Le successioni

Home » 2026 » Giugno

Monthly Archives: Giugno 2026

Testamenti sospetti, anziani vulnerabili e patrimoni sottratti: quando la successione entra nel penale

Falso testamentario, circonvenzione d’incapace, appropriazione indebita e profili fiscali: i principali segnali di rischio che il professionista deve saper riconoscere.

Il confine sottile tra irregolarità civile e reato

Nella gestione delle successioni il piano civilistico e quello penale possono intrecciarsi molto più spesso di quanto si immagini. Un testamento olografo apparentemente regolare ma graficamente anomalo, un anziano solo che modifica improvvisamente le proprie volontà, un conto corrente svuotato nei mesi precedenti o immediatamente successivi al decesso: sono situazioni ricorrenti nella pratica professionale e, se non correttamente inquadrate, rischiano di essere lette solo come conflitti familiari o irregolarità documentali.

Il punto decisivo è comprendere quando la patologia resta confinata nel diritto civile, ad esempio come causa di nullità o annullabilità del testamento, e quando, invece, assume rilievo penale.

Il professionista che assiste eredi, legatari, familiari o soggetti coinvolti nella dichiarazione di successione non deve trasformarsi in penalista, ma deve saper “presidiare il confine”: riconoscere i segnali di rischio, raccogliere correttamente gli elementi documentali e indirizzare tempestivamente il cliente verso i consulenti specialistici più adatti.

1. Il falso testamentario: l’olografo non è una semplice scrittura privata

Il testamento olografo è, sul piano civile, una scrittura privata: deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore, secondo quanto previsto dall’art. 602 c.c. Proprio perché può essere redatto senza notaio e conservato in ambito domestico, è anche lo strumento più esposto a manipolazioni, interpolazioni o contestazioni.

Sul piano penale, tuttavia, l’olografo gode di una tutela rafforzata. L’art. 491 c.p. punisce la falsità in testamento olografo richiamando la disciplina dei falsi in atti pubblici, quando la falsificazione sia compiuta con lo scopo di procurare a sé o ad altri un vantaggio oppure di arrecare ad altri un danno. È questo il filtro essenziale: non ogni irregolarità materiale è penalmente rilevante, ma lo diventa quando l’alterazione incide sulla genuinità del documento e sulla destinazione del patrimonio.

Il falso può essere totale, quando il testamento è integralmente scritto da un soggetto diverso dal testatore, oppure parziale, quando vengono aggiunte o modificate singole disposizioni, un legato, il nome di un beneficiario o persino la data. Quest’ultima può avere effetti rilevanti, soprattutto quando esistono più testamenti e la cronologia determina quale volontà debba prevalere. Diverso è il falso innocuo: l’alterazione priva di incidenza sugli effetti giuridici dell’atto, che non modifica la devoluzione ereditaria e non produce vantaggi o danni effettivi.

La contestazione del testamento, sul piano civile, richiede metodo. Non è sufficiente affermare che l’olografo è falso: occorre promuovere l’azione idonea e sostenere l’onere probatorio. Nella pratica, lo strumento centrale resta la perizia grafologica, da svolgere sull’originale e non su fotocopie, utilizzando scritture comparative sicuramente attribuibili al defunto. Anche la storia sanitaria del testatore può diventare rilevante, perché malattie, tremori, decadimento fisico o terapie possono incidere sull’evoluzione della grafia.

2. Circonvenzione d’incapace: quando il problema non è il documento, ma la volontà

Non sempre il testamento sospetto è falso nella sua materialità. Può essere autentico, scritto davvero dal testatore, e tuttavia essere il risultato di una volontà vulnerabile, condizionata o strumentalizzata. È il terreno della circonvenzione d’incapace prevista dall’art. 643 c.p., che punisce chi, abusando dei bisogni, delle passioni, dell’inesperienza o dello stato di infermità o deficienza psichica di una persona, la induce a compiere un atto patrimonialmente dannoso o pericoloso.

Il dato più importante è che non occorre necessariamente una malattia conclamata, né una formale interdizione o inabilitazione. La giurisprudenza più recente valorizza una nozione ampia di vulnerabilità: è sufficiente una riduzione dell’autonomia critica e volitiva tale da rendere la persona suggestionabile, dipendente, isolata o facilmente influenzabile. Per questo le successioni di persone anziane, sole o affettivamente dipendenti da un unico soggetto: familiare, “caregiver”, convivente, badante o semplice conoscente, devono essere esaminate con particolare attenzione.

La differenza rispetto al piano civile è rilevante. L’annullamento del testamento per incapacità naturale richiede una compromissione particolarmente intensa della capacità di autodeterminarsi al momento della redazione. La circonvenzione, invece, può configurarsi anche in presenza di una capacità residua, purché vi sia prova dell’abuso e dell’induzione. In altre parole: il testamento può apparire formalmente valido e, al tempo stesso, essere espressione di un comportamento penalmente rilevante da parte di chi ha orientato la volontà del disponente.

La prova dell’induzione raramente è diretta. Si costruisce per indizi: ad esempio, modifiche radicali e immotivate delle disposizioni, rottura improvvisa dei rapporti con i familiari, isolamento progressivo, ruolo dominante di un soggetto nella vita quotidiana dell’anziano, prelievi anomali, donazioni sproporzionate, spese non coerenti con il tenore di vita, investimenti o movimentazioni patrimoniali difficilmente spiegabili. In questi casi, gli estratti conto non sono solo documentazione bancaria: sono spesso la prima mappa del possibile abuso.

Un ulteriore elemento operativo merita attenzione: il reato si perfeziona già al momento in cui l’atto dispositivo viene compiuto, quindi anche al momento della redazione del testamento, non soltanto al decesso. Ciò significa che la tutela può essere attivata anche quando la persona vulnerabile è ancora in vita, ad esempio, valutando l’amministrazione di sostegno come strumento preventivo e protettivo.

3. Conti correnti, deleghe e beni mobili: le aggressioni all’asse ereditario

Una delle aree più delicate è quella delle sottrazioni patrimoniali prima o dopo la morte. La distinzione penalistica di base è netta: si ha appropriazione indebita quando il soggetto dispone già del possesso del denaro o del bene e muta il titolo del possesso, comportandosi come proprietario; si ha furto quando il bene viene sottratto da chi non ne aveva alcun possesso.

Nei conti correnti cointestati o gestiti tramite delega, l’analisi non può fermarsi alla titolarità formale. La cointestazione comporta, in linea generale, una presunzione di appartenenza paritaria delle somme, ma tale presunzione può essere superata se gli estratti conto dimostrano che la provvista proveniva esclusivamente dal de cuius, ad esempio da pensioni, risparmi personali o investimenti a lui riconducibili. In questo caso, prelievi eccedenti o privi di giustificazione possono diventare indice di appropriazione indebita, soprattutto se non risultano destinati all’assistenza, alle cure, alle spese domestiche o alle spese funerarie.

Dopo il decesso, la dinamica cambia: i conti vengono normalmente bloccati, mentre il rischio si concentra sui beni mobili, sul contante, sui gioielli, sulle opere, sui documenti e sugli oggetti di valore custoditi nell’abitazione. L’erede convivente che fa sparire beni già nella propria disponibilità può rispondere di appropriazione indebita; il terzo estraneo che sottrae beni dall’abitazione può integrare il furto. Restano zone grigie, soprattutto nei rapporti tra coeredi, ma proprio per questo è essenziale documentare tempestivamente l’esistenza dei beni e la loro successiva destinazione.

4. Dichiarazione di successione, profili fiscali e autoriciclaggio

La dichiarazione di successione, di per sé, non rientra nel perimetro dei reati tributari previsti dal D.Lgs. 74/2000 per le dichiarazioni dei redditi e IVA. Errori, omissioni o infedeltà nella dichiarazione successoria restano ordinariamente nell’ambito amministrativo regolato dal Testo Unico sulle successioni e donazioni (D. Lgs. n. 346/1990). Questo non significa, però, che l’area fiscale sia priva di rischi penali.

Il rischio emerge quando alla mera irregolarità si aggiunge un comportamento manipolativo: artifici, raggiri, residenze fittizie, documentazione costruita per indurre in errore l’Amministrazione o per ottenere un indebito vantaggio. In tali ipotesi il problema può spostarsi dai reati tributari ai reati comuni, come la truffa aggravata ai danni dello Stato.

Ancora più delicato è il tema del reimpiego dei beni ottenuti mediante falso testamentario, circonvenzione o appropriazione indebita. Chi utilizza il patrimonio illecitamente acquisito per mere esigenze personali non integra automaticamente l’autoriciclaggio. Il salto di qualità penale si verifica quando il denaro viene impiegato, sostituito o trasferito in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative con modalità concretamente idonee a ostacolare l’identificazione della provenienza illecita. Il criterio operativo è il “quid pluris” dissimulatorio: intestazioni fittizie, investimenti schermati, passaggi su strumenti finanziari o su “virtual asset”, operazioni che rendono più difficile ricostruire l’origine del patrimonio.

5. Il ruolo del professionista: non indagare, ma intercettare i segnali

Il professionista che opera nella materia successoria non deve sostituirsi al penalista, al grafologo o al medico-legale. Deve però saper riconoscere i “campanelli d’allarme” ed attivare una filiera corretta di approfondimento.

In concreto, alcune verifiche dovrebbero diventare prassi nei casi sensibili: esaminare l’originale del testamento olografo; ricostruire la sequenza temporale degli atti; acquisire gli estratti conto del periodo anteriore e successivo al decesso; verificare l’origine delle somme sui conti cointestati; raccogliere informazioni sullo stato di salute, sulle relazioni familiari e sull’eventuale isolamento del testatore; documentare l’esistenza di beni mobili di valore.

Quando il sospetto riguarda il documento, il primo consulente è il grafologo. Quando riguarda la capacità o la vulnerabilità del disponente, diventa centrale il medico-legale o lo psichiatra forense. Quando emergono prelievi, sottrazioni, falsificazioni o condotte manipolative, è opportuno coinvolgere tempestivamente il legale, anche per valutare i termini di querela, le azioni civili e le eventuali iniziative penali.

La successione è spesso il luogo in cui si manifestano tensioni familiari pregresse, interessi economici rilevanti e fragilità personali. Saper distinguere una semplice irregolarità da una condotta penalmente rilevante non significa alimentare il contenzioso: significa proteggere la volontà del de cuius, l’integrità dell’asse ereditario e la correttezza dell’intera procedura successoria.

Avvertenza: il presente articolo è tratto da una recente lezione svolta da un avvocato penalista del foro di Genova, Avv. Raffaele Caruso nell’ambito del corso di alta formazione accreditato CFP – Masterclass Successioni 2026. Esso ha finalità informativa e formativa e non costituisce parere legale. Le singole fattispecie richiedono sempre una valutazione specifica da parte di professionisti qualificati.

IMU sugli immobili caduti in successione. Dal 1° gennaio 2026: come devono comportarsi i chiamati all’eredità

Si avvicina la data del versamento dell’acconto IMU 2026 e quando sono caduti in successione uno o più immobili, gli eredi o, più correttamente, i chiamati all’eredità devono affrontare anche il tema dell’IMU ed il calcolo dell’acconto dovuto il 16 Giugno.

La questione è spesso sottovalutata, perché si tende a pensare che l’imposta resti sospesa fino alla presentazione della dichiarazione di successione o fino alla voltura catastale. In realtà non è così: l’IMU continua a maturare secondo le regole ordinarie e deve essere correttamente ripartita tra il periodo anteriore e quello successivo al decesso.

Il riferimento normativo principale è la Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che disciplina la nuova IMU, in particolare i commi 739 e seguenti.

Ai fini del calcolo, assume particolare importanza il comma 761, secondo cui l’imposta è dovuta per anni solari, proporzionalmente alla quota e ai mesi di possesso. Il mese si computa per intero quando il possesso si è protratto per più della metà dei giorni.

Nel caso di successione, quindi, occorre partire dalla data del decesso. L’IMU maturata fino a tale data riguarda il defunto; quella successiva riguarda invece i soggetti che subentrano nell’immobile, secondo le rispettive quote o secondo il diritto reale effettivamente spettante.

Il calcolo dell’IMU nell’anno del decesso: come farlo

Per gli immobili caduti in successione dal 1° gennaio 2026 in poi, il primo passaggio consiste nel verificare quanti mesi dell’anno devono essere imputati al defunto e quanti ai successori. Se, ad esempio, il decesso è avvenuto il 10 marzo 2026, il defunto ha posseduto l’immobile per meno della metà del mese di marzo. In questo caso, salvo particolarità, l’IMU del mese di marzo sarà imputata ai successori, mentre al defunto saranno imputati gennaio e febbraio. Se invece il decesso è avvenuto il 20 marzo 2026, il possesso del defunto si è protratto per più della metà del mese. Di conseguenza, marzo sarà imputato al defunto e i successori inizieranno a conteggiare l’IMU da aprile.

Questa distinzione è importante anche ai fini della dichiarazione di successione. L’IMU riferita al periodo anteriore al decesso, se non ancora pagata, può costituire un debito del defunto e, se documentata, può essere indicata tra le passività ereditarie secondo le regole del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346. Una ulteriore verifica prudenziale andrà fatta per accertare se l’IMU dovuto negli anni pregressi sia stata regolarmente corrisposta; altrimenti andranno riportati anch’essi tra le passività ereditarie. Al contrario, l’IMU maturata dopo il decesso non è una passività del defunto, ma un’obbligazione dei successori o dei titolari dei diritti reali sull’immobile.

Chi deve pagare dopo l’apertura della successione

Dopo la morte del proprietario, l’IMU deve essere calcolata in capo ai soggetti che subentrano nella titolarità del bene. In linea generale, ciascun erede paga in proporzione alla propria quota.

Esempio: se un immobile viene ereditato da tre figli in parti uguali, ciascuno dovrà versare l’IMU per un terzo, indicando correttamente nel modello F24 la propria quota, il codice catastale del Comune, il codice tributo, l’anno di riferimento e l’eventuale acconto o saldo.

Occorre però fare attenzione ai casi in cui esiste un diritto reale che sposta la soggettività passiva. Il caso più frequente è quello del coniuge superstite. Ai sensi dell’art. 540, comma 2, c.c., al coniuge superstite spettano il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e il diritto d’uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.

In questa ipotesi, il coniuge superstite, in quanto titolare del diritto di abitazione, è normalmente il soggetto passivo IMU sull’intero immobile. Gli altri eredi, pur avendo diritti successori, non sono tenuti al pagamento dell’IMU su quella casa finché permane il diritto di abitazione. Inoltre, se il coniuge superstite vi risiede anagraficamente e vi dimora abitualmente, l’immobile potrà beneficiare dell’esenzione per abitazione principale, salvo che si tratti di unità classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9.

Non bisogna invece confondere l’abitazione principale del defunto con quella degli eredi. Il fatto che l’immobile fosse esente IMU in capo al defunto non significa che l’esenzione continui automaticamente dopo la morte. Dopo il decesso occorre verificare la situazione dei nuovi soggetti passivi: residenza, dimora abituale, quota posseduta e natura dell’immobile.

Pagare l’IMU comporta accettazione tacita dell’eredità?

Un dubbio ricorrente riguarda il comportamento dei chiamati all’eredità che non hanno ancora deciso se accettare. Pagare l’IMU significa accettare tacitamente l’eredità?

La risposta, in termini generali, è negativa. L’art. 476 c.c. prevede che l’accettazione tacita si verifica quando il chiamato compie un atto che presuppone necessariamente la volontà di accettare e che egli non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede. Tuttavia, l’art. 460 c.c. consente al chiamato di compiere atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione temporanea.

Il pagamento dell’IMU, considerato isolatamente, ha natura fiscale e può essere effettuato per evitare sanzioni, interessi o contestazioni da parte del Comune. Per questo motivo, non deve essere considerato automaticamente come accettazione tacita dell’eredità.

