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COVID 19 – credito d’imposta per chi riorganizza i DPI aziendali e sanifica gli ambienti di lavoro

In questa fase di avvio della ripartenza da parte di imprese, partite Iva e professionisti diviene necessario approfondire anche le agevolazioni e i benefici fiscali previsti dalla normativa d’urgenza emanata per fronteggiare il problema coronavirus, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista economico.

Certo, ci sarebbe bisogno di interventi a fondo perduto, magari diretti a chi conserva i propri occupati senza procedere a licenziamenti e, ad oggi, pare che siano allo studio anche essi, più difficili da prevedere vista la liquidità necessaria per promuoverli ma, nel frattempo,tra gli interventi economici più interessanti previsti dal D.L. 18/2020 e, successivamente, dal D.L. 23/2020 vi è la previsione di un credito di imposta a favore degli esercenti attività d’impresa, arte e professione che procedano all’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro, nonché per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro.

I tetti previsti per il credito d’imposta sono indubbiamente interessanti: 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020 e la possibilità di recuperare il 50% della spesa sostenuta.
Il provvedimento peraltro è interessante perché permette di recuperare in parte una spesa che è, comunque, obbligatoria: imprