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La presentazione cartacea del nuovo modello telematico è ancora possibile?

Da quasi sei mesi è ormai andato in pensione il vecchio modello 4 cartaceo e, da allora, contribuenti e professionisti si sono, obtorto collo, sforzati di imparare a conoscere il nuovo modello e le modalità di invio telematico dello stesso.
Rimangono però, a distanza di tempo dalla sua definitiva entrata in vigore, alcuni dubbi che, seppur ingiustificati, alla luce del testo normativo contenente le istruzioni di compilazione fornito dalla Agenzia delle Entrate, rendono difficile il lavoro del professionista.

Il dubbio principale, ancora oggi, riguarda la possibilità o meno di continuare, nel 2019, a presentare il modello cartaceo. Ora, se il modello a cui stiamo facendo riferimento è il vecchio modello 4, la risposta è certamente no, esso è effettivamente andato in disuso, salvo alcuni casi particolari; se invece stiamo parlando della presentazione cartacea della versione stampata del nuovo modello la risposta è nettamente diversa.

Nelle Istruzioni di compilazione del modello, in più parti diverse, è espressamente chiarito che, seppur in via residuale e come soluzione lasciata a disposizione del solo contribuente persona fisica che opera come privato, rimane la possibilità di presentare il nuovo modello nella sua versione stampata.
Certamente le Agenzie delle Entrate osteggiano questa soluzione, chi con cartelli che pretendono la sola presentazione telematica, chi contestando la compilazione al contribuente che prova a presentare la dichiarazione. Certo è che detto comportamento è del tutto illegittimo e va contestato dal contribuente che, a pieno diritto, vuole depositare la copia cartacea del modello.

Le istruzioni, infatti, in ben tre passaggi diversi prevedono questa possibilità: sia quando individuano come modalità di invio telematico quella effettuata tramite lo sportello territoriale di competenza della Agenzia, sia quando chiedono al funzionario dell’Agenzia (che ha effettuato l’invio telematico del cartaceo) di conservare la documentazione sottoscritta in originale, sia, infine, quando individuano la possibilità per il contribuente di pagare le imposte con F24 solo in caso di presentazione della dichiarazione allo sportello.

Il pagamento con F24 e l’invio telematico: la “mission impossibile” del nuovo Modello.
Vi è di più. Proprio le modalità di pagamento delle imposte auto liquidate previste dalla normativa rendono evidente la possibilità di presentazione cartacea: nonostante infatti sia prevista la possibilità di pagare con F24, qualora il dichiarante opti per questa scelta, non indicando l’Iban per l’addebito delle imposte dovute in autoliquidazione, gli sarà inibito l’invio telematico. E allora delle due l’una, o si toglie la modalità di pagamento alternativa con F24 oppure l’unica scelta che rimane in detti casi sarà la consegna cartacea allo sportello

Titoli di Stato ed equiparati e conseguenze del loro inserimento nel Nuovo Modello

I titoli di stato e i titoli equiparati sono stati oggetto, nel Nuovo Modello, sono stati oggetto di numerosi interventi.

Partiamo dal principio.

In vigenza di vecchio modello 4 una delle domande più sentite dai professionisti che lavoravano nel campo delle successioni riguardava proprio la necessità di inserirli in successione.
Una prima tesi, partendo dal presupposto che essi erano esclusi dall’attivo ereditario, propendeva per il no, chiedendo a Banca o Posta di rilasciare i titoli dietro presentazione della sola dichiarazione sostitutiva di atto notorio; una seconda tesi, invece, più cautelativa, sosteneva l’utilità di inserirli in successione, valorizzati a zero così che non influissero in alcun modo sull’imposizione fiscale, per facilitare le procedure di sblocco da parte degli istituti bancari e di Poste Italiane.

Con l’avvento della prima versione del nuovo Modello il legislatore, pensando di risolvere uno dei dubbi più diffusi, ha inserito nel modello i titoli esenti (tra cui annoveriamo, tra gli altri BOT, CCT, BPT, Buoni Postali e tutti gli altri equiparati) definendoli “Titoli esclusi dall’attivo ereditario ma che devono essere inseriti in successione”. Era dunque previsto che essi venissero inseriti in successione ma con un codice loro dedicato (il codice 3 del quadro EO) e segnati come esenti. Oltre ad essere segnati con valore esente, peraltro, essi, poiché esclusi dall’attivo ereditario, non andavano nemmeno a fare cumulo nell’imponibile dell’imposta successoria, ricapitolato nel quadro EE.

Seppur questa soluzione fosse già la più corretta (i titoli venivano inseriti per completezza di informazioni e per semplificare l’iter di liquidazione con l’istituto di credito di riferimento, ma venivano indicati come esenti ed erano esclusi dall’attivo ereditario) l’Agenzia delle Entrate, con l’ultima versione approvata di modello e istruzioni (in vigore da marzo/maggio 2019) ha completamente cambiato strada.

Attualmente nelle istruzioni viene specificato che l’inserimento dei titoli esenti è facoltativo e ha effetti solo nei rapporti tra le parti e l’ente emittente (Istituti bancari o Poste Italiane) ma, in caso di inserimento, essi sono definiti “titoli compresi nell’attivo ereditario ed esenti da imposta” e vanno a fere cumulo, come tutti gli altri beni e valori, nell’asse ereditario del Quadro EE, pur rimanendo esenti da imposta.

Ora, al momento non è possibile capire fino in fondo le implicazioni di questa scelta (peraltro non radicata in alcuna norma di legge ma arbitrariamente presa dall’Agenzia delle Entrate) anxhe se qualche dubbio è lecito averlo. Dire che un bene è escluso dall’attivo ereditario è diverso da dire che esso è esente da imposta ma fa parte dell’attivo ereditario. Questa modifica dunque potrebbe portare a conseguenze sulla tassazione finale. Al momento non possiamo far altro che aspettare gli sviluppi.

Certo è che, se la Banca o la Posta di riferimento sblocca i titoli senza pretenderne l’inserimento in dichiarazione, si può valutare di non indicarli laddove il loro valore andasse ad alzare la base imponibile oltre le soglie di franchigia previste. In tal caso resterà qualche problema in più (risolvibile comunque con la tracciabilità di questi titoli) in relazione alla dimostrazione della provenienza delle somme agli eredi in casi di accertamento fiscale a carico di questi ultimi.

Le ricevute telematiche nel Nuovo Modello

Continuano, in questi primi mesi di utilizzazione obbligatoria del nuovo modello di dichiarazione di successione, i dubbi applicativi e le perplessità dei professionisti in relazione ad alcune delle funzioni principali di questa svolta telematica del Nuovo modello.
Tra le novità più travagliate del nuovo modello troviamo, senza dubbio, le ricevute telematiche ovvero il sistema studiato dalla Agenzia per certificare il corretto completamento di deposito e verifica della pratica. Leggendo le Istruzioni di compilazione, infatti, ci si aspetta di ricevere ben cinque ricevute con funzioni e scopi diversi. La realtà è invece parzialmente diversa.
Il primo mistero riguarda la prima ricevuta che dovrebbe attestare l’avvenuto invio della pratica. Essa, seppur espressamente indicata nelle istruzioni, di fatto, non esiste ed è sostituita dalla indicazione, nell’area riservata di Entratel, dell’avvenuto ricevimento del file.
Ben più importanti sono la seconda ricevuta, che attesta lo scarto o la presa in carico della pratica da parte della Agenzia, e la terza, che attesta l’avvenuto addebito delle imposte sull’Iban indicato.
Sulla seconda ricevuta le perplessità non riguardano tanto la sua ricezione, che avviene nell’area riservata Entratel entro un paio di giorni dall’invio della pratica, quanto la sua interpretazione. Nessun problema se la ricevuta è positiva e attesta la accettazione e protocollazione della successione: anzi, detto esito positivo ha anche una duplice ulteriore rilevanza: interrompe il termine annuale per il deposito della dichiarazione e può essere allegata (al posto della copia della dichiarazione che si utilizzava con il vecchio modello 4) per procedere alle Volture catastali (laddove non si opti per la voltura automatica). Qualche dubbio in più sulla ricevuta di scarto che rimane, per molti professionisti, di difficile interpretazione. Per tutti un consiglio: è necessario scaricare la ricevuta completa per trovare, nella seconda e terza pagina, le motivazioni dello scarto.
Anche sulla terza ricevuta, talvolta, i professionisti si scontrano con la mancata tempestività della stessa rispetto all’avvenuto addebito, anche se il ritardo della sue emissione, avendo già la conferma che l’addebito è andato a buon fine, non genera particolari preoccupazioni.
Discorso diverso per la quarta ricevuta che, in realtà, altro non è che la copia semplice della dichiarazione. Essa si trova non in Ricevute bensì in Preleva documenti e viene rilasciata dalla Agenzia una volta che l’ufficio ha controllato i contenuti della pratica e il suo rilascio avviene in media dopo 10/20 giorni dal deposito anche se si sentono voci contrastanti sui tempi che, talvolta, si abbreviano o dilatano sensibilmente.
E infine il mistero più grande: la ricevuta delle avvenute volture. La quinta ricevuta fa infatti disperare tutti: dovrebbe arrivare sia con esito positivo che negativo o parziale ma molto spesso non arriva per nulla. Anche qui la soluzione sta nel buon senso: se la ricevuta non arriva ma le volture sono andate a buon fine ci si può comunque ritenere soddisfatti; se non arriva ma le volture restano bloccate invece è bene rivolgersi all’Ufficio del Territorio competente.
E per concludere questo viaggio nel mondo delle ricevute telematiche merita un cenno la modalità di scrittura delle stesse scelta dalla Agenzia: esse infatti, scaricabili nell’area riservata di Entratel alla voce Ricevute, sono criptate e possono essere aperte solo tramite una complessa procedura di salvataggio e conversione del file nel desktop telematico. Una complessità operativa forse superflua.
La copia della dichiarazione, invece, è rilasciata in formato PDF non criptato. Anche qui, una differenza di trattamento difficilmente giustificabile.

Dubbi e risposte sul Nuovo Modello

Il Nuovo modello ingenera molti dubbi di compilazione. Di seguito si riportano alcune delle domande e dei dubbi più comuni con le relative risposte.

1) Se ho pagato i modelli f/24 prima del 1.1.2019 perché la successione scadeva il 6.1.2019, pertanto come faccio a presentare il modello telematico in quanto ho gia le tasse pagate?

Il problema è piuttosto comune. La soluzione più semplice è quella di procedere alla compilazione del modello senza indicare l’intermediario e farlo consegnare in forma stampata cartacea direttamente allo sportello dal dichiarante, con allegato il modello F24. Si potrebbe anche procedere all’invio indicando un IBAN errato e sapendo che l’addebito non andrà a buon fine per poi andare allo sportello e concordare il pagamento integrando all’F24 il ravvedimento operoso che solitamente chiedono in caso di mancato addebito delle imposte sul conto corrente, ma la prima metodologia è la più sicura.

2) All’Agenzia delle Entrate territorialmente competente mi hanno proibito di presentarla cartacea, come mai?

Purtroppo succede spesso: quando qualche professionista ha tentato di far presentare la dichiarazione cartacea direttamente al dichiarante si è sentito rispondere cosi.

Di seguito però si allegano i passaggi delle istruzioni che riportano espressamente tale possibilità, che non può essere quindi esclusa dalle singole Agenzie:

La dichiarazione va presentata esclusivamente in via telematica tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate:
• direttamente dal dichiarante;
• dagli intermediari abilitati, come ad esempio professionisti e Caf;
dall’ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate competente per la lavorazione in relazione all’ultima residenza nota del de cuius.

DOCUMENTI DA CONSERVARE
Chi presenta il modello di successione deve conservare i seguenti documenti, oltre a quelli citati nel precedente paragrafo ‘QUALI DOCUMENTI OCCORRONO’:
1) la copia cartacea, sottoscritta, del modello trasmesso, oppure il file da conservare in maniera conforme alle disposizioni normative vigenti in materia di conservazione dei documenti informatici;
2) gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese in allegato alla dichiarazione (se non sottoscritte con firma digitale o non trasformate in copie informatiche di documenti analogici la cui conformità all’originale è attestata da un pubblico ufficiale), unitamente alla copia dei documenti d’identità dei soggetti che le hanno sottoscritte;
3) la ricevuta emessa dal sistema telematico che comprova l’avvenuta presentazione del modello trasmesso (seconda ricevuta);
4) la copia del modello F24 oppure la ricevuta di avvenuto pagamento telematico delle imposte autoliquidate.
N.B. Se la presentazione della dichiarazione avviene tramite intermediario, questi deve aver cura di conservare l’originale della dichiarazione di successione trasmessa e firmata dal dichiarante, gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli eredi o legatari, nonché copia dei relativi documenti d’identità. Se la presentazione avviene tramite l’Ufficio territoriale competente, gli originali della dichiarazione sottoscritta dal contribuente, delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese dagli altri beneficiari, nonché copia dei relativi documenti d’identità dovranno essere conservati dall’Ufficio.

Le modalità di pagamento delle suddette somme autoliquidate sono le seguenti:
1) Se la dichiarazione è presentata direttamente dal dichiarante, il pagamento deve essere effettuato mediante addebito diretto sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.
2) Se la dichiarazione è presentata tramite un pubblico ufficiale abilitato o un intermediario abilitato, il pagamento dei tributi autoliquidati deve essere effettuato mediante addebito on line disposto dal pubblico ufficiale o dall’intermediario sul proprio conto corrente o su quello del dichiarante, aperto presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.
3) Se la dichiarazione è presentata tramite l’ufficio territoriale competente dell’Agenzia delle entrate, il pagamento può essere effettuato in banca, all’ufficio postale o all’agente della riscossione, utilizzando il modello F24 (disponibile presso gli uffici postali, gli agenti della riscossione, le banche e sul sito Internet dell’Agenzia delle entrate http://www.agenziaentrate.gov.it) oppure mediante addebito diretto sul proprio conto corrente aperto presso una delle banche convenzionate con l’Agenzia delle entrate o Poste Italiane S.p.a.

3) In caso di dichiarazione sostitutiva solo per le imposte catastale e ipotecaria si sottraggono le differenze? le altre imposte si ripagano tutte? (bolli tributi volture ecc?)

La risposta è si. Si detraggono le ipocatastali già versate e comunque, se la sostitutiva è codice 1 (con nuove trascrizioni e volture), l’imposta dovrà essere almeno pari al minimo (200 euro ciascuna). Le altre imposte, fisse e collegate agli adempimenti di trascrizione e voltura si ripagano in quanto, avendo toccato gli immobili, è necessario procedere nuovamente a tutti gli adempimenti.
In caso di sostitutiva codice 2 (che non richiede nuove trascrizioni e volture) o 3 (per allegare documenti) non è necessario pagare nuovamente le imposte.

4) Successione testamentaria : il de cuius nomina suoi eredi il fratello per l’usufrutto generale e i due figli di quest’ultimo per la nuda proprietà; come si inserisce la distinzione? prima si faceva nelle note

Nel nuovo modello la distinzione verrà evidenziata in devoluzione dove, in corrispondenza al singolo erede, cespite per cespite, si indicano quote ricevute e tipologia di diritto ricevuto.
In DE.A.S. dovrà indicare nel frontespizio che la successione è testamentaria e poi quando si inseriscono i cespiti si dovrà indicare (direttamente nella schermata in cui mette i dati del cespite) “bene legato per testamento”. Successivamente tramite la funzione “assegnazione manuale delle quote” si potranno indicare quote e diritto trasferito. Nel caso specifico, in corrispondenza al fratello si indicherà il diritto di usufrutto al 100% (1/1) e ai nipoti il diritto di proprietà ½ ciascuno.

5) per i fondi comuni di investimento con solo una parte composti da quota esente come si fà?

Le istruzioni precisano che in caso di fondi con una quota imponibile ed una esente essi vanno riportati nel modello due volte indicando in una la parte imponibile e nell’altra la parte esente.
DE.A.S peraltro, duplica automaticamente il cespite ripartendo la parte imponibile e la parte esente in base ai dati caricati nella finestra che per i fondi comuni si apre in corrispondenza del valore.

6) l’unica erede, disabile al 100% ha diritto a delle agevolazioni in merito ai pagamenti?

Si, esiste una importante agevolazione prevista dal testo unico che ha portato la soglia di franchigia (sotto cui non si paga imposta di successione), per gli eredi portatori di handicap grave ai sensi della Legge 104/1992, ad 1.5 milioni di Euro, a prescindere dal rapporto di parentela che lo lega al de cuius.
Le istruzioni precisano che si deve indicare la disabilità nella apposita casella del quadro EA secondo le seguenti specifiche: “Barrare la casella se la persona ha una disabilità riconosciuta grave in base all’art. 3, comma 3 della legge n. 104 del 1992. La gravità della disabilità deve essere certificata con verbale dalla commissione per l’accertamento della disabilità di cui all’art. 4 della legge n. 104 del 1992. In questo caso il contribuente deve rendere una dichiarazione sostitutiva di atto notorio compilando il relativo rigo del Quadro EH (o allegandola tramite il quadro EG se non riguarda il dichiarante), avendo cura di indicare gli estremi del verbale”

7) Si possono dichiarare beni che il de cuius aveva eventualmente all’estero?

La questione non è tanto se si possano indicare quanto piuttosto se si debbano indicare i beni esteri.
La risposta è: se il de cuius al momento della morte era residente in Italia andranno in successione sia i suoi beni presenti sul territorio nazionale che quelli presenti all’estero (case, conti correnti, aziende etc…); se il de cuius era residente all’estero andranno in successione in Italia solo i beni presenti sul territorio nazionale.

8) Posso inserire il diritto di abitazione se il coniuge superstite è già proprietario per 1/2 della stessa unità?

La risposta è si: il diritto di abitazione spetta al coniuge superstite sulla casa coniugale, a patto che questa fosse tutta di proprietà del de cuius o in comproprietà/comunione con il coniuge. Non si genera il diritto di abitazione a favore del coniuge superstite se l’immobile, prima dell’apertura della successione, era già di proprietà, anche solo per minima quota, di altri soggetti.
Qualora poi il coniuge abbia i requisiti richiesti dalla normativa, su detto diritto di abitazione potrà anche chiedere la agevolazione prima casa che, nel caso, si estenderà all’intero immobile.

Anno 2019 – la dichiarazione di successione telematica al via definitivo

Ormai superati i festeggiamenti per il 2019, affrontiamo questo nuovo anno che porta con sé, definitivamente e con qualche timore da parte dei professionisti coinvolti, l’invio telematico della pratica di dichiarazione di successione.

Archiviata infatti la fine dell’anno senza colpi di scena dell’ultima ora, di fronte al silenzio della Agenzia delle Entrate, non ci resta che dare per pensionato (salvo alcune piccole eccezioni) il vecchio Modello 4 e affrontare definitivamente la svolta epocale promossa con il Nuovo Modello Unico.
Dal 1 gennaio 2019 dunque ogni pratica successoria riguardante successioni apertesi dal 3.10.2006 in poi (salvo che non si tratti di modificative, integrative e sostitutive di successioni già presentate), dovrà essere redatta sul nuovo modello e il file generato dovrà essere verificato tramite software di controllo (dentro il desktop telematico o, per chi utilizza DE.A.S direttamente dal software)e, successivamente, autenticato ed inviato all’Agenzia.

La prima questione da affrontare, per il professionista, è la predisposizione del suo ambiente di lavoro per poter agire da intermediario e procedere all’invio telematico del Nuovo Modello. Innanzi tutto è necessario iscriversi (per chi non lo ha già fatto) a Entratel. L’operazione, piuttosto semplice, può avvenire tramite pec o direttamente allo sportello. Completata l’iscrizione il professionista dovrà scaricare sul proprio computer il desktop telematico all’interno del quale acquisirà Entratel e il software per il controllo delle dichiarazioni di successione e dovrà completare l’iter di creazione del suo ambiente di sicurezza, necessario per l’invio telematico.

Superate queste prime complessità operative il professionista sarà pronto per lavorare.

Di fronte ad una nuova pratica quindi l’intermediario dovrà acquisire i dati forniti dal dichiarante ed inserirli nei singoli quadri della dichiarazione di successione (che deve essere compilata direttamente su supporto software), ricordandosi di inserire agevolazioni e riduzioni, con gli specifici codici dati dall’Agenzia, in corrispondenza al cespite di riferimento nella stringa devoluzione con la attribuzione delle quote ai singoli eredi chiamati.

Dovrà poi, pena il rigetto della pratica, indicare l’Iban (dell’intermediario stesso o del dichiarante) su cui dovranno essere addebitate le imposte dovute in autoliquidazione.

Completata la compilazione dei quadri del nuovo modello, infine, l’intermediario dovrà verificare la pratica tramite il software di controllo presente nel desktop telematico e, una volta validato il file dovrà procedere alla autenticazione ed all’invio dello stesso tramite la solita piattaforma.

Nuovo modello telematico: fine anno, tempo di bilanci

Come sempre, con l’avvicinarsi di fine anno, è tempo di bilanci.

E, a maggior ragione, è il momento di fare un primo approfondito bilancio sugli aspetti positivi e negativi del nuovo modello telematico mentre ci avviciniamo al famigerato momento in cui, salvo interventi dell’ultimo minuto da parte dell’Agenzia, andrà in pensione il vecchio Modello 4 e le pratiche successorie potranno essere compilate e trasmesse solo con il modello telematico.

In questi quasi due anni di vita del nuovo modello esso è stato modificato più e più volte e, sicuramente, subirà ancora interventi rettificativi da parte della Agenzia per renderlo idoneo a gestire qualunque tipo di dichiarazione successoria, superando i blocchi e i limiti che, ad oggi, ancora si riscontrano.

Nel frattempo i professionisti si sono mostrati restii a lasciare la vecchia strada per la nuova e molti non hanno nemmeno effettuato l’Iscrizione ad Entratel né completato l’iter di predisposizione del proprio ambiente di lavoro, così da essere pronti, se non prima almeno da gennaio 2019, all’invio telematico.

Le note positive della riforma telematica

In questa situazione di incertezza comunque vi sono alcuni capisaldi che ci permettono di guardare al futuro con un certo ottimismo:

–          innanzi tutto il nuovo modello, essendo di compilazione blindata (per cui per ogni quadro e campo sono le istruzioni ad indicare quali codici utilizzare per le informazioni che occorre fornire all’Agenzia), dovrebbe ridurre la possibilità di errore da parte di chi lo redige, grazie anche al controllo finale con l’eventuale rigetto del file;

–          l’invio telematico, poi, facilita il lavoro del contribuente o del professionista che, cliccando alcuni tasti sulla tastiera può completare l’invio della pratica, i conseguenti addebiti di imposta e la volturazione degli immobili ivi inseriti, risparmiando inutili code negli uffici;

–          la previsione, infine, della stringa Devoluzione in cui riportare, cespite per cespite, la necessaria attribuzione in quota ai singoli eredi/legatari, permette già di predefinire, al momento dell’invio, le singole quote di eredità su cui l’Agenzia liquiderà l’imposta di successione, se dovuta.

I problemi ancora da risolvere

Se gli aspetti toccati si possono a buon diritto reputare positivi miglioramenti del nuovo modello rispetto al Modello 4 cartaceo, che resta tuttavia in vigore per eventuali modifiche a dichiarazioni  presentate precedentemente utilizzando detto modello, è altrettanto vero che ci sono ancora diversi importanti problemi che dovranno essere affrontati e superati, soprattutto togliendo il “paracadute” che oggi offre l’alternatività con il Modello 4.

Si pensi ad esempio all’impossibilità di procedere all’invio telematico se il contribuente sceglie di pagare le imposte, come in effetti è sua facoltà, con F24 invece che con addebito diretto; alla necessità di chiedere le copie conformi aggiuntive oltre alla prima andando esclusivamente ad uno degli sportelli presso l’Agenzia delle Entrate; alla impossibilità di gestire certi casi particolari ad oggi non previsti dalle specifiche tecniche ministeriali.

Non resta dunque che attendere gli ulteriori sviluppi normativi e prepararsi, senza più indugio, ad utilizzare il nuovo modello telematico, presto unica scelta possibile per il professionista.

Successioni telematiche: le ultime novità dell’Agenzia

Il 24 maggio 2018, a due mesi dall’uscita della terza versione del Nuovo Modello e delle sue istruzioni (pubblicate a dicembre e a sua volta modificate pochi giorni prima dell’entrata in vigore del modello, avvenuta lo scorso 15 marzo), l’Agenzia delle Entrate, continuando la stancante rincorsa alla versione definitiva del nuovo modello telematico ha pubblicato un nuovo aggiornamento alle istruzioni, al fine di eliminare refusi ed errori riscontrati in questi mesi.

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Il Provvedimento direttoriale prot. n.112426 del 15 giugno 2017 – nuovo modello dal 12 settembre 2017

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot n.112426 del 15 giugno 2017,  l’Agenzia dell’Entrate ha stabilito che il nuovo modello telematico (emanato con provvedimento del 27 dicembre 2016 e  in vigore dal 23 gennaio 2017) venga sostituito da una nuova versione che entrerà in vigore il 12 settembre 2017.

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Nuovo modello di dichiarazione telematica: prime considerazioni sulla procedura

Con il Provvedimento direttoriale del 27 dicembre 2016 l’Agenzia delle Entrate ha finalmente pubblicato il nuovo modello unico di dichiarazione di successione e di voltura telematica. La nuova documentazione, in vigore dal 23 gennaio 2017, naturalmente ha già aperto la strada a tutta una serie di analisi, considerazioni ed elucubrazioni, alcune molto interessanti.

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