Il rischio aumenta, però, quando il pagamento si accompagna ad altri comportamenti più significativi: vendita dell’immobile, concessione in locazione, incasso dei canoni, richiesta di voltura catastale, divisione ereditaria, gestione del bene come proprietario o dichiarazioni rese agli enti pubblici spendendo espressamente la qualità di erede. In questi casi, il comportamento complessivo del chiamato potrebbe essere valutato come incompatibile con la semplice posizione di “chiamato all’eredità”.

Particolare prudenza è richiesta quando il chiamato si trova nel possesso dei beni ereditari. In tale ipotesi trova applicazione l’art. 485 c.c., che impone termini precisi per la redazione dell’inventario. Il mancato rispetto di tali termini può comportare conseguenze rilevanti, fino alla perdita della possibilità di accettare con beneficio d’inventario.

Suggerimenti operativi

Chi si trova a gestire immobili caduti in successione dal 2026 dovrebbe anzitutto ricostruire con precisione la data del decesso e applicare la regola della metà del mese prevista dall’IMU.

Subito dopo occorre verificare le quote ereditarie, l’eventuale presenza del coniuge superstite con diritto di abitazione e la situazione concreta dell’immobile: abitazione principale, immobile a disposizione, immobile locato, area edificabile o fabbricato diverso dall’abitazione.

È poi opportuno controllare le aliquote deliberate dal Comune per l’anno di riferimento, perché l’IMU è un tributo locale e l’importo può variare sensibilmente da un Comune all’altro.

Se il chiamato non ha ancora accettato l’eredità, il pagamento dell’IMU dovrebbe essere gestito con cautela, conservando tutta la documentazione e, ove possibile, specificando che l’adempimento viene eseguito in qualità di chiamato all’eredità e per finalità conservative. È inoltre consigliabile evitare atti di disposizione o di gestione piena dell’immobile fino a quando non sia stata assunta una decisione consapevole sull’accettazione, sulla rinuncia o sull’accettazione con beneficio d’inventario.

Per effettuare correttamente tutte le suddette operazioni l’utilizzo del software Expert IMU è indubbiamente la soluzione prudenziale migliore. Il software della Geo Network fondato su oltre 20 anni di expertise in materia, permetterà all’utente di importare direttamente dal sito dell’Agenzia delle entrate tutti i dati relativi ai beni immobili e diritti reali in capo al defunto in base al suo Codice fiscale, la verifica delle aliquote applicabili e/o la presenza di esenzioni od agevolazioni eventualmente applicabili ed il calcolo corretto delle quote ed acconti dovuti da parte dei chiamati all’eredità. Expert IMU è in offerta speciale e disponibile per l’acquisto sul sito https://www.geonetwork.it  con la garanzia “soddisfatto o rimborsato”.

Conclusioni

Per gli immobili caduti in successione dal 1° gennaio 2026, l’IMU deve essere calcolata senza attendere la chiusura della successione. L’imposta va ripartita tra il periodo riferibile al defunto e quello successivo al decesso, applicando la regola dei mesi di possesso prevista dalla L. 160/2019.

L’IMU maturata prima della morte può è un debito ereditario e, se non pagata, può rientrare tra le passività della dichiarazione di successione. L’IMU maturata dopo il decesso, invece, grava sui successori o sul titolare del diritto reale, come nel caso del coniuge superstite con diritto di abitazione.

Il pagamento dell’IMU da parte dei chiamati non comporta di per sé accettazione tacita dell’eredità, ma deve essere effettuato con prudenza. Il vero rischio nasce quando il pagamento si inserisce in una gestione più ampia dell’immobile come se il chiamato fosse già pienamente erede e proprietario.

La soluzione migliore è quindi procedere con ordine: calcolo corretto dell’imposta, verifica delle quote e dei diritti reali, conservazione della documentazione e valutazione tempestiva della posizione successoria.

Per adempiere correttamente ad ogni verifica, calcolo ed adempimento IMU, l’utilizzo del software Expert IMU è indubbiamente una soluzione prudenziale consigliabile.