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Corte di Cassazione sent.13595/2018 – il termine annuale per la presentazione della dichiarazione non si applica alle integrative

La corte di cassazione, con la recente sentenza n.13595/2018 si pronuncia in merito al termine annuale di presentazione della dichiarazione di successione e della sua non applicabilità alle dichiarazioni integrative.

La questione nasce dall’istanza di rimborso presentata da una Onlus la quale sosteneva che, in seguito del riconoscimento legale della fondazione le imposte, in precedenza versate in misura proporzionale, erano dovute in misura fissa e quindi chiedeva il rimborso delle maggiori somme versate.

La cassazione, accogliendo il ricorso precisa che “il termine annuale per la dichiarazione di successione non è applicabile alla dichiarazione integrativa presentata dall’odierna ricorrente in data 13.11.2007 (la dichiarazione di successione era stata presentata in data 27.3.2006). L’art. 28 comma 6 del d.lgs 346/1990 non richiama l’art. 31 con riferimento al termine per la presentazione della dichiarazione di successione non essendo prevista alcuna comminatoria di decadenza e tenuto conto che la emendabilità e la retrattabilità della dichiarazione sono sottratte al termine fissato per la presentazione della denuncia medesima (Cass. 26080/2016)“.

Ne consegue la possibilità di modificare ed emendare la prima dichiarazione a prescindere dal decorso del termine annuale previsto per la presentazione della prima dichiarazione.
Di seguito il testo integrale della sentenza:
CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 30 maggio 2018, n. 13595

Svolgimento del processo
La Fondazione dott.ssa V.S.S. Fondazione Onlus, impugnava il silenzio rigetto formatosi sull’istanza di rimborso presentata dall’Agenzia delle Entrate in data 27.3.2006 con la quale essa aveva chiesto la restituzione della differenza di quanto versato, a titolo di imposte ipotecarie e catastali, per complessivi € 22.751,00 in relazione alla dichiarazione di successione della signora V.S.S.. Sosteneva che, in seguito del riconoscimento legale della fondazione le imposte, in precedenza versate in misura proporzionale, erano dovute in misura fissa.
La Commissione tributaria di primo grado rigettata il ricorso.
La Fondazione proponeva appello. La Commissione tributaria di secondo grado di Bolzano, con al sentenza n. 18/1/12 emessa il 14.3.2012 respingeva l’appello.
La contribuente propone ricorso per Cassazione affidato a sei motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.
Motivi della decisione
1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del decreto legislativo del 31.10.1990 n. 346, art. 1 e del decreto legislativo 31.10.1990, n. 347, artt. 1 e 10.
2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del decreto legislativo del 31.10.1990, n. 347, art. 17 comma 5 e dell’art. 14 delle disposizioni di legge in generale.
3. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del d.lgs. del 31.10.1990, n. 346, art. 42 comma 1 lett.) d e dell’art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale.
4. Con il quarto motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del d.lgs. 347/1990, art. 1 comma 2 e art. 10 comma 3 e del principio di capacità contributiva.
5. Con il quinto motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del d.lgs 347/1990, art. 1 comma 2 e art. 10 comma 3 e del divieto di discriminazione.
6. Con il sesto motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del decreto legislativo del 31.10.1990, n. 346, art. 28 comma 6 in relazione agli artt. 27 comma 1 e 29 e 31 commi 1 e 2 del medesimo decreto.
7. I motivi 1, 4 e 5 possono essere trattati congiuntamente in quanto connessi.
Le censure sono fondate.
Il comma 2 del d.lgs. 347/1990 prevede che non sono soggette all’imposta le formalità eseguite nell’interesse dello Stato né quelle relative ai trasferimenti di cui all’art. 3 del testo unico sull’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, salvo quanto disposto nel comma 3 dello stesso articolo.
L’art. 3 comma 1 del d.lgs. 346/1990 prevede che non sono soggetti all’imposta i trasferimenti a favore dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni, né quelli a favore di enti pubblici e di fondazioni o associazioni legalmente riconosciute, che hanno come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica, l’educazione, l’istruzione o altre finalità di pubblica utilità, nonché quelli a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) e a fondazioni previste dal decreto legislativo emanato in attuazione della legge 23 dicembre 1998, n. 461.
Sussiste, pertanto, il diritto al rimborso essendo incontestato che la fondazione abbia avuto riconoscimento legale.
8. I motivi 2, 3 e 6 possono essere trattati congiuntamente, in quanto sono connessi.
Le censure sono fondate. Contrariamente a quanto affermato dalla Commissione tributaria di Bolzano il termine annuale per la dichiarazione di successione non è applicabile alla dichiarazione integrativa presentata dall’odierna ricorrente in data 13.11.2007 (la dichiarazione di successione era stata presentata in data 27.3.2006). L’art. 28 comma 6 del d.lgs 346/1990 non richiama l’art. 31 con riferimento al termine per la presentazione della dichiarazione di successione non essendo prevista alcuna comminatoria di decadenza e tenuto conto che la emendabilità e la retrattabilità della dichiarazione sono sottratte al termine fissato per la presentazione della denuncia medesima (Cass. 26080/2016).
Si consideri inoltre che, secondo l’orientamento conforme di questa Corte, in tema d’imposta di successione, gli errori commessi dal contribuente nella dichiarazione sono in ogni caso emendabili, sia in virtù del principio generale secondo cui la dichiarazione non ha valore confessorio e non è fonte dell’obbligazione tributaria, sia in virtù dei principi costituzionali di capacità contributiva e buona amministrazione, nonché di collaborazione e buona fede che devono improntare i rapporti tra l’Amministrazione finanziaria ed il contribuente. Alla correzione non osta né l’intervenuta scadenza del termine per la presentazione della denunzia di successione, che non ha natura decadenziale, né l’art. 31, comma 3, del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, che concerne le modifiche da apportare agli elementi oggettivi e soggettivi della dichiarazione, né l’eventuale notifica di un avviso di liquidazione, riflettendosi tale circostanza solo sul regime dell’onere della prova in giudizio, (da ultimo Cass. 2229/2015).
L’evento da cui è sorto il diritto della ricorrente al rimborso dell’imposta ipotecaria e catastale, consistente nel riconoscimento legale della fondazione costituita su ultima volontà della defunta, è avvenuto dopo la presentazione della dichiarazione di successione effettuata in data 27.3.2006.
Il ricorso deve essere, conseguentemente accolto e la sentenza cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamento in punto di fatto, il processo può essere deciso nel merito con raccoglimento del ricorso della contribuente.
In considerazione della modifica, nel tempo della normativa in materia di imposta di successione e della evoluzione della giurisprudenza le spese del giudizio di merito devono essere compensate.
Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo della contribuente.
Compensa le spese dei gradi di merito. Condanna l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in € 2900,00 oltre accessori.

