Le successioni

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Cassazione Ord. 9890/2019 – si agevolazione prima casa sul diritto di abitazione ma solo se richiesta in successione

Premesso che, ai sensi dell’art. 540 c.c. “al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni”, egli/ella può, se in possesso dei requisiti di legge, chiedere su detto diritto anche la agevolazione prima casa.
Detto principio fiscale, ribadito più volte dalla Agenzia delle Entrate, anche con Risoluzione 29/2005, è anche confermato dalle istruzioni del Nuovo Modello che prevedono la possibilità per il coniuge superstite, rinunciatario o erede, attraverso codici da 1 a 8 da inserire nel cespite per cui si chiede la agevolazione, di chiedere la agevolazione prima casa sull’immobile sul quale ha il diritto di abitazione.
Elemento essenziale per la applicazione della agevolazione però è la richiesta della agevolazione in dichiarazione di successione, allegando apposita autocertificazione.

Sul punto si è espressa recentemente la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 9890 del 9 aprile 2019 giunta all’esito di un procedimento azionato da un erede di un decuius che aveva lasciato il coniuge con diritto di abitazione sul quale non erano state chieste le agevolazioni prima casa.
L’erede, accortosi del fatto che il coniuge, non inserita tra gli eredi, avrebbe avuto diritto alla agevolazione, chiedeva il rimborso delle ipocatastali versate in misura ordinaria sull’immobile.
Ottenuta ragione in primo grado, soccombeva invece in appello

La Corte di cassazione ha condiviso la tesi sostenuta dall’Agenzia delle entrate, secondo la quale sul diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare si possono chiedere le agevolazioni fiscali, previa espressa richiesta da parte del soggetto interessato (richiesta che deve avvenire in dichiarazione di successione).

Sia l’Agenzia delle Entrate che la Corte di cassazione hanno, altresì, evidenziato che il contribuente avrebbe potuto presentare una dichiarazione di successione integrativa, facendo in detta occasione le dichiarazioni previste ai fini dell’agevolazione “prima casa”, pertanto, poiché tale dichiarazione non era stata presentata, è legittimo negare il rimborso dell’imposta ordinaria evasa.

Di seguito il testo integrale dell’Ordinanza 9890 2019

Titoli di Stato ed equiparati e conseguenze del loro inserimento nel Nuovo Modello

I titoli di stato e i titoli equiparati sono stati oggetto, nel Nuovo Modello, sono stati oggetto di numerosi interventi.

Partiamo dal principio.

In vigenza di vecchio modello 4 una delle domande più sentite dai professionisti che lavoravano nel campo delle successioni riguardava proprio la necessità di inserirli in successione.
Una prima tesi, partendo dal presupposto che essi erano esclusi dall’attivo ereditario, propendeva per il no, chiedendo a Banca o Posta di rilasciare i titoli dietro presentazione della sola dichiarazione sostitutiva di atto notorio; una seconda tesi, invece, più cautelativa, sosteneva l’utilità di inserirli in successione, valorizzati a zero così che non influissero in alcun modo sull’imposizione fiscale, per facilitare le procedure di sblocco da parte degli istituti bancari e di Poste Italiane.

Con l’avvento della prima versione del nuovo Modello il legislatore, pensando di risolvere uno dei dubbi più diffusi, ha inserito nel modello i titoli esenti (tra cui annoveriamo, tra gli altri BOT, CCT, BPT, Buoni Postali e tutti gli altri equiparati) definendoli “Titoli esclusi dall’attivo ereditario ma che devono essere inseriti in successione”. Era dunque previsto che essi venissero inseriti in successione ma con un codice loro dedicato (il codice 3 del quadro EO) e segnati come esenti. Oltre ad essere segnati con valore esente, peraltro, essi, poiché esclusi dall’attivo ereditario, non andavano nemmeno a fare cumulo nell’imponibile dell’imposta successoria, ricapitolato nel quadro EE.

Seppur questa soluzione fosse già la più corretta (i titoli venivano inseriti per completezza di informazioni e per semplificare l’iter di liquidazione con l’istituto di credito di riferimento, ma venivano indicati come esenti ed erano esclusi dall’attivo ereditario) l’Agenzia delle Entrate, con l’ultima versione approvata di modello e istruzioni (in vigore da marzo/maggio 2019) ha completamente cambiato strada.

Attualmente nelle istruzioni viene specificato che l’inserimento dei titoli esenti è facoltativo e ha effetti solo nei rapporti tra le parti e l’ente emittente (Istituti bancari o Poste Italiane) ma, in caso di inserimento, essi sono definiti “titoli compresi nell’attivo ereditario ed esenti da imposta” e vanno a fere cumulo, come tutti gli altri beni e valori, nell’asse ereditario del Quadro EE, pur rimanendo esenti da imposta.

