva” di altri immobili nel Comune, in considerazione del fatto che tale dichiarazione deve essere riferita ad immobili diversi da quelli trasferiti mediante la medesima successione.

Risoluzione 154/E 19.12.2017

Si ha diritto al bonus prima casa anche per l’acquisto di un secondo o terzo immobile da unire a quello già posseduto per il quale si era beneficiato dell’agevolazione. È questa l’ultima novità che arriva dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 154/E del 19 dicembre 2017, con la quale viene confermato che spetta l’agevolazione sulla prima casa anche per un acquisto successivo volto ad aumentare la superficie dell’abitazione. La richiesta di chiarimenti arriva da una contribuente già proprietaria di due appartamenti nello stesso immobile, di cui uno acquistato beneficiando del bonus prima casa e un altro acquistato senza usufruire delle agevolazioni fiscali. Nel caso in cui l’acquisto del nuovo appartamento sia finalizzato ad unire le abitazioni in un’unica unità immobiliare si potrà beneficiare dell’agevolazione prima casa. Il tutto, però, nel rispetto di specifici requisiti. Per l’acquisto di una nuova abitazione adiacente ai due appartamenti già posseduti finalizzato all’unificazione, anche a fini catastali, è possibile richiedere nuovamente le agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa. L’Agenzia delle Entrate chiarisce tuttavia che il regime fiscale di favore si applica anche all’acquisto del nuovo immobile a patto che l’abitazione dopo l’unione conservi le caratteristiche non di lusso, ovvero che la categoria catastale con la quale verrà classificata la casa di abitazione sia diversa dalle categorie A\1, A\8 e A\9.

Focus sulla agevolazione prima casa in successione

1. Introduzione
Quando all’ interno dell’ asse ereditario vi è un immobile non di lusso (nello specifico non classificato catastalmente nelle categorie A1, abitazioni di tipo signorile, A8 abitazioni in ville, A9, castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici) che andrà destinato come prima casa è possibile richiedere le cosiddette “agevolazioni per la prima casa”. Le agevolazioni consistono nel pagare l’ imposta ipotecaria e catastale in maniera fissa, secondo il minimo d’imposta (attualmente 200,00 euro per ciascuna imposta) invece che applicare le percentuali, rispettivamente del 2% e 1% sul valore dell’ immobile. In merito ai minimi d’ imposta da pagare, peraltro, bisognerà sempre fare riferimento, agli importi che erano in vigore al momento dell’ apertura della successione, ad eccezione di quelle successioni apertesi nel periodo che va dal 25/10/2001 al 03/10/2006, per le quali i minimi d’ imposta da pagare faranno riferimento agli importi in vigore al momento della presentazione e non a quelli vigenti al momento dell’ apertura della successione.
Fatta questa breve precisazione è opportuno ricordare che per poter godere dell’ agevolazione sulla prima casa è necessario che l’erede dimostri non solo che l’immobile possegga determinati requisiti oggettivi, ma anche che egli stesso, in qualità di richiedente, possegga alcuni requisiti soggettivi, primo tra tutti l’avere residenza nel comune in cui insiste l’ immobile per cui si chiede l’ agevolazione, oppure, in caso contrario, dichiarare di trasferirla entro 18 mesi dalla data di apertura della successione (data di morte del de cuius) in detto comune, o, ancora, di prestare attività lavorativa nel comune in cui si trova l’ immobile per cui si chiede l’ agevolazione.
Il possesso dei requisiti soggettivi e oggettivi necessari per accedere alla agevolazione andrà dichiarato su apposita dichiarazione sostitutiva ai sensi di legge.
Naturalmente la agevolazione può essere richiesta solamente per la prima casa e le sue pertinenze. Tutti gli altri immobili (terreni e fabbricati) facenti parte dell’ asse ereditario sconteranno le imposte ipocatastali ordinarie del 2% e del 1%.
2. Requisiti oggettivi
2.1 Tipologia dell’ immobile per il quale si chiedono i benefici fiscali prima casa
Come affermato in precedenza per poter godere dell’ agevolazione l’ immobile non deve avere caratteristiche di lusso. A tal proposito è stata introdotta qualche novità nel 2014. Per le successioni apertesi prima del 01 gennaio 2014, si può richiedere l’ agevolazione senza fare esplicito riferimento alla categoria catastale, facendo altresì riferimento alla normativa precedente attestante la definizione di immobili di lusso. Per le successioni, che invece si aprono dopo il 31 dicembre 2013, nella richiesta di agevolazione è necessario fare riferimento alla categoria catastale. Per le successioni apertesi dopo il 31 dicembre 2013, sarà quindi necessario dichiarare che l’ immobile non rientri nelle categorie catastali di lusso ossia A1, A8 e A9.
All’immobile principale poi possono essere collegate le relative pertinenze, a condizione che appartengano alle categorie catastali C/2 C/6 e C/7, che presentino il vincolo pertinenziale e che siano indicate in un massimo di tre (una per categoria)

2.2 Diritti trasferiti e ubicazione dell’ immobile
L’ agevolazione prima casa non spetta solo per il trasferimento del diritto di piena proprietà dell’ abitazione non di lusso, bensì anche per il trasferimento della nuda proprietà, usufrutto, uso e diritto di abitazione. Si estende dunque ai principali diritti reali minori.
L’ immobile per il quale si chiedono i benefici fiscali , infine, deve essere ubicato nel comune in cui il beneficiario ha la propria residenza, o dove intende stabilirla entro 18 mesi dalla data di apertura della successione (data di morte), anche se non è necessario che il richiedente vada effettivamente a risiedere nell’immobile per cui chiede la agevolazione prima casa. In alternativa, comunque, l’ agevolazione spetta anche a colui che pur non avendo la residenza nel comune, vi svolga la propria attività lavorativa. Uniche eccezioni a detta regola: gli appartenenti alle Forze Armate e i cittadini residenti all’estero iscritti all’Aire.

3. Requisiti soggettivi del richiedente
3.1 Non essere titolare di altri immobili nel comune in proprietà esclusiva o in comunione con il coniuge
Il richiedente l’ agevolazione prima casa innanzi tutto non deve essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà, usufrutto, uso o diritto d’ abitazione di altro immobile nel territorio del comune in cui si trova l’ immobile caduto in successione.
3.2 Non esser titolare, su tutto il territorio nazionale, di immobili acquistati con la agevolazione
Il richiedente poi non deve essere titolare, neppure per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa.
3.3 Trasferire la residenza nel Comune ove si trova l’immobile
Il dichiarante si deve impegnare inoltre a stabilire la residenza, entro 18 mesi dall’acquisto, nel territorio del Comune dove è situato l’immobile da acquistare, qualora già non vi risieda (non per forza nell’immobile oggetto di agevolazione)
L’ agevolazione viene estesa anche ai cittadini residenti all’ estero nell’ipotesi in cui acquistino per successione un immobile come prima casa situato nel territorio italiano o ai cittadini italiani che lavorino all’esterno, solo in relazione agli immobili siti nel territorio del comune dove ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipendono.
In queste ultime fattispecie l’agevolazione compete a condizione che l’immobile sia acquistato mortis causa come “prima casa” in qualsiasi punto del territorio italiano, senza che sia necessario che il beneficiario stabilisca entro diciotto mesi la residenza nel comune, in cui è situato l’immobile. Nel caso di residenti all’ estero risulta necessario che tali cittadini siano iscritti all’ A.I.R.E. (associazione italiani residenti all’ estero).
3.4 non rivendere l’immobile nei primi cinque anni
Il dichiarante, infine, dovrà impegnarsi a non rivendere l’immobile nei primi cinque anni dall’acquisto oppure, in caso contrario, ad acquistarne un altro come prima casa entro un anno dalla successiva vendita, pena la perdita della agevolazione con tutte le conseguenze economiche e sanzionatorie che ne seguono.

4. caratteristiche della agevolazione
L’agevolazione prima casa permette, come già si è detto, di sostituire alla regolare imposta proporzionale (2% per l’ipotecaria e 1% per la catastale), l’imposta in misura fissa.
Essa spetta sull’abitazione principale, sulla eventuale abitazione contigua (vedi infra), e su un numero massimo di tre pertinenze, rispettivamente una C2 una C6 e una C7.
Una volta che uno degli eredi richiede la agevolazione, autocertificando con apposita dichiarazione il possesso dei requisiti, l’agevolazione si estende all’intero immobile anche qualora, in caso di pluralità di beneficiari, i requisiti sussistano in capo ad uno solo di essi (gli altri sono detti “beneficiari in estensione”) al momento dell’apertura della successione.

5. La dichiarazione sostitutiva in cui il richiedente autocertifica il possesso dei requisiti
L’erede/dichiarante non solo deve possedere tutti i requisiti previsti dalla normativa e mantenerli a pena di decadenza dalla agevolazione, deve anche formulare apposita autocertificazione in cui attesta, sotto la propria responsabilità, detto possesso.
La dichiarazione sostitutiva deve essere inglobata nella dichiarazione di successione ed in particolare:
– nelle successioni presentate con il modello 4 tradizionale, la autocertificazione, sottoscritta in originale e corredata con copia del documento di identità, dovrà essere allegata come documento della successione;
– nelle successioni presentate con il nuovo modello telematico essa farà parte del quadro EH se resa dal dichiarante dell’intera successione, dovrà invece essere allegata in forma documentale, corredata del documento di identità del firmatario, se resa da uno degli altri coeredi diversi dal dichiarante che sottoscrive la pratica successoria.

6. Decadenza dell’ agevolazione prima casa
E’ possibile perdere la agevolazione in alcuni casi.
a) dichiarazione mendace dei requisiti oggettivi e soggettivi
In caso di false dichiarazioni si avrà la decadenza del beneficio delle agevolazioni, nonchè verrà richiesto il pagamento delle imposte non pagate, oltre alle sanzioni. La decadenza dell’ agevolazione colpirà sia il soggetto dichiarante sia gli altri eventuali eredi che indirettamente ne hanno beneficiato, per cui verrà richiesto a tutti il pagamento delle imposte non pagate. Le sanzioni però saranno a carico del solo dichiarante, in quanto sarà stata sua la dichiarazione non veritiera. Pertanto in questo caso le responsabilità maggiori in caso di falsa dichiarazione saranno attribuite a colui che ha richiesto l’ agevolazione.
b) Non trasferimento della residenza nel comune in cui è situato l’immobile entro i diciotto mesi:
Anche in questo caso si decade dall’ agevolazione prima casa. A differenza del primo caso però le sanzioni e il recupero dell’ imposta saranno totalmente a carico di chi ha richiesto l’ agevolazione. Dunque gli altri eventuali eredi non avranno responsabilità. Naturalmente ci sono anche delle eccezioni. Una di queste è quella “per causa di forza maggiore”. Può capitare infatti che per cause non dipendenti dalla volontà di chi ha richiesto l’ agevolazione prima casa, non ci si possa comunque trasferire nel comune la residenza. In tal caso la Agenzia non rileverà la decadenza dal beneficio.
c) Rivendita dell’immobile entro cinque anni e non riacquisto entro l’anno di altro immobile da adibire ad abitazione principale.
La rivendita infraquinquennale dell’immobile comporta la decadenza per intero del beneficio, con il recupero dell’imposta e delle sanzioni in capo al solo dichiarante. Se, invece la rivendita dell’immobile entro cinque anni è posta in essere da parte di un coerede non dichiarante, questa non comporta alcuna decadenza dal beneficio, nemmeno in capo al soggetto che ha ceduto l’immobile, in quanto non è possibile perdere un requisito che di fatto non era stato dal soggetto richiesto.
Più recentemente la Agenzia delle entrate, con le Risoluzioni 105/2011 e 112/2012 ha chiarito che, in caso di non trasferimento della residenza o cessione entro i cinque anni, ferma restando la perdita del beneficio (imposta fissa al posto della imposta proporzionale), in caso di autodenuncia del contribuente prima della perdita dei requisiti, non si applicherà la sanzione del 30%.

7. casi particolari
7.1. L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta piu’ volte per la stessa abitazione
Può succedere che un erede richieda e ottenga più volte l’ agevolazione prima casa nel caso in cui lo stesso erediti in periodi diversi quote della stessa abitazione.
Riassumendo, ferme restando le altre condizioni, l’agevolazione spetta anche nelle ipotesi in cui: si acquistino a titolo gratuito ulteriori quote di proprietà dello stesso bene; il titolare del diritto di usufrutto, uso e abitazione acquisti a titolo gratuito la nuda proprietà dello stesso bene; il nudo proprietario acquisti a titolo gratuito il diritto d’usufrutto, uso o abitazione sullo stesso bene.
7.2. L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta su due unità immobiliari contigue
Con la Circolare AE 38/2005 l’agenzia delle Entrate ha chiarito che i benefici collegati alla applicazione della agevolazione prima casa spettano anche per “l’acquisto di due appartamenti contigui destinati a costituire un’unica unità abitativa purché l’abitazione conservi, anche dopo la riunione degli immobili, le caratteristiche non di lusso”
Il richiedente l’agevolazione in successione, peraltro, ha l’obbligo di unire catastalmente gli immobili contigui entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione, impegnandosi in tal senso rendendo specifica dichiarazione sostitutiva di atto notorio.
7.3. L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta più volte per abitazioni diverse
In caso di più eredi in possesso dei requisiti per accedere alla agevolazione prima casa, nella stessa successione potranno esserci più richieste di agevolazione (fino ad un massimo di una per erede). Ne consegue che tutti gli eredi godranno, immobile per immobile, del beneficio che, come si è detto, si estende all’intero immobile beneficiato.
7.4 L’ agevolazione prima casa puo essere richiesta anche per un soggetto gia deceduto
L’ agevolazione prima casa può essere richiesta anche per un soggetto che è gia deceduto. L’ importante è che il soggetto fosse in vita al momento dell’ apertura della successione e che in quel momento potesse godere delle agevolazioni. Naturalmente la richiesta verrà presentata dal suo erede.
7.5 L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta prima in successione e poi per compravendita
Particolare è poi il caso in cui ad un acquisto mortis causa di un immobile, per cui si è chiesta l’agevolazione prima casa , segua un successivo acquisto a titolo oneroso di altro immobile. In questo caso e solo in questo caso, l’applicazione dell’agevolazione “prima casa” in relazione all’acquisto mortis causa non preclude, ricorrendone i presupposti, la possibilità, in sede di successivo acquisto a titolo oneroso di altra casa di abitazione non di lusso, di fruire nuovamente dei benefici “prima casa”, stante la diversità dei presupposti che legittimano l’acquisto del bene in regime agevolato (in tal senso circolare AE 44/2001).
7.6 L’ agevolazione prima casa puo’ essere richiesta anche dal coniuge che rinuncia all’eredità
Premesso che il coniuge rinunciatario mantiene, se ne ha diritto (spettando solo in caso di abitazione di proprietà esclusiva del de cuius o in comunione tra i coniugi), il diritto d’abitazione nella casa coniugale che compete al coniuge superstite ex lege ai sensi dell’art.540 c.c. a prescindere dalla vicenda successoria, in tal caso egli/ella avrà diritto di chiedere la agevolazione prima casa, sempre che sia in possesso di tutti gli altri requisiti.
In tal senso si è altresì espressa l’Agenzia Entrate con la Risoluzione AE 29/2005

La presentazione cartacea del nuovo modello telematico è ancora possibile?

Da quasi sei mesi è ormai andato in pensione il vecchio modello 4 cartaceo e, da allora, contribuenti e professionisti si sono, obtorto collo, sforzati di imparare a conoscere il nuovo modello e le modalità di invio telematico dello stesso.
Rimangono però, a distanza di tempo dalla sua definitiva entrata in vigore, alcuni dubbi che, seppur ingiustificati, alla luce del testo normativo contenente le istruzioni di compilazione fornito dalla Agenzia delle Entrate, rendono difficile il lavoro del professionista.

Il dubbio principale, ancora oggi, riguarda la possibilità o meno di continuare, nel 2019, a presentare il modello cartaceo. Ora, se il modello a cui stiamo facendo riferimento è il vecchio modello 4, la risposta è certamente no, esso è effettivamente andato in disuso, salvo alcuni casi particolari; se invece stiamo parlando della presentazione cartacea della versione stampata del nuovo modello la risposta è nettamente diversa.