Un anno di riforma telematica – primi bilanci

Trascorso ormai un anno dal famigerato 27 dicembre 2016 e dalla pubblicazione del Nuovo Modello di dichiarazione di successione, poi entrato in vigore il 23 gennaio 2017, è tempo di fare un primo bilancio per valutare la bontà e l’impatto della riforma. (altro…)

Il Provvedimento direttoriale prot. n.112426 del 15 giugno 2017 – nuovo modello dal 12 settembre 2017

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot n.112426 del 15 giugno 2017,  l’Agenzia dell’Entrate ha stabilito che il nuovo modello telematico (emanato con provvedimento del 27 dicembre 2016 e  in vigore dal 23 gennaio 2017) venga sostituito da una nuova versione che entrerà in vigore il 12 settembre 2017.

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Nuovo modello di dichiarazione di successione e voltura catastale

Pubblicato il 27/12/2016 il provvedimento direttoriale di “ Approvazione del modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali, delle relative istruzioni e delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica” con allegati il nuovo modello di dichiarazione di successione e voltura in formato telematico e le istruzioni per compilazione e invio.
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2 MC successioni advanced 2015 – il calcolo della presunzione del 10%

Tra le norme di generale applicazione in materia di imposta di successione, ha un ruolo importante la presunzione ex art. 9 TU 346/90 secondo cui “Si considerano compresi nell’attivo ereditario denaro,  gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del  valore  globale netto imponibile dell’asse  ereditario  anche  se  non  dichiarati  o dichiarati per un importo minore, salvo che da  inventario  analitico redatto a norma degli articoli 769 e seguenti del codice di procedura civile non ne risulti l’esistenza per un importo diverso”.

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1 webinar MC successioni – modulo Advanced: focus sugli argomenti del secondo semestre

Questi invece gli argomenti che verranno approfonditi nel secondo semestre del corso master class successioni mod. advanced 2015

 Accettazione con beneficio d’inventario

 Nel momento in cui un erede accetta l’eredità può farlo in forma pura e semplice (tacita per fatti concludenti o espressa con una dichiarazione) ed in tal caso confonderà il proprio patrimonio personale con quello del de cuius, diventando matrimonialmente responsabile dei debiti contratti dal de cuius anche con il proprio patrimonio personale, oppure farlo con beneficio di inventario (naturalmente possibile solo in forma espressa).

 In questo secondo caso il soggetto avrà la possibilità di mantenere il proprio patrimonio personale separato da quello del de cuius preservandolo da eventuali aggressioni di creditori dello stesso. Per mantenere detto beneficio però è necessario che il richiedente rispetti tutti gli adempimenti richiesti dal codice civile avviando la collegata procedura giudiziale; pena la perdita del beneficio e la confusione dei due patrimoni.

Vedremo dunque nel dettaglio la procedura e tutti gli step da seguire per acquisire e soprattutto non perdere il beneficio.

 Le successioni di de cuius domiciliati fiscalmente in Italia e possessori di beni e attività estere

 La scelta di questo ulteriore argomento è ben evidente: sempre di più ciò troviamo di fronte a una realtà multirazziale ed un mondo internazionale, motivo per cui assume sempre più rilievo, da un lato, il diritto internazionale privato, dall’altro la gestione della fiscalità internazionale.

 La questione delle successioni internazionali viene affrontata innanzi tutto, nella lezione in questione, dal punto di vista fiscale.

L’aspetto rilevante da prendere in considerazione, dal punto di vista fiscale, è il domicilio fiscale del de cuius: sulla base di questo infatti si individua la competenza fiscale e quindi l’imponibilità fiscale della successione.

 In questo quadro si inserisce il certificato successorio europeo, il documento individuato dall’Unione Europea come necessario per il riconoscimento e la certificazione dello status di erede, valevole anche all’estero in tutto il territorio dell’Unione.

 Patti successori e patti di famiglia

 Argomento di nicchia ma che assume, anno dopo anno, un ruolo sempre più importante nel nostro ordinamento, sono i patti di famiglia ovvero quei contratti che, in deroga al divieto di patti successori, permettono all’imprenditore di trasferire la propria impresa, azienda, partecipazione sociale a quello/i dei suoi discendenti che prosegue nell’attività.

 Il patto, a differenza di un testamento o una donazione, atti in futuro riducibili dagli eredi legittimari pretermessi, vede come obbligatoria la partecipazione (e quindi l’accordo) e la liquidazione di tutti coloro che sarebbero eredi legittimari se in quel momento si aprisse la successione (in sostanza tutti coloro che avrebbero titolo a contestare la lesione della propria quota di riserva), e quindi impedisce a tutti la futura contestazione.

 I vincoli di destinazione: aspetti civili e fiscali

 Altro istituto che, rinnovato nei contenuti e nella sua applicazione, sta prendendo campo anche per gestire questioni successorie e di diritto familiare è il vincolo di destinazione.

Sempre esistito nel nostro ordinamento come istituto regolato nel dettaglio per soddisfare esigenze specifiche (vedi fondo patrimoniale o patrimonio destinato nelle società), il vincolo di destinazione è stato ora sdoganato come un istituto che permette di vincolare e destinare parti di patrimonio al perseguimento di qualunque finalità ritenuta lecita dal nostro ordinamento.

 All’interno dei vincoli di destinazione trova poi un posto d’onore il Trust, quell’istituto di common law tipico dei paesi di matrice anglosassone che permette di vincolare e destinare parte del patrimonio, costituito come un blocco a se stante e gestito dal soggetto gestore in base ad uno specifico programma di gestione.

 Oltre a studiare l’evoluzione e le ipotesi di applicazione di questi istituti ne vedremo anche il risvolto di imponibilità fiscale, che differenzia le singole tipologie di vincolo con trattamento impositivo diverso.

 Donazioni dirette ed indirette e atto di opposizione alla donazione

 Un ultimo argomento da approfondire: le donazioni.

La donazione, sia che avvenga in forma diretta, sia che avvenga in forma indiretta, spesso è utilizzata come anticipo di una successione, talvolta addirittura come un tentativo di pretermettere, parzialmente o totalmente, uno degli eredi legittimari. Ne consegue la contestazione, un domani che si aprirà la successione del donante, da parte dei legittimari, della donazione stessa con l’esperimento della azione di riduzione.

Azione di riduzione, esercitabile entro 10 anni dalla morte del de cuius, che potrebbe portare alla restituzione all’eredità di beni posseduti dal donatario anche da molto tempo, anche oltre il ventennio.

Contestualmente all’azione di riduzione l’erede dovrà poi esercitare la azione di restituzione nei confronti del terzo chiamato, acquirente del bene donato o titolare di diritti reali minori imposti sul bene stesso. Al contrario della azione di riduzione, l’azione di restituzione è preclusa a carico del terzo decorsi 20 anni dalla trascrizione della donazione, salvo che il futuro erede, prima del decorso di detto ventennio, non abbia notificato e trascritto l’atto di opposizione alla donazione.

È dunque interessante vedere il funzionamento di detto atto, l’unico che impedisce il consolidamento degli atti di terzo su donazioni fatte da un futuro de cuius una volta consolidato il decorso del ventennio.

 Naturalmente si rinvia al calendario di dettaglio ed alle singole lezioni in materia per gli approfondimenti necessari.

 

Il diritto reale di usufrutto in successione: aspetti normativi e fiscali

 Tra gli istituti che, a vario titolo, si collegano alla materia successoria vi è, sicuramente, il diritto d’usufrutto.

Innanzi tutto è bene definire le caratteristiche di detto diritto reale minore:l’usufrutto è, a mente del codice civile, “il diritto riconosciuto all’usufruttuario di godere e disporre della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare (compresi i frutti), con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica”.

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Criteri di applicazione delle imposte ipotecaria e catastale

 Ogni volta che si apre una successione il chiamato all’eredità ha l’onere/obbligo di presentare la dichiarazione si successione e di scontare le imposte dovute per quel trasferimento a titolo gratuito di ricchezza che avviene con il passaggio generazionale dei beni familiari.

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