Le successioni

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Il diritto reale di usufrutto in successione: aspetti normativi e fiscali

 Tra gli istituti che, a vario titolo, si collegano alla materia successoria vi è, sicuramente, il diritto d’usufrutto.

Innanzi tutto è bene definire le caratteristiche di detto diritto reale minore:l’usufrutto è, a mente del codice civile, “il diritto riconosciuto all’usufruttuario di godere e disporre della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare (compresi i frutti), con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica”.

Laddove sussista un diritto d’usufrutto peraltro, al proprietario del bene resta solo la nuda proprietà (ovvero la proprietà spogliata del potere di trarre utilità dalla cosa).

Il diritto reale di usufrutto, proprio per la sua evidente invasività, ha l’essenziale caratteristica di avere una durata obbligatoriamente temporanea in quanto una durata indeterminata sostanzierebbe, in pratica, la perdita del diritto di proprietà da parte del nudo proprietario; laddove le parti non abbiano contrattualmente stabilito una durata, comunque, essa non potrà eccedere la vita dell’usufruttuario.

L’usufrutto può essere costituito anche a favore di una pluralità di viventi e, se disposto esplicitamente nell’atto che trattasi di usufrutto congiunto, opera fra questi il diritto di accrescimento, estinguendosi in questo caso l’usufrutto alla morte dell’ultimo superstite, diversamente, alla morte di ogni usufruttuario, la relativa quota si consoliderà con la nuda proprietà.

Il diritto di usufrutto, infine, può sorgere per legge, per contratto e per testamento:

– per legge, ad esempio nel caso dei genitori che, quali esercenti la patria potestà, hanno l’usufrutto legale sui beni del figlio minore;

– per atto tra vivi, con atto pubblico o con scrittura privata autenticata nelle firme da un Notaio

– per testamento. Il testatore infatti può disporre dell’usufrutto riservandolo a uno o più soggetti.

In relazione alla successione peraltro il diritto d’usufrutto può venire in considerazione in due fattispecie diverse: quella della fine dell’usufrutto che faceva capo al de cuius e che quindi si estingue con il suo decesso e quella della costituzione di un nuovo usufrutto, da parte del de cuius, che ha disposto la scissione di un diritto di piena proprietà a lui riconducibile in testamento individuando due distinti beneficiari, il nudo proprietario da un lato e l’usufruttuario dall’altro.

Per quanto riguarda la prima ipotesi gli adempimenti connessi alla successione sono senza dubbio limitati: sarà necessario, per colui che, a seguito dell’estinzione dell’usufrutto, è tornato ad essere il pieno proprietario del bene immobile, effettuare la cd. riunione di usufrutto, per la quale va fatta la Domanda di Voltura Catastale da presentare all’Agenzia del Territorio competente.

Un po’ più complessa invece è la fattispecie che viene a configurarsi laddove il diritto d’usufrutto venga invece a costituirsi con il decesso del de cuius creando una scissione della piena proprietà in nuda proprietà e, appunto, diritto d’usufrutto.

In questo caso, in fase di successione, oltre a tutte le valutazioni di tipo normativo connesse alla ripartizione di diritti e doveri tra usufruttuario e nudo proprietario, vi sono da effettuare anche alcune valutazioni di tipo fiscale.

Innanzi tutto, al contrario della riunione di usufrutto, che sancendo l’estinzione del diritto non rileva assolutamente in fase di redazione della dichiarazione di successione e di liquidazione delle connesse imposte, in questo secondo caso, il diritto d’usufrutto, così come anche il diritto di nuda proprietà, sono oggetto di tassazione indiretta.

Resta però da capire come individuare la base imponibile su cui effettuare il calcolo dell’imposta e come calcolare il diritto di usufrutto.

Per quanto riguarda la base imponibile il legislatore fiscale, all’interno del D.Lgs.346/1990 cd. Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, ci viene incontro stabilendo che la base imponibile, relativamente ai beni immobili compresi nell’attivo ereditario, e’ determinata assumendo:

a) per la piena proprietà, il valore venale in comune commercio alla data di apertura della successione (per liquidare l’imposta però si può utilizzare il valore minimo dichiarabile, parametrato alla rendita catastale, ad esclusione delle aree edificabili)

b) per la proprietà gravata da diritti reali di godimento, la differenza tra il valore della piena proprietà e quello del diritto da cui e‘ gravata;

c) per i diritti di usufrutto, uso e abitazione, il valore determinato a norma dell’art. 17 sulla base di annualità pari all’importo ottenuto moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale d’interesse.