Ora, al momento non è possibile capire fino in fondo le implicazioni di questa scelta (peraltro non radicata in alcuna norma di legge ma arbitrariamente presa dall’Agenzia delle Entrate) anxhe se qualche dubbio è lecito averlo. Dire che un bene è escluso dall’attivo ereditario è diverso da dire che esso è esente da imposta ma fa parte dell’attivo ereditario. Questa modifica dunque potrebbe portare a conseguenze sulla tassazione finale. Al momento non possiamo far altro che aspettare gli sviluppi.

Certo è che, se la Banca o la Posta di riferimento sblocca i titoli senza pretenderne l’inserimento in dichiarazione, si può valutare di non indicarli laddove il loro valore andasse ad alzare la base imponibile oltre le soglie di franchigia previste. In tal caso resterà qualche problema in più (risolvibile comunque con la tracciabilità di questi titoli) in relazione alla dimostrazione della provenienza delle somme agli eredi in casi di accertamento fiscale a carico di questi ultimi.

Agevolazione prima casa: in alcuni casi si può cambiare idea senza sanzioni – risoluzioni 105/2011 e 112/2012

Ogni volta che un contribuente chiede la applicazione della agevolazione prima casa egli allega a detta richiesta una autocertificazione in cui dichiara di possedere determinati requisiti e di garantire, entro certi termini, il perseguimento di altri specifici requisiti.

Il mancato possesso di uno dei requisiti che risultasse a seguito di un accertamento fatto dalla Agenzia delle Entrate comporterebbe peraltro, in capo al contribuente, colpevole di aver reso una dichiarazione mendace, la perdita della agevolazione e il conseguente pagamento dell’imposta piena oltre alla sanzione piena, pari al 30% d’imposta.

Ora, per le dichiarazioni che riguardano requisiti che il soggetto deve possedere nel momento in cui rende la autocertificazione il lavoro della Agenzia è semplice: dovrà verificare la veridicità della dichiarazione e, eventualmente contestarne la mendacità.

Ma cosa succede per i requisiti che il dichiarante si impegna ad ottenere entro un certo termine?

Il dichiarante infatti si impegna ad acquisire la residenza nel comune in cui si trova l’immobile entro 18 mesi e si impegna anche a non rivendere l’immobile (salvo il caso di vendita e successivo acquisto di altra prima casa entro l’anno) per i primi cinque anni.

Se il dichiarante non rispetta detti impegni nei termini è naturale che la Agenzia potrà elevare avviso di accertamento e chiedere il pagamento dell’intera imposta proporzionale oltre alla sanzione complessiva dovuta. Ma se il contribuente si rendesse conto prima della scadenza dei rispettivi termini di non poter rispettare l’impegno? Potrebbe modificare la sua dichiarazione o sarebbe per forza destinato a pagare integralmente le sanzioni che, scaduto il termine, gli verranno comminate?

Sul punto sono di aiuto due importanti Risoluzioni della Agenzia delle Entrate: la n105/2011 e la n. 112/2012.

La prima si occupa dell’impegno ad acquisire la residenza nel comune in cui si trova l’immobile entro 18 mesi dalla dichiarazione e precisa che se il contribuente, prima della scadenza di detto termine, si accorgesse di non poter rispettare la dichiarazione potrebbe, così da non far risultare mendace la sua dichiarazione, rinunciare alla agevolazione prima casa tramite apposita istanza.

In tal caso il contribuente, a seguito della notifica dell’avviso di liquidazione da parte dell’ufficio, sarà tenuto a corrispondere un importo pari alla differenza tra l’imposta ordinaria applicabile in assenza di agevolazione e quella agevolata effettivamente sostenuta, oltre a dover versare gli interessi, calcolati a decorrere dalla data di avvenuta dichiarazione.

Non sarà però tenuto al pagamento della sanzione amministrativa stabilita nella misura del 30 per cento dell’imposta effettivamente dovuta, comminata invece in caso di accertamento da parte della Agenzia.

Stesso discorso, per analogia, in merito all’impegno di non rivendere l’immobile entro cinque anni; fattispecie regolata dalla Risoluzione AE 112/2012.
Il caso è quello del contribuente che vende l’immobile acquistato con i benefici “prima casa” prima che siano trascorsi i 5 anni e che non intende acquistarne un altro da adibire ad abitazione principale entro l’anno.

Ebbene egli, nel caso in cui sia ancora pendente il termine dei 12 mesi per l’acquisto di un altro immobile da adibire ad abitazione principale, trovandosi nella condizione di non poter o di non voler rispettare l’impegno assunto, anche in forza di motivi personali, potrà comunicare il proprio intendimento all’Amministrazione finanziaria, presentando apposita istanza e chiedendo la riliquidazione dell’imposta assolta.
Il contribuente in questo modo verserà soltanto la differenza tra quanto versato al momento dell’acquisto dell’immobile e i relativi interessi, senza applicazione di sanzioni, dovute invece in caso di accertamento a seguito del decorso dei dodici mesi.
Cambiare idea quindi si può, a patto di farlo prima di diventare mendace e di comunicarlo all’Agenzia per la liquidazione dell’imposta in misura ordinaria.

di seguito i due link alle Risoluzioni:

Risoluzione AE 105/2011

Risoluzione AE 112/2012

Il “valore zero” in dichiarazione – focus sui fabbricati rurali

Continua l’estenuante lavoro di “interpretazione” del nuovo modello di dichiarazione , necessario per capire dove andare ad inserire le corrette informazioni da fornire alla Agenzia.
Se infatti con il vecchio modello cartaceo il professionista poteva, tramite la sezione Osservazioni, inserire le informazioni aggiuntive che caratterizzavano il singolo cespite laddove esso si scostasse dalle regole tradizionali per tipologia, il Nuovo Modello, composto di campi blindati, non permette di inserire dati aggiuntivi.
La sfida del professionista è quindi quella di capire come inserire correttamente dette informazioni aggiuntive e come indicare i casi più particolari.

Vediamo ad esempio alcuni dei casi più difficoltosi da gestire in riferimento ai cespiti immobiliari.

L’ “Ente Urbano” in dichiarazione

Una delle questioni più discusse riguarda, ad esempio, l’inserimento o meno in successione di un immobile censito al Catasto Terreni e classificato come Ente Urbano.
Premesso che il bene in oggetto si trova nella partita speciale del Catasto Terreni ed è privo di intestazione catastale, risultando Area di enti urbani e promiscui, esso, non essendo intestato al de cuius non deve essere inserito in successione, anzi, il suo inserimento bloccherebbe la pratica.
E ciò, nonostante si trovi tra i codici natura nel quadro EB anche la natura “Ente Urbano”

Il “Valore Zero” in dichiarazione e i fabbricati rurali

Un altro aspetto problematico nel nuovo modello è dato dalla impossibilità di inserire i cespiti a valore zero.
Il modulo di controllo dell’ Agenzia delle Entrate richiede, infatti, che per ogni cespite inserito in dichiarazione debba essere presente un valore superiore a zero (il presupposto su cui l’Agenzia si basa è il fatto che un qualsiasi bene ha, comunque, un valore di mercato, ancorchè minimo, da poter indicare).
Questo blocco, nei primi mesi di applicazione del modello ha portato a contestazioni, soprattutto in riferimento ai fabbricati rurali che, qualora mantengano i requisiti di ruralità in capo agli eredi, da sempre, si inseriscono in successione a valore zero.

L’Agenzia, dunque, prendendo atto della problematica, ha stabilito che, in relazione agli immobili, eccezioni al blocco del “valore zero” siano:

– fabbricati rurali ancora censiti al catasto terreni ( codice natura R) e inseriti nei quadri EB/ EL

– fabbricati censiti in categoria D/10 che presentano i requisiti di ruralità e inseriti nei quadri EC/EM

In tutti gli altri casi sarà necessario inserire un valore anche se minimo.
Anche in caso, ad esempio, di immobili censiti in categoria F/1 e privi di rendita catastale, essi andranno inseriti senza indicare rendita e inserendo un valore di mercato, minimo o maggiore a seconda del caso.
Stesso discorso per gli immobili eventualmente censiti al catasto fabbricati in categorie diverse dal D10 ( ad esempio l’abitazione del coltivatore o un magazzino o una stalla): anche per essi sarà necessario inserire un valore minimo perché la pratica passi i controlli della Agenzia.