Nelle Istruzioni di compilazione del modello, in più parti diverse, è espressamente chiarito che, seppur in via residuale e come soluzione lasciata a disposizione del solo contribuente persona fisica che opera come privato, rimane la possibilità di presentare il nuovo modello nella sua versione stampata.
Certamente le Agenzie delle Entrate osteggiano questa soluzione, chi con cartelli che pretendono la sola presentazione telematica, chi contestando la compilazione al contribuente che prova a presentare la dichiarazione. Certo è che detto comportamento è del tutto illegittimo e va contestato dal contribuente che, a pieno diritto, vuole depositare la copia cartacea del modello.

Le istruzioni, infatti, in ben tre passaggi diversi prevedono questa possibilità: sia quando individuano come modalità di invio telematico quella effettuata tramite lo sportello territoriale di competenza della Agenzia, sia quando chiedono al funzionario dell’Agenzia (che ha effettuato l’invio telematico del cartaceo) di conservare la documentazione sottoscritta in originale, sia, infine, quando individuano la possibilità per il contribuente di pagare le imposte con F24 solo in caso di presentazione della dichiarazione allo sportello.

Il pagamento con F24 e l’invio telematico: la “mission impossibile” del nuovo Modello.
Vi è di più. Proprio le modalità di pagamento delle imposte auto liquidate previste dalla normativa rendono evidente la possibilità di presentazione cartacea: nonostante infatti sia prevista la possibilità di pagare con F24, qualora il dichiarante opti per questa scelta, non indicando l’Iban per l’addebito delle imposte dovute in autoliquidazione, gli sarà inibito l’invio telematico. E allora delle due l’una, o si toglie la modalità di pagamento alternativa con F24 oppure l’unica scelta che rimane in detti casi sarà la consegna cartacea allo sportello

Cassazione Ord. 9890/2019 – si agevolazione prima casa sul diritto di abitazione ma solo se richiesta in successione

Premesso che, ai sensi dell’art. 540 c.c. “al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”, egli/ella può, se in possesso dei requisiti di legge, chiedere su detto diritto anche la agevolazione prima casa.
Detto principio fiscale, ribadito più volte dalla Agenzia delle Entrate, anche con Risoluzione 29/2005, è anche confermato dalle istruzioni del Nuovo Modello che prevedono la possibilità per il coniuge superstite, rinunciatario o erede, attraverso codici da 1 a 8 da inserire nel cespite per cui si chiede la agevolazione, di chiedere la agevolazione prima casa sull’immobile sul quale ha il diritto di abitazione.
Elemento essenziale per la applicazione della agevolazione però è la richiesta della agevolazione in dichiarazione di successione, allegando apposita autocertificazione.

Sul punto si è espressa recentemente la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 9890 del 9 aprile 2019 giunta all’esito di un procedimento azionato da un erede di un decuius che aveva lasciato il coniuge con diritto di abitazione sul quale non erano state chieste le agevolazioni prima casa.
L’erede, accortosi del fatto che il coniuge, non inserita tra gli eredi, avrebbe avuto diritto alla agevolazione, chiedeva il rimborso delle ipocatastali versate in misura ordinaria sull’immobile.
Ottenuta ragione in primo grado, soccombeva invece in appello

La Corte di cassazione ha condiviso la tesi sostenuta dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale sul diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare si possono chiedere le agevolazioni fiscali, previa espressa richiesta da parte del soggetto interessato (richiesta che deve avvenire in dichiarazione di successione).

Sia l’Agenzia delle Entrate che la Corte di cassazione hanno, altresì, evidenziato che il contribuente avrebbe potuto presentare una dichiarazione di successione integrativa, facendo in detta occasione le dichiarazioni previste ai fini dell’agevolazione “prima casa”, pertanto, poiché tale dichiarazione non era stata presentata, è legittimo negare il rimborso dell’imposta ordinaria evasa.

Di seguito il testo integrale dell’Ordinanza 9890 2019

Titoli di Stato ed equiparati e conseguenze del loro inserimento nel Nuovo Modello

I titoli di stato e i titoli equiparati sono stati oggetto, nel Nuovo Modello, sono stati oggetto di numerosi interventi.

Partiamo dal principio.

In vigenza di vecchio modello 4 una delle domande più sentite dai professionisti che lavoravano nel campo delle successioni riguardava proprio la necessità di inserirli in successione.
Una prima tesi, partendo dal presupposto che essi erano esclusi dall’attivo ereditario, propendeva per il no, chiedendo a Banca o Posta di rilasciare i titoli dietro presentazione della sola dichiarazione sostitutiva di atto notorio; una seconda tesi, invece, più cautelativa, sosteneva l’utilità di inserirli in successione, valorizzati a zero così che non influissero in alcun modo sull’imposizione fiscale, per facilitare le procedure di sblocco da parte degli istituti bancari e di Poste Italiane.

Con l’avvento della prima versione del nuovo Modello il legislatore, pensando di risolvere uno dei dubbi più diffusi, ha inserito nel modello i titoli esenti (tra cui annoveriamo, tra gli altri BOT, CCT, BPT, Buoni Postali e tutti gli altri equiparati) definendoli “Titoli esclusi dall’attivo ereditario ma che devono essere inseriti in successione”. Era dunque previsto che essi venissero inseriti in successione ma con un codice loro dedicato (il codice 3 del quadro EO) e segnati come esenti. Oltre ad essere segnati con valore esente, peraltro, essi, poiché esclusi dall’attivo ereditario, non andavano nemmeno a fare cumulo nell’imponibile dell’imposta successoria, ricapitolato nel quadro EE.

