Le successioni

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La Legge 219/2012 e l’equiparazione dello status di figlio: conseguenze in materia successoria

Finalmente, dopo anni di discussioni politiche e sociali, il legislatore ha preso atto del mutare dei tempi e della necessità di equiparare i figli naturali, ormai molti, ai figli legittimi.

Quella dunque che era vista come una disparità di trattamento ormai insostenibile e, soprattutto, contraria al dettato costituzionale ed in particolare al principio fondamentale di uguaglianza sostanziale, vede dunque la strada per la sua definitiva eliminazione.

Per chiarire la portata innovativa della Legge 219/2012 in materia di riconoscimento dei figli naturali è opportuno però effettuare alcune doverose premesse e un breve excursus storico sulle norme codicistiche oggi modificate.

Innanzi tutto vediamo di chiarire la differenza tra figli legittimi e figli naturali: la prima categoria comprende tutti i figli nati da genitori coniugati; per essi vale la presunzione relativa di paternità, peraltro superabile con prova contraria, ed, al momento della nascita, entrano direttamente nelle famiglie legittime di entrambi i propri genitori, allacciando quindi rapporti parentali in linea retta e collaterale con tutti i parenti degli stessi.

La seconda categoria, invece, comprende tutti i figli nati da genitori non coniugati; tra essi vi saranno figli naturali riconosciuti da solo uno dei genitori o figli naturali riconosciuti, senza presunzione di paternità, da entrambi i genitori. Per questi ultimi, almeno fino all’entrata in vigore della Legge 219, si dubitava fortemente (o almeno questa era la interpretazione dottrinaria più consolidata, seppur minata da alcune interpretazioni giurisprudenziali innovative) di poter considerare automatico il loro inserimento nelle rispettive famiglie legittime dei propri genitori naturali.

Inutile dire che, l’interpretazione letterale del codice civile, che prima della riforma prevedeva, all’art.74 che “la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite” e all’art.258 che, comunque “il riconoscimento non produce effetto che riguardo al genitore che lo ha fatto”, portava ad una distorta interpretazione letterale che, in sostanza, sosteneva che, anche laddove il genitore naturale effettuava il riconoscimento del figlio, detto riconoscimento valeva solo nel rapporto tra i due, non valendo ad acquisire il figlio nella famiglia legittima d’origine del genitore stesso.

Ora, detta interpretazione letterale, superata in linea retta dal tenore delle altre norme codicistiche (che prevedono tra gli eredi in linea retta anche figli, nipoti etc… naturali), creava enormi problemi, in materia successoria, in via collaterale.

Se il figlio naturale non acquisiva vincoli di parentela con la famiglia legittima d’origine del genitore, in caso di successione di uno di questi “non parenti”, non entrava nelle linee ereditarie né poteva vedersi applicato l’istituto della rappresentazione, con una evidente disparità di trattamento, illegittima costituzionalmente per violazione del principio fondamentale di eguaglianza sostanziale, rispetto all’analoga posizione ereditaria spettante ad un figlio legittimo.

In tal senso si è già espressa in due occasioni la Corte Costituzionale, lamentando l’illegittimità costituzionale dell’art.565 c.c. (quello, per intendersi, che individua le categorie di successibili per legge in assenza di testamento) nella parte in cui non prevede tra i successibili legittimi, in mancanza di altri successibili oltre lo Stato, i fratelli naturali riconosciuti o dichiarati .

Nonostante detto intervento però, peraltro d’effetto limitato, e alcune sentenze della Corte di Cassazione che estendevano il riconoscimento del figlio anche alla famiglia del genitore chiarendo che l’art.258 nasceva solo per escludere una presunzione di paternità in caso di genitori non coniugati, con tutte le conseguenze, anche di diritto successorio, che ne derivavano, era necessaria una riforma che tenesse conto del mutamento dei tempi e della società civile.
E in questo solco già tracciato giurisprudenzialmente si inserisce anche la legge 219/2012, emanata con la finalità di eliminare qualsiasi forma di discriminazione tra figli legittimi e figli naturali, ossia nati fuori dal matrimonio.

Vediamo nel dettaglio le modifiche che incidono in modo particolare sul diritto successorio:

Innanzi tutto l’articolo 74 del codice civile e’ sostituito dal seguente: «Art. 74 (Parentela). – La parentela e’ il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione e’ avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui e’ avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio e’ adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di eta’, di cui agli articoli 291 e seguenti».

A tale nuova definizione del vincolo di parentela, con il chiarimento che esso si instaura sia nel caso in cui la filiazione avvenga all’interno del matrimonio, sia nel caso avvenga al di fuori di esso, si aggiunge poi la riformulazione del primo comma dell’art.258, sostituito dal seguente: «Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto e riguardo ai parenti di esso».

In questo modo dunque il legislatore compie un primo importantissimo passo verso l’equiparazione dei figli in materia successoria (la legge, peraltro, si occupa di detta equiparazione sostanziale in molti altri settori quali riconoscimento, disconoscimento, competenza dei Tribunali, affidamento e mantenimento etc..), demandando poi, ex art.2 della Legge 219/2012, con Delega, al Governo di emanare uno o più decreti a revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, con l’intento, tra gli altri, di provvedere alla “sostituzione, in tutta la legislazione vigente, dei riferimenti ai «figli legittimi» e ai «figli naturali» con riferimenti ai «figli», salvo l’utilizzo delle denominazioni di «figli nati nel matrimonio» o di «figli nati fuori del matrimonio» quando si tratta di disposizioni a essi specificamente relative” e di provvedere all’ “adeguamento della disciplina delle successioni e delle donazioni al principio di unicita` dello stato di figlio, prevedendo, anche in relazione ai giudizi pendenti, una disciplina che assicuri la produzione degli effetti successori riguardo ai parenti anche per gli aventi causa del figlio naturale premorto o deceduto nelle more del riconoscimento e conseguentemente l’estensione delle azioni di petizione di cui agli articoli 533 e seguenti del c.c.”


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