Le ricevute telematiche nel Nuovo Modello

Continuano, in questi primi mesi di utilizzazione obbligatoria del nuovo modello di dichiarazione di successione, i dubbi applicativi e le perplessità dei professionisti in relazione ad alcune delle funzioni principali di questa svolta telematica del Nuovo modello.
Tra le novità più travagliate del nuovo modello troviamo, senza dubbio, le ricevute telematiche ovvero il sistema studiato dalla Agenzia per certificare il corretto completamento di deposito e verifica della pratica. Leggendo le Istruzioni di compilazione, infatti, ci si aspetta di ricevere ben cinque ricevute con funzioni e scopi diversi. La realtà è invece parzialmente diversa.
Il primo mistero riguarda la prima ricevuta che dovrebbe attestare l’avvenuto invio della pratica. Essa, seppur espressamente indicata nelle istruzioni, di fatto, non esiste ed è sostituita dalla indicazione, nell’area riservata di Entratel, dell’avvenuto ricevimento del file.
Ben più importanti sono la seconda ricevuta, che attesta lo scarto o la presa in carico della pratica da parte della Agenzia, e la terza, che attesta l’avvenuto addebito delle imposte sull’Iban indicato.
Sulla seconda ricevuta le perplessità non riguardano tanto la sua ricezione, che avviene nell’area riservata Entratel entro un paio di giorni dall’invio della pratica, quanto la sua interpretazione. Nessun problema se la ricevuta è positiva e attesta la accettazione e protocollazione della successione: anzi, detto esito positivo ha anche una duplice ulteriore rilevanza: interrompe il termine annuale per il deposito della dichiarazione e può essere allegata (al posto della copia della dichiarazione che si utilizzava con il vecchio modello 4) per procedere alle Volture catastali (laddove non si opti per la voltura automatica). Qualche dubbio in più sulla ricevuta di scarto che rimane, per molti professionisti, di difficile interpretazione. Per tutti un consiglio: è necessario scaricare la ricevuta completa per trovare, nella seconda e terza pagina, le motivazioni dello scarto.
Anche sulla terza ricevuta, talvolta, i professionisti si scontrano con la mancata tempestività della stessa rispetto all’avvenuto addebito, anche se il ritardo della sue emissione, avendo già la conferma che l’addebito è andato a buon fine, non genera particolari preoccupazioni.
Discorso diverso per la quarta ricevuta che, in realtà, altro non è che la copia semplice della dichiarazione. Essa si trova non in Ricevute bensì in Preleva documenti e viene rilasciata dalla Agenzia una volta che l’ufficio ha controllato i contenuti della pratica e il suo rilascio avviene in media dopo 10/20 giorni dal deposito anche se si sentono voci contrastanti sui tempi che, talvolta, si abbreviano o dilatano sensibilmente.
E infine il mistero più grande: la ricevuta delle avvenute volture. La quinta ricevuta fa infatti disperare tutti: dovrebbe arrivare sia con esito positivo che negativo o parziale ma molto spesso non arriva per nulla. Anche qui la soluzione sta nel buon senso: se la ricevuta non arriva ma le volture sono andate a buon fine ci si può comunque ritenere soddisfatti; se non arriva ma le volture restano bloccate invece è bene rivolgersi all’Ufficio del Territorio competente.
E per concludere questo viaggio nel mondo delle ricevute telematiche merita un cenno la modalità di scrittura delle stesse scelta dalla Agenzia: esse infatti, scaricabili nell’area riservata di Entratel alla voce Ricevute, sono criptate e possono essere aperte solo tramite una complessa procedura di salvataggio e conversione del file nel desktop telematico. Una complessità operativa forse superflua.
La copia della dichiarazione, invece, è rilasciata in formato PDF non criptato. Anche qui, una differenza di trattamento difficilmente giustificabile.

Interpello 42/2019 : categorie di successibili

Con risposta ad interpello n.42 del 2019 l’Agenzia delle Entrate interviene sulla questione delle categorie di successibili, facendo in particolare riferimento alla normativa sulla rappresentazione testamentaria.
La questione prende le mosse dall’analisi di un testamento con cui il de cuius indicava tra i suoi eredi tutti i propri zii materni, ancorchè defunti.
La domanda posta alla agenzia era di questo tenore: al posto degli zii premorti del de cuius, ereditano i loro discendenti o, semplicemente, essendo essi premorti, la loro quota si dividerà tra gli altri chiamati superstiti?
L’Agenzia, uscendo dall’ambito prettamente fiscale, ha colto l’occasione per chiarire che la rappresentazione opera anche per testamento ma solo nella linea retta o in linea collaterale per la discendenza dei fratelli premorti. Non opera, al contrario, in tutte le altre linee ereditarie.
Ne consegue che, al posto degli zii premorti, non possono essere chiamati i loro discendenti e quindi dette quote saranno ripartite tra i soli zii superstiti.

Questo il link all’Interpello 42 2019

Dubbi e risposte sul Nuovo Modello

Il Nuovo modello ingenera molti dubbi di compilazione. Di seguito si riportano alcune delle domande e dei dubbi più comuni con le relative risposte.

1) Se ho pagato i modelli f/24 prima del 1.1.2019 perché la successione scadeva il 6.1.2019, pertanto come faccio a presentare il modello telematico in quanto ho gia le tasse pagate?