Seppur questa soluzione fosse già la più corretta (i titoli venivano inseriti per completezza di informazioni e per semplificare l’iter di liquidazione con l’istituto di credito di riferimento, ma venivano indicati come esenti ed erano esclusi dall’attivo ereditario) l’Agenzia delle Entrate, con l’ultima versione approvata di modello e istruzioni (in vigore da marzo/maggio 2019) ha completamente cambiato strada.

Attualmente nelle istruzioni viene specificato che l’inserimento dei titoli esenti è facoltativo e ha effetti solo nei rapporti tra le parti e l’ente emittente (Istituti bancari o Poste Italiane) ma, in caso di inserimento, essi sono definiti “titoli compresi nell’attivo ereditario ed esenti da imposta” e vanno a fere cumulo, come tutti gli altri beni e valori, nell’asse ereditario del Quadro EE, pur rimanendo esenti da imposta.

Ora, al momento non è possibile capire fino in fondo le implicazioni di questa scelta (peraltro non radicata in alcuna norma di legge ma arbitrariamente presa dall’Agenzia delle Entrate) anxhe se qualche dubbio è lecito averlo. Dire che un bene è escluso dall’attivo ereditario è diverso da dire che esso è esente da imposta ma fa parte dell’attivo ereditario. Questa modifica dunque potrebbe portare a conseguenze sulla tassazione finale. Al momento non possiamo far altro che aspettare gli sviluppi.

Certo è che, se la Banca o la Posta di riferimento sblocca i titoli senza pretenderne l’inserimento in dichiarazione, si può valutare di non indicarli laddove il loro valore andasse ad alzare la base imponibile oltre le soglie di franchigia previste. In tal caso resterà qualche problema in più (risolvibile comunque con la tracciabilità di questi titoli) in relazione alla dimostrazione della provenienza delle somme agli eredi in casi di accertamento fiscale a carico di questi ultimi.

Agevolazione prima casa: in alcuni casi si può cambiare idea senza sanzioni – risoluzioni 105/2011 e 112/2012

Ogni volta che un contribuente chiede la applicazione della agevolazione prima casa egli allega a detta richiesta una autocertificazione in cui dichiara di possedere determinati requisiti e di garantire, entro certi termini, il perseguimento di altri specifici requisiti.

Il mancato possesso di uno dei requisiti che risultasse a seguito di un accertamento fatto dalla Agenzia delle Entrate comporterebbe peraltro, in capo al contribuente, colpevole di aver reso una dichiarazione mendace, la perdita della agevolazione e il conseguente pagamento dell’imposta piena oltre alla sanzione piena, pari al 30% d’imposta.

Ora, per le dichiarazioni che riguardano requisiti che il soggetto deve possedere nel momento in cui rende la autocertificazione il lavoro della Agenzia è semplice: dovrà verificare la veridicità della dichiarazione e, eventualmente contestarne la mendacità.

Ma cosa succede per i requisiti che il dichiarante si impegna ad ottenere entro un certo termine?

Il dichiarante infatti si impegna ad acquisire la residenza nel comune in cui si trova l’immobile entro 18 mesi e si impegna anche a non rivendere l’immobile (salvo il caso di vendita e successivo acquisto di altra prima casa entro l’anno) per i primi cinque anni.

Se il dichiarante non rispetta detti impegni nei termini è naturale che la Agenzia potrà elevare avviso di accertamento e chiedere il pagamento dell’intera imposta proporzionale oltre alla sanzione complessiva dovuta. Ma se il contribuente si rendesse conto prima della scadenza dei rispettivi termini di non poter rispettare l’impegno? Potrebbe modificare la sua dichiarazione o sarebbe per forza destinato a pagare integralmente le sanzioni che, scaduto il termine, gli verranno comminate?

Sul punto sono di aiuto due importanti Risoluzioni della Agenzia delle Entrate: la n105/2011 e la n. 112/2012.

La prima si occupa dell’impegno ad acquisire la residenza nel comune in cui si trova l’immobile entro 18 mesi dalla dichiarazione e precisa che se il contribuente, prima della scadenza di detto termine, si accorgesse di non poter rispettare la dichiarazione potrebbe, così da non far risultare mendace la sua dichiarazione, rinunciare alla agevolazione prima casa tramite apposita istanza.

In tal caso il contribuente, a seguito della notifica dell’avviso di liquidazione da parte dell’ufficio, sarà tenuto a corrispondere un importo pari alla differenza tra l’imposta ordinaria applicabile in assenza di agevolazione e quella agevolata effettivamente sostenuta, oltre a dover versare gli interessi, calcolati a decorrere dalla data di avvenuta dichiarazione.

Non sarà però tenuto al pagamento della sanzione amministrativa stabilita nella misura del 30 per cento dell’imposta effettivamente dovuta, comminata invece in caso di accertamento da parte della Agenzia.

Stesso discorso, per analogia, in merito all’impegno di non rivendere l’immobile entro cinque anni; fattispecie regolata dalla Risoluzione AE 112/2012.
Il caso è quello del contribuente che vende l’immobile acquistato con i benefici “prima casa” prima che siano trascorsi i 5 anni e che non intende acquistarne un altro da adibire ad abitazione principale entro l’anno.

Ebbene egli, nel caso in cui sia ancora pendente il termine dei 12 mesi per l’acquisto di un altro immobile da adibire ad abitazione principale, trovandosi nella condizione di non poter o di non voler rispettare l’impegno assunto, anche in forza di motivi personali, potrà comunicare il proprio intendimento all’Amministrazione finanziaria, presentando apposita istanza e chiedendo la riliquidazione dell’imposta assolta.
Il contribuente in questo modo verserà soltanto la differenza tra quanto versato al momento dell’acquisto dell’immobile e i relativi interessi, senza applicazione di sanzioni, dovute invece in caso di accertamento a seguito del decorso dei dodici mesi.
Cambiare idea quindi si può, a patto di farlo prima di diventare mendace e di comunicarlo all’Agenzia per la liquidazione dell’imposta in misura ordinaria.

di seguito i due link alle Risoluzioni:

Risoluzione AE 105/2011

Risoluzione AE 112/2012

Il “valore zero” in dichiarazione – focus sui fabbricati rurali

Continua l’estenuante lavoro di “interpretazione” del nuovo modello di dichiarazione , necessario per capire dove andare ad inserire le corrette informazioni da fornire alla Agenzia.
Se infatti con il vecchio modello cartaceo il professionista poteva, tramite la sezione Osservazioni, inserire le informazioni aggiuntive che caratterizzavano il singolo cespite laddove esso si scostasse dalle regole tradizionali per tipologia, il Nuovo Modello, composto di campi blindati, non permette di inserire dati aggiuntivi.
La sfida del professionista è quindi quella di capire come inserire correttamente dette informazioni aggiuntive e come indicare i casi più particolari.

Vediamo ad esempio alcuni dei casi più difficoltosi da gestire in riferimento ai cespiti immobiliari.

L’ “Ente Urbano” in dichiarazione

Una delle questioni più discusse riguarda, ad esempio, l’inserimento o meno in successione di un immobile censito al Catasto Terreni e classificato come Ente Urbano.
Premesso che il bene in oggetto si trova nella partita speciale del Catasto Terreni ed è privo di intestazione catastale, risultando Area di enti urbani e promiscui, esso, non essendo intestato al de cuius non deve essere inserito in successione, anzi, il suo inserimento bloccherebbe la pratica.
E ciò, nonostante si trovi tra i codici natura nel quadro EB anche la natura “Ente Urbano”

Il “Valore Zero” in dichiarazione e i fabbricati rurali

Un altro aspetto problematico nel nuovo modello è dato dalla impossibilità di inserire i cespiti a valore zero.
Il modulo di controllo dell’ Agenzia delle Entrate richiede, infatti, che per ogni cespite inserito in dichiarazione debba essere presente un valore superiore a zero (il presupposto su cui l’Agenzia si basa è il fatto che un qualsiasi bene ha, comunque, un valore di mercato, ancorchè minimo, da poter indicare).
Questo blocco, nei primi mesi di applicazione del modello ha portato a contestazioni, soprattutto in riferimento ai fabbricati rurali che, qualora mantengano i requisiti di ruralità in capo agli eredi, da sempre, si inseriscono in successione a valore zero.

L’Agenzia, dunque, prendendo atto della problematica, ha stabilito che, in relazione agli immobili, eccezioni al blocco del “valore zero” siano:

– fabbricati rurali ancora censiti al catasto terreni ( codice natura R) e inseriti nei quadri EB/ EL

– fabbricati censiti in categoria D/10 che presentano i requisiti di ruralità e inseriti nei quadri EC/EM

In tutti gli altri casi sarà necessario inserire un valore anche se minimo.
Anche in caso, ad esempio, di immobili censiti in categoria F/1 e privi di rendita catastale, essi andranno inseriti senza indicare rendita e inserendo un valore di mercato, minimo o maggiore a seconda del caso.
Stesso discorso per gli immobili eventualmente censiti al catasto fabbricati in categorie diverse dal D10 ( ad esempio l’abitazione del coltivatore o un magazzino o una stalla): anche per essi sarà necessario inserire un valore minimo perché la pratica passi i controlli della Agenzia.

Le ricevute telematiche nel Nuovo Modello

Continuano, in questi primi mesi di utilizzazione obbligatoria del nuovo modello di dichiarazione di successione, i dubbi applicativi e le perplessità dei professionisti in relazione ad alcune delle funzioni principali di questa svolta telematica del Nuovo modello.
Tra le novità più travagliate del nuovo modello troviamo, senza dubbio, le ricevute telematiche ovvero il sistema studiato dalla Agenzia per certificare il corretto completamento di deposito e verifica della pratica. Leggendo le Istruzioni di compilazione, infatti, ci si aspetta di ricevere ben cinque ricevute con funzioni e scopi diversi. La realtà è invece parzialmente diversa.
Il primo mistero riguarda la prima ricevuta che dovrebbe attestare l’avvenuto invio della pratica. Essa, seppur espressamente indicata nelle istruzioni, di fatto, non esiste ed è sostituita dalla indicazione, nell’area riservata di Entratel, dell’avvenuto ricevimento del file.
Ben più importanti sono la seconda ricevuta, che attesta lo scarto o la presa in carico della pratica da parte della Agenzia, e la terza, che attesta l’avvenuto addebito delle imposte sull’Iban indicato.
Sulla seconda ricevuta le perplessità non riguardano tanto la sua ricezione, che avviene nell’area riservata Entratel entro un paio di giorni dall’invio della pratica, quanto la sua interpretazione. Nessun problema se la ricevuta è positiva e attesta la accettazione e protocollazione della successione: anzi, detto esito positivo ha anche una duplice ulteriore rilevanza: interrompe il termine annuale per il deposito della dichiarazione e può essere allegata (al posto della copia della dichiarazione che si utilizzava con il vecchio modello 4) per procedere alle Volture catastali (laddove non si opti per la voltura automatica). Qualche dubbio in più sulla ricevuta di scarto che rimane, per molti professionisti, di difficile interpretazione. Per tutti un consiglio: è necessario scaricare la ricevuta completa per trovare, nella seconda e terza pagina, le motivazioni dello scarto.
Anche sulla terza ricevuta, talvolta, i professionisti si scontrano con la mancata tempestività della stessa rispetto all’avvenuto addebito, anche se il ritardo della sue emissione, avendo già la conferma che l’addebito è andato a buon fine, non genera particolari preoccupazioni.
Discorso diverso per la quarta ricevuta che, in realtà, altro non è che la copia semplice della dichiarazione. Essa si trova non in Ricevute bensì in Preleva documenti e viene rilasciata dalla Agenzia una volta che l’ufficio ha controllato i contenuti della pratica e il suo rilascio avviene in media dopo 10/20 giorni dal deposito anche se si sentono voci contrastanti sui tempi che, talvolta, si abbreviano o dilatano sensibilmente.
E infine il mistero più grande: la ricevuta delle avvenute volture. La quinta ricevuta fa infatti disperare tutti: dovrebbe arrivare sia con esito positivo che negativo o parziale ma molto spesso non arriva per nulla. Anche qui la soluzione sta nel buon senso: se la ricevuta non arriva ma le volture sono andate a buon fine ci si può comunque ritenere soddisfatti; se non arriva ma le volture restano bloccate invece è bene rivolgersi all’Ufficio del Territorio competente.
E per concludere questo viaggio nel mondo delle ricevute telematiche merita un cenno la modalità di scrittura delle stesse scelta dalla Agenzia: esse infatti, scaricabili nell’area riservata di Entratel alla voce Ricevute, sono criptate e possono essere aperte solo tramite una complessa procedura di salvataggio e conversione del file nel desktop telematico. Una complessità operativa forse superflua.
La copia della dichiarazione, invece, è rilasciata in formato PDF non criptato. Anche qui, una differenza di trattamento difficilmente giustificabile.

Interpello 42/2019 : categorie di successibili

Con risposta ad interpello n.42 del 2019 l’Agenzia delle Entrate interviene sulla questione delle categorie di successibili, facendo in particolare riferimento alla normativa sulla rappresentazione testamentaria.
La questione prende le mosse dall’analisi di un testamento con cui il de cuius indicava tra i suoi eredi tutti i propri zii materni, ancorchè defunti.
La domanda posta alla agenzia era di questo tenore: al posto degli zii premorti del de cuius, ereditano i loro discendenti o, semplicemente, essendo essi premorti, la loro quota si dividerà tra gli altri chiamati superstiti?
L’Agenzia, uscendo dall’ambito prettamente fiscale, ha colto l’occasione per chiarire che la rappresentazione opera anche per testamento ma solo nella linea retta o in linea collaterale per la discendenza dei fratelli premorti. Non opera, al contrario, in tutte le altre linee ereditarie.
Ne consegue che, al posto degli zii premorti, non possono essere chiamati i loro discendenti e quindi dette quote saranno ripartite tra i soli zii superstiti.

Questo il link all’Interpello 42 2019

Dubbi e risposte sul Nuovo Modello

Il Nuovo modello ingenera molti dubbi di compilazione. Di seguito si riportano alcune delle domande e dei dubbi più comuni con le relative risposte.

1) Se ho pagato i modelli f/24 prima del 1.1.2019 perché la successione scadeva il 6.1.2019, pertanto come faccio a presentare il modello telematico in quanto ho gia le tasse pagate?

Il problema è piuttosto comune. La soluzione più semplice è quella di procedere alla compilazione del modello senza indicare l’intermediario e farlo consegnare in forma stampata cartacea direttamente allo sportello dal dichiarante, con allegato il modello F24. Si potrebbe anche procedere all’invio indicando un IBAN errato e sapendo che l’addebito non andrà a buon fine per poi andare allo sportello e concordare il pagamento integrando all’F24 il ravvedimento operoso che solitamente chiedono in caso di mancato addebito delle imposte sul conto corrente, ma la prima metodologia è la più sicura.

2) All’Agenzia delle Entrate territorialmente competente mi hanno proibito di presentarla cartacea, come mai?

Purtroppo succede spesso: quando qualche professionista ha tentato di far presentare la dichiarazione cartacea direttamente al dichiarante si è sentito rispondere cosi.

Di seguito però si allegano i passaggi delle istruzioni che riportano espressamente tale possibilità, che non può essere quindi esclusa dalle singole Agenzie:

La dichiarazione va presentata esclusivamente in via telematica tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate:
• direttamente dal dichiarante;
• dagli intermediari abilitati, come ad esempio professionisti e Caf;
dall’ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate competente per la lavorazione in relazione all’ultima residenza nota del de cuius.

DOCUMENTI DA CONSERVARE
Chi presenta il modello di successione deve conservare i seguenti documenti, oltre a quelli citati nel precedente paragrafo ‘QUALI DOCUMENTI OCCORRONO’:
1) la copia cartacea, sottoscritta, del modello trasmesso, oppure il file da conservare in maniera conforme alle disposizioni normative vigenti in materia di conservazione dei documenti informatici;
2) gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese in allegato alla dichiarazione (se non sottoscritte con firma digitale o non trasformate in copie informatiche di documenti analogici la cui conformità all’originale è attestata da un pubblico ufficiale), unitamente alla copia dei documenti d’identità dei soggetti che le hanno sottoscritte;
3) la ricevuta emessa dal sistema telematico che comprova l’avvenuta presentazione del modello trasmesso (seconda ricevuta);
4) la copia del modello F24 oppure la ricevuta di avvenuto pagamento telematico delle imposte autoliquidate.
N.B. Se la presentazione della dichiarazione avviene tramite intermediario, questi deve aver cura di conservare l’originale della dichiarazione di successione trasmessa e firmata dal dichiarante, gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli eredi o legatari, nonché copia dei relativi documenti d’identità. Se la presentazione avviene tramite l’Ufficio territoriale competente, gli originali della dichiarazione sottoscritta dal contribuente, delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli altri beneficiari, nonché copia dei relativi documenti d’identità dovranno essere conservati dall’Ufficio.

Le modalità di pagamento delle suddette somme autoliquidate sono le seguenti:
1) Se la dichiarazione è presentata direttamente dal dichiarante, il pagamento deve essere effettuato mediante addebito diretto sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.
2) Se la dichiarazione è presentata tramite un pubblico ufficiale abilitato o un intermediario abilitato, il pagamento dei tributi autoliquidati deve essere effettuato mediante addebito on line disposto dal pubblico ufficiale o dall’intermediario sul proprio conto corrente o su quello del dichiarante, aperto presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.
3) Se la dichiarazione è presentata tramite l’ufficio territoriale competente dell’Agenzia delle entrate, il pagamento può essere effettuato in banca, all’ufficio postale o all’agente della riscossione, utilizzando il modello F24 (disponibile presso gli uffici postali, gli agenti della riscossione, le banche e sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate http://www.agenziaentrate.gov.it) oppure mediante addebito diretto sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.

3) In caso di dichiarazione sostitutiva solo per le imposte catastale e ipotecaria si sottraggono le differenze? le altre imposte si ripagano tutte? (bolli tributi volture ecc?)

La risposta è si. Si detraggono le ipocatastali già versate e comunque, se la sostitutiva è codice 1 (con nuove trascrizioni e volture), l’imposta dovrà essere almeno pari al minimo (200 euro ciascuna). Le altre imposte, fisse e collegate agli adempimenti di trascrizione e voltura si ripagano in quanto, avendo toccato gli immobili, è necessario procedere nuovamente a tutti gli adempimenti.
In caso di sostitutiva codice 2 (che non richiede nuove trascrizioni e volture) o 3 (per allegare documenti) non è necessario pagare nuovamente le imposte.

4) Successione testamentaria : il de cuius nomina suoi eredi il fratello per l’usufrutto generale e i due figli di quest’ultimo per la nuda proprietà; come si inserisce la distinzione? prima si faceva nelle note

Nel nuovo modello la distinzione verrà evidenziata in devoluzione dove, in corrispondenza al singolo erede, cespite per cespite, si indicano quote ricevute e tipologia di diritto ricevuto.
In DE.A.S. dovrà indicare nel frontespizio che la successione è testamentaria e poi quando si inseriscono i cespiti si dovrà indicare (direttamente nella schermata in cui mette i dati del cespite) “bene legato per testamento”. Successivamente tramite la funzione “assegnazione manuale delle quote” si potranno indicare quote e diritto trasferito. Nel caso specifico, in corrispondenza al fratello si indicherà il diritto di usufrutto al 100% (1/1) e ai nipoti il diritto di proprietà ½ ciascuno.

5) per i fondi comuni di investimento con solo una parte composti da quota esente come si fà?

Le istruzioni precisano che in caso di fondi con una quota imponibile ed una esente essi vanno riportati nel modello due volte indicando in una la parte imponibile e nell’altra la parte esente.
DE.A.S peraltro, duplica automaticamente il cespite ripartendo la parte imponibile e la parte esente in base ai dati caricati nella finestra che per i fondi comuni si apre in corrispondenza del valore.

6) l’unica erede, disabile al 100% ha diritto a delle agevolazioni in merito ai pagamenti?

Si, esiste una importante agevolazione prevista dal testo unico che ha portato la soglia di franchigia (sotto cui non si paga imposta di successione), per gli eredi portatori di handicap grave ai sensi della Legge 104/1992, ad 1.5 milioni di Euro, a prescindere dal rapporto di parentela che lo lega al de cuius.
Le istruzioni precisano che si deve indicare la disabilità nella apposita casella del quadro EA secondo le seguenti specifiche: “Barrare la casella se la persona ha una disabilità riconosciuta grave in base all’art. 3, comma 3 della legge n. 104 del 1992. La gravità della disabilità deve essere certificata con verbale dalla commissione per l’accertamento della disabilità di cui all’art. 4 della legge n. 104 del 1992. In questo caso il contribuente deve rendere una dichiarazione sostitutiva di atto notorio compilando il relativo rigo del Quadro EH (o allegandola tramite il quadro EG se non riguarda il dichiarante), avendo cura di indicare gli estremi del verbale”

7) Si possono dichiarare beni che il de cuius aveva eventualmente all’estero?

La questione non è tanto se si possano indicare quanto piuttosto se si debbano indicare i beni esteri.
La risposta è: se il de cuius al momento della morte era residente in Italia andranno in successione sia i suoi beni presenti sul territorio nazionale che quelli presenti all’estero (case, conti correnti, aziende etc…); se il de cuius era residente all’estero andranno in successione in Italia solo i beni presenti sul territorio nazionale.

8) Posso inserire il diritto di abitazione se il coniuge superstite è già proprietario per 1/2 della stessa unità?

La risposta è si: il diritto di abitazione spetta al coniuge superstite sulla casa coniugale, a patto che questa fosse tutta di proprietà del de cuius o in comproprietà/comunione con il coniuge. Non si genera il diritto di abitazione a favore del coniuge superstite se l’immobile, prima dell’apertura della successione, era già di proprietà, anche solo per minima quota, di altri soggetti.
Qualora poi il coniuge abbia i requisiti richiesti dalla normativa, su detto diritto di abitazione potrà anche chiedere la agevolazione prima casa che, nel caso, si estenderà all’intero immobile.

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