 I criteri per il calcolo dell’usufrutto, poi, sono dettati dagli artt. 14 e 17 Testo Unico ed in particolare il valore dell’usufrutto vitalizio, è così determinato:

         a) moltiplicando il valore della piena proprietà per il tasso legale d’interesse (determinando un valore assimilare ad una rendita annuale);

         b) moltiplicando il suddetto valore per il coefficiente di cui alla tabella allegata al DPR 131/1986 in modo ragguagliarlo all’aspettativa di vita del titolare del diritto.

 Si ricorda altresì che detta tabella dei coefficienti, utilizzabile anche per valutare la consistenza dei diritti d’uso e abitazione, è stata recentemente modificata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha  emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28.12.2013 il decreto 23 dicembre 2013 recante nello specifico “Adeguamento delle modalita’ di calcolo dei diritti di usufrutto a vita e delle rendite o pensioni in materia di imposta di registro e di imposta sulle successioni e donazioni”, applicabile con decorrenza gennaio 2014.


247 commenti

  1. alessandro ha detto:

    Buonasera ho il seguente quesito da porre:
    Una signora anziana viveva in un appartamento di cui era usufruttaria e il figlio ne era nudo proprietario, quindi essendo per la signora prima casa non corrispondeva IMU. Nel 2013 per ragioni di malattia la signora cambiava la residenza e pertanto avrebbe dovuto versare l’IMU, ma non l’ha fatto. Ora essendo morta la signora nel febbraio 2017 il figlio ha provveduto a fare la riunificazione solo in sede catastale e non ha proceduto con la dichiarazione di successione in quanto la congiunta non aveva ne beni ne altro. Alla fine del 2017 il comune ha notificato a nome della signora defunta e agli eredi un avviso di accertamento imu per l’imposta non pagata dalla signora; prontamente ho fatto presente all’ufficio imu del comune che non vi sono eredi per il semplice fatto che la signora oltre al bene di cui era usufruttaria non ha lasciato altro. Il comune chiaramente non sente a questa giustificazione e pretende le somme dagli eredi. La domanda è questa è giusta la mia teoria che non vi sono eredi e che per tale motivo il comune non può continuare ad avanzare imposte non versate dall’usufruttuaria?
    Grazie
    Alessandro

    • Amministratore ha detto:

      Innanzi tutto verificherei se la signora era in una casa di riposo (esiste una ipotesi di esenzione Imu in tal caso).
      Per il resto può seguire la tesi per cui non ci sono eredi (anche meglio può far fare la rinuncia al figlio).

  2. Wanda Marangoni ha detto:

    Il 29 maggio 2003 acquistai x mia figlia appartamento x la nuda proprietà e a me usufrutto della stessa in data 8/7/2012 e venuta a mancare mia figlia il commercialista a lasciato tutto invariato io ho continuato ad affittare l,appartamento mia figlia a lasciato testamento regione con atto notarile ove suoi eredi sono entrambi i genitori ora io e mia moglie ci chiediamo e tutto regolare oppure dovevamo fare qulcosa il commercialista ci ha detto che tutto va lasciato così ma ora a chi è intestato l,appartamento? Grazie

  3. Ana ortega ha detto:

    Salve vorrei fare una domanda io sono sposata ho la comunione d beni mio marito vuole comprare la casa al suo padre pero come condizione x venderla ,lui dovrà dare il usufrutto al suo padre ,vorrei sapere se io sendo la moglie un domani se mancasse mio marito suo padre mi puo buttare fuori casa

  4. Roberto Parrello ha detto:

    Buongiorno. Devo predisporre denuncia di successione. Siamo tre fratelli. La mamma aveva due unità immobiliari, con rendite catastali leggermente diverse, e le ha donate nel 2009 a due figli riservandosene l’usufrutto. Al terzo figlio ha lascio le sue quote all’interno di una società. successivamente i due figli hanno ceduto anche le loro quote della società al fratello che ne è divenuto unico intestatario. Esiste poi un terreno in comune che sarà ovviamente di divisione in quote simili ai tre figli.
    Gli alloggi donati vanno inseriti in una successione?
    Il valore della quota della società ceduta al figlio va inserita in successione?
    i tre valori ovviamente non avranno quota economica identica. L’assegnazione pertanto rimane in capo ai titolari come stabilito dalla mamma?
    Ringrazio per la cortese risposta.

  5. Francesco ha detto:

    Buongiorno. Descrivo il caso.

    Padre e madre ancora in vita.
    Due figli: Mario e Antonio.

    Eredità:
    – Appartamento A (abitato dal figlio Mario da 10 anni senza pagare nulla)
    – Appartamento B e C (affittati a terzi dal padre e madre che incassano).
    – Appartamento D (abitato da Padre e madre).
    – Conti correnti ecc ecc

    Antonio non ha nessun uso ne riceve nessuna cifra.

    Secondo quanto deciso dal padre:
    – l’appartamento A e B andranno in eredità al figlio Mario.
    – L’appartamento C andrà al figlio Antonio così come l’appartamento D, ma quest’ultimo gravato di usufrutto da parte del padre e madre.
    Ora… l’eredità è ovviamente (secondo me) sbilanciata in partenza per due motivi:
    – Mario abita gratuitamente da 10 anni nell’appartamento A senza aver mai pagato nulla, e quindi gode della rendita senza averla ancora ereditata a discapito di Antonio che non ha nulla.
    – Antonio erediterà l’appartamento D ma non potrà usufruirne se non alla morte del padre e della madre (che ovviamente si augura avvenga fra 100anni…).

    Come si potrebbe equilibrare la successione così descritta?

    (Spero di aver descritto in maniera comprensibile la situazione.)

    Grazie.

    • Amministratore ha detto:

      i genitori possono prevedere qualche donazione in denaro al secondo figlio se lo ritengono, oppure il secondo fratello potrà agire in riduzione una volta apertasi la successione (sempre che quanto dato al primo fratello superi la quota disponibile, aspetto che dalle informazioni fornite dubito)

  6. Simona gabellone ha detto:

    Se i genitori avevano usufrutto a vita e il figlio che gli assisteva avendo residenza nell’appartamento ha diritto all’usufrutto alla morte dei genitori? Visto che ha residenza da 6 anni e non ha casa?

  7. mauro ha detto:

    buongiorno, mio padre era l’unico intestatario dell’immobile, ora dopo il decesso a mia madre spetta l’usufrutto,ma in caso di vendita dell’immobile ad una nostra sorella, mia madre puo’ donare la sua intera quota ad un solo figlio?…. attendo gentile risposta. grazie

    • Amministratore ha detto:

      A sua madre spetterà il diritto di abitazione oltre ad una quota di eredità. Può fare quello che vuole della sua quota ma, qualora la doni in caso di lesione di legittima lei, alla morte di sua madre, potrà agire in riduzione.

  8. Veronica ha detto:

    Buongiorno, al catasto non risulta più intestata ai miei genitori la casa dove sono nata; come faccio a sapere cosa è successo? Posso andare al catasto e chiedere?

  9. Eveline ha detto:

    Buonasera, Volevo chiederle un chiarimento riguardo all’IMU.
    Cosa succede se nell’immobile con agevolazione IMU (comodato gratuito), abitato dal figlio con la sua famiglia, se il figlio muore, la madre continua a pagare IMU agevolata siccome nella casa rimangono ad abitare nuora e nipote? grazie per la risposta.

  10. Michela ha detto:

    Buongiorno,
    sono convivente ed abbiamo intestato al mio compagno la casa acquistata insieme. Abbiamo figli avuti dai precendenti matrimoni. Come meglio tutelarsi affinché io non mi trovi senza il mio 50% dei beni in caso della sua morte? e come è possibile che io abbia diritto all’usufrutto della casa in questo caso, senza che debba versare il 50% ai suoi figli?
    grazie infinite.
    saluti

    • Amministratore ha detto:

      il diritto di abitazione nella casa coniugale spetta all’altro coniuge solo in caso di matrimonio; nel suo caso alla eventuale morte del suo compagno saranno i figli di lui ad ereditare per quote la parte del padre. potrebbe far fare al suo compagno un testamento in cui riserva l’usufrutto a suo favore ma anche esso potrebbe essere impugnato dai suoi figli in caso di lesione della loro quota di legittima. Discorso diverso in caso di matrimonio. allora il coniuge superstite, a prescindere dalla devoluzione ereditaria, mantiene il diritto di abitazione nella casa di proprietà del de cuius o in comproprietà tra i coniugi

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