Il problema è piuttosto comune. La soluzione più semplice è quella di procedere alla compilazione del modello senza indicare l’intermediario e farlo consegnare in forma stampata cartacea direttamente allo sportello dal dichiarante, con allegato il modello F24. Si potrebbe anche procedere all’invio indicando un IBAN errato e sapendo che l’addebito non andrà a buon fine per poi andare allo sportello e concordare il pagamento integrando all’F24 il ravvedimento operoso che solitamente chiedono in caso di mancato addebito delle imposte sul conto corrente, ma la prima metodologia è la più sicura.

2) All’Agenzia delle Entrate territorialmente competente mi hanno proibito di presentarla cartacea, come mai?

Purtroppo succede spesso: quando qualche professionista ha tentato di far presentare la dichiarazione cartacea direttamente al dichiarante si è sentito rispondere cosi.

Di seguito però si allegano i passaggi delle istruzioni che riportano espressamente tale possibilità, che non può essere quindi esclusa dalle singole Agenzie:

La dichiarazione va presentata esclusivamente in via telematica tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate:
• direttamente dal dichiarante;
• dagli intermediari abilitati, come ad esempio professionisti e Caf;
dall’ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate competente per la lavorazione in relazione all’ultima residenza nota del de cuius.

DOCUMENTI DA CONSERVARE
Chi presenta il modello di successione deve conservare i seguenti documenti, oltre a quelli citati nel precedente paragrafo ‘QUALI DOCUMENTI OCCORRONO’:
1) la copia cartacea, sottoscritta, del modello trasmesso, oppure il file da conservare in maniera conforme alle disposizioni normative vigenti in materia di conservazione dei documenti informatici;
2) gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese in allegato alla dichiarazione (se non sottoscritte con firma digitale o non trasformate in copie informatiche di documenti analogici la cui conformità all’originale è attestata da un pubblico ufficiale), unitamente alla copia dei documenti d’identità dei soggetti che le hanno sottoscritte;
3) la ricevuta emessa dal sistema telematico che comprova l’avvenuta presentazione del modello trasmesso (seconda ricevuta);
4) la copia del modello F24 oppure la ricevuta di avvenuto pagamento telematico delle imposte autoliquidate.
N.B. Se la presentazione della dichiarazione avviene tramite intermediario, questi deve aver cura di conservare l’originale della dichiarazione di successione trasmessa e firmata dal dichiarante, gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli eredi o legatari, nonché copia dei relativi documenti d’identità. Se la presentazione avviene tramite l’Ufficio territoriale competente, gli originali della dichiarazione sottoscritta dal contribuente, delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli altri beneficiari, nonché copia dei relativi documenti d’identità dovranno essere conservati dall’Ufficio.

Le modalità di pagamento delle suddette somme autoliquidate sono le seguenti:
1) Se la dichiarazione è presentata direttamente dal dichiarante, il pagamento deve essere effettuato mediante addebito diretto sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.
2) Se la dichiarazione è presentata tramite un pubblico ufficiale abilitato o un intermediario abilitato, il pagamento dei tributi autoliquidati deve essere effettuato mediante addebito on line disposto dal pubblico ufficiale o dall’intermediario sul proprio conto corrente o su quello del dichiarante, aperto presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.
3) Se la dichiarazione è presentata tramite l’ufficio territoriale competente dell’Agenzia delle entrate, il pagamento può essere effettuato in banca, all’ufficio postale o all’agente della riscossione, utilizzando il modello F24 (disponibile presso gli uffici postali, gli agenti della riscossione, le banche e sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate http://www.agenziaentrate.gov.it) oppure mediante addebito diretto sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.

3) In caso di dichiarazione sostitutiva solo per le imposte catastale e ipotecaria si sottraggono le differenze? le altre imposte si ripagano tutte? (bolli tributi volture ecc?)

La risposta è si. Si detraggono le ipocatastali già versate e comunque, se la sostitutiva è codice 1 (con nuove trascrizioni e volture), l’imposta dovrà essere almeno pari al minimo (200 euro ciascuna). Le altre imposte, fisse e collegate agli adempimenti di trascrizione e voltura si ripagano in quanto, avendo toccato gli immobili, è necessario procedere nuovamente a tutti gli adempimenti.
In caso di sostitutiva codice 2 (che non richiede nuove trascrizioni e volture) o 3 (per allegare documenti) non è necessario pagare nuovamente le imposte.

4) Successione testamentaria : il de cuius nomina suoi eredi il fratello per l’usufrutto generale e i due figli di quest’ultimo per la nuda proprietà; come si inserisce la distinzione? prima si faceva nelle note

Nel nuovo modello la distinzione verrà evidenziata in devoluzione dove, in corrispondenza al singolo erede, cespite per cespite, si indicano quote ricevute e tipologia di diritto ricevuto.
In DE.A.S. dovrà indicare nel frontespizio che la successione è testamentaria e poi quando si inseriscono i cespiti si dovrà indicare (direttamente nella schermata in cui mette i dati del cespite) “bene legato per testamento”. Successivamente tramite la funzione “assegnazione manuale delle quote” si potranno indicare quote e diritto trasferito. Nel caso specifico, in corrispondenza al fratello si indicherà il diritto di usufrutto al 100% (1/1) e ai nipoti il diritto di proprietà ½ ciascuno.

5) per i fondi comuni di investimento con solo una parte composti da quota esente come si fà?

Le istruzioni precisano che in caso di fondi con una quota imponibile ed una esente essi vanno riportati nel modello due volte indicando in una la parte imponibile e nell’altra la parte esente.
DE.A.S peraltro, duplica automaticamente il cespite ripartendo la parte imponibile e la parte esente in base ai dati caricati nella finestra che per i fondi comuni si apre in corrispondenza del valore.

6) l’unica erede, disabile al 100% ha diritto a delle agevolazioni in merito ai pagamenti?

Si, esiste una importante agevolazione prevista dal testo unico che ha portato la soglia di franchigia (sotto cui non si paga imposta di successione), per gli eredi portatori di handicap grave ai sensi della Legge 104/1992, ad 1.5 milioni di Euro, a prescindere dal rapporto di parentela che lo lega al de cuius.
Le istruzioni precisano che si deve indicare la disabilità nella apposita casella del quadro EA secondo le seguenti specifiche: “Barrare la casella se la persona ha una disabilità riconosciuta grave in base all’art. 3, comma 3 della legge n. 104 del 1992. La gravità della disabilità deve essere certificata con verbale dalla commissione per l’accertamento della disabilità di cui all’art. 4 della legge n. 104 del 1992. In questo caso il contribuente deve rendere una dichiarazione sostitutiva di atto notorio compilando il relativo rigo del Quadro EH (o allegandola tramite il quadro EG se non riguarda il dichiarante), avendo cura di indicare gli estremi del verbale”

7) Si possono dichiarare beni che il de cuius aveva eventualmente all’estero?

La questione non è tanto se si possano indicare quanto piuttosto se si debbano indicare i beni esteri.
La risposta è: se il de cuius al momento della morte era residente in Italia andranno in successione sia i suoi beni presenti sul territorio nazionale che quelli presenti all’estero (case, conti correnti, aziende etc…); se il de cuius era residente all’estero andranno in successione in Italia solo i beni presenti sul territorio nazionale.

8) Posso inserire il diritto di abitazione se il coniuge superstite è già proprietario per 1/2 della stessa unità?

La risposta è si: il diritto di abitazione spetta al coniuge superstite sulla casa coniugale, a patto che questa fosse tutta di proprietà del de cuius o in comproprietà/comunione con il coniuge. Non si genera il diritto di abitazione a favore del coniuge superstite se l’immobile, prima dell’apertura della successione, era già di proprietà, anche solo per minima quota, di altri soggetti.
Qualora poi il coniuge abbia i requisiti richiesti dalla normativa, su detto diritto di abitazione potrà anche chiedere la agevolazione prima casa che, nel caso, si estenderà all’intero immobile.

Cassazione ordinanza 1682/2019 – annullamento del testamento per incapacità naturale

La corte di cassazione, con ordinanza n. 1682/2019 del 22 gennaio 2019 interviene sul tema dell’annullamento del testamento, chiarendo che il disturbo bipolare di cui soffre un testatore, anche se potenizialmente può comportare una grave compromissione della capacità di autodeterminazione, se non è accertato formalmente in una pronuncia di interdizione, non comporta automaticamente una incapacità naturale del testatore, in quanto tale condizione non determina un l’assoluto stato di incoscienza né la perdita della capacità di autodeterminarsi e la conseguente necessità di assistenza ai fini del compimento di atti di ordinaria e straordinaria amministrazione a carico dello stesso.
Ne consegue che la prova dello stato di incapacità naturale ex art. 428 c.c. rimane a carico della parte che ha chiesto l’annullamento del testamento e non a carico del convenuto.

La questione in esame nasce dalla domanda di annullamento di due testamenti olografi proposta da uno dei discendenti del de cuius, che chiedeva di annullare le due disposizioni di ultima volontà e aprire così la successione legittima. La richiesta trovava fondamento nel fatto che il de cuius, essendo affetto da un grave e datato disturbo bipolare, non sarebbe stato capace, al momento della redazione di due testamenti, di autodeterminarsi consapevolmente.

I tre gradi di giudizio, tutti conformi fino alla pronuncia della Cassazione, invece, hanno sostenuto (cosi come da giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione peraltro) che, anche se era stato accertato il disturbo bipolare del testatore, comunque, lo stesso non era mai stato interdetto e, dunque, non risultava accertata la sussistenza di uno stato di incapacità che avesse la caratteristica di essere permanente e/o abituale.

La corte, nella sua pronuncia che chiude definitivamente il giudizio, si inserisce così nel solco già precedentemente impostato (ex multis: Cass. sez. 6 – 2, del 19/02/2018, n. 3934; Cass. sez. 10/10/2018, n. 25053) ribadendo che, in tema di annullamento del testamento, l’incapacità naturale del testatore postula la esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi. In ordine alla ripartizione dell’onere della prova, poiché lo stato di capacità naturale ex art. 428 c.c. costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a chi impugni il testamento dimostrare la dedotta incapacità. E detta prova non è stata raggiunta in alcun modo da parte ricorrente.

qui il testo integrale della ordinanza

Interpello 123/2018: si prima casa anche in caso di immobile preposseduto se verrà ceduto

Con la risposta ad interpello n. 123 del 21 dicembre 2018 la Agenzia delle Entrate ha risposto ad un quesito sulla “Applicabilità delle agevolazioni prima casa ai sensi dell’articolo 1, comma 4-bis, della Nota II-bis della tariffa parte prima, allegata al Dpr 26 aprile 1986, n. 131, in caso di possidenza di altro immobile situato nello stesso Comune non acquistato con le agevolazioni prima casa in quanto acquistato prima dell’entrata in vigore delle relative agevolazioni”.

Il contribuente in particolare, già in possesso di altra abitazione acquistata nel solito comune senza agevolazione, chiede se può chiedere la agevolazione prima casa sulla abitazione che riceve in successione, impegnandosi a cedere il primo immobile entro l’anno.

L’agenzia precisa che:

Nel caso di specie, in relazione all’immobile ereditato, il contribuente istante non potrebbe usufruire delle agevolazioni “prima casa”, in quanto – avendo la titolarità esclusiva dell’immobile acquistato nel 1971 – non soddisfa la condizione di cui alla lettera b) della Nota II-bis della tariffa, parte prima, allegata al TUR, che, come noto, prevede che “nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare”.

Al riguardo, il citato comma 4-bis della Nota II-bis – di cui il contribuente invòca l’applicazione – prevede che “(..)l’aliquota del 2 per cento si applica anche agli atti di acquisto per i quali l’acquirente non soddisfa il requisito di cui alla lettera c) del comma 1 e per i quali i requisiti di cui alle lettere a) e b) del medesimo comma si verificano senza tener conto dell’immobile acquistato con le agevolazioni elencate nella lettera c), a condizione che quest’ultimo immobile sia alienato entro un anno dalla data dell’atto. In mancanza di detta alienazione, all’atto di cui al periodo precedente si applica quanto previsto dal comma 4”

Pertanto, limitatamente alla condizione di cui alla richiamata lettera b), la disposizione, di cui al citato comma 4-bis, consente al contribuente di fruire delle agevolazioni “prima casa”, nonostante sia titolare, nel Comune di residenza, di un altro immobile, precedentemente acquistato – come chiarito dalla Circolare 13 giugno 2016, n. 27 (paragrafo 3.3) – beneficiando delle agevolazioni elencate nella lettera c), della Nota II-bis, dell’articolo 1, della Tariffa, Parte prima, In definitiva, alla luce di tali considerazioni, l’applicazione della disposizione di cui al comma 4-bis, dell’articolo 1, della tariffa, parte prima, allegata al TUR, permette al contribuente di derogare temporaneamente (entro l’anno dalla data del secondo acquisto) alla condizione di cui alla lettera b) della citata Nota II-bis, ovvero della prepossidenza di un solo altro immobile “agevolato” nello stesso Comune di residenza. Invero, scopo della norma di cui al citato comma 4-bis è quello di agevolare il contribuente nella sostituzione dell’abitazione preposseduta, concedendo un lasso temporale, più lungo, per l’alienazione dell’immobile da sostituire. La norma, dunque, non deroga alla condizione prevista dalla lettera b), ma semplicemente ne posticipa la sua sussistenza entro l’anno dalla data del secondo acquisto, sicché, entro tale termine, l’acquirente deve, comunque, possedere, nel Comune di residenza, un solo immobile acquistato con le agevolazioni “prima casa”. Ciò premesso, si ritiene che tale condizione risulti soddisfatta anche nel caso prospettato dal contribuente, sebbene il primo ed unico immobile preposseduto nel Comune di residenza – in cui si trova anche l’immobile che gli perverrà per successione – non abbia goduto delle agevolazioni prima casa. allegata al TUR.

Ne consegue dunque che il contribuente, a patto che si impegni a cedere l’immobile preposseduto entro l’anno dalla apertura della successione può, nel frattempo, applicare la agevolazione prima casa sul nuovo immobile ricevuto.

Di seguito il link all’interpello completo: risposta+n.+123+del+2018

La voltura catastale: non sempre comporta accettazione tacita dell’eredità.

Commento all’ordinanza Cassazione Civile, Sesta Sezione, n.32770/2018

La Corte di Cassazione, Sesta Sezione, con ordinanza 32770 del 19 dicembre u.s. interviene nuovamente sull’annoso problema interpretativo che riguarda la rilevanza o meno, ai fini della c.d. ‘accettazione tacita dell’eredità’, della presentazione della dichiarazione di successione e della collegata voltura catastale presentata.
L’accettazione dell’eredità è, per il nostro ordinamento, quell’atto cui si collega l’effetto di consentire al chiamato all’eredità di diventare definitivamente erede. Il Codice Civile prevede le modalità di accettazione dell’eredità in espressa e tacita (art. 474 c.c.): la prima consiste in un’esplicita dichiarazione di volontà; la seconda invece, ai sensi dell’art. 476 c.c.,consiste nel compimento di particolari atti tali da presupporre necessariamente la volontà di accettare da parte del chiamato e che il chiamato stesso non avrebbe il diritto di compiere se non nella sua qualità di erede.
Ciò premesso, negli anni, dottrina e giurisprudenza si sono pronunciate in riferimento a varie fattispecie concrete per individuare, nel merito, quei particolari comportamenti concludenti che, in effetti, comportano ‘accettazione tacita’, così da distinguerli da quei comportamenti che invece, venendo classificati come di natura conservativa, permettono al chiamato all’eredità di mantenere detto status senza veder convertita la propria posizione in erede puro e semplice.
In riferimento in particolare all’atto oggetto di esame, ovvero, la voltura catastale, adempimento necessario per individuare i soggetti che subentrano negli obblighi di carattere tributario che già facevano capo al de cuius, la giurisprudenza si è espressa, negli anni, chiarendo che, seppur sia vero che la legge fiscale stabilisca, a carico di chi è tenuto alla presentazione della dichiarazione di successione, l’obbligo di presentare domanda di voltura catastale nei trenta giorni dalla registrazione della dichiarazione di successione, è altrettanto vero che detta presentazione, avendo la voltura una funzione sia fiscale che civile, comporta, per il firmatario, accettazione tacita dell’eredità.
In tal senso, ex multis, Cassazione civile, 12/04/2002, n. 5226, sez. II; Cassazione civile, 07/07/1999 n. 7075, sez. II., Cassazione civile, sez. II, 11/05/2009, n. 10796.

La recente giurisprudenza.

In questo ambito giurisprudenziale, contestato solo recentemente da una prima voce fuori dal coro, l’ordinanza 07.03.2017 del Tribunale di Torino che, qualificando la voltura catastale come adempimento unicamente fiscale (peraltro previsto come obbligatorio a carico del contribuente) nè escludeva la rilevanza giuridica e la sua configurabilità quale accettazione tacita dell’eredità, si inserisce l’ordinanza in oggetto.
La Cassazione, interpellata a seguito di ricorso di due sorelle che, avendo presentato voltura catastale e successivamente effettuato rinuncia all’eredità, sostenevano la tardività della propria rinuncia proprio perché avvenuta successivamente alla presentazione della voltura,chiarisce che “la voltura catastale non integra incondizionatamente gli estremi di una accettazione tacita dell’eredità efficace ad ampio spettro soggettivo” e che, come ha chiarito la Corte d’appello nella sentenza impugnata “va valutata l’indubbia rilevanza presuntiva di denuncia di successione e voltura catastale, ma alla luce e nell’ambito del complessivo comportamento delle chiamate”.
La Corte, nel rigettare il ricorso, ha dunque chiarito che l’indagine relativa alla sussistenza o meno di un comportamento qualificabile in termini di accettazione tacita, risolvendosi in un accertamento di fatto, va condotta dal giudice di merito caso per caso, e non è poi censurabile in sede di legittimità, purché la relativa motivazione risulti immune da vizi logici o da errori di diritto.
Ne consegue dunque, con una importante apertura rispetto al passato che, sebbene la voltura porti a presumere la accettazione, essa dovrà essere valutata insieme a tutti gli altri comportamenti della parte, nella valutazione della intervenuta accettazione tacita. Un comportamento di completo disinteresse nei confronti dell’eredità dunque, anche successivamente alla volturazione, così come, a maggior ragione, un disinteresse puntualizzato anche da una rinuncia saranno elementi fondamentali nella valutazione della accettazione in capo al dichiarante della voltura catastale.

ordinanza 32770-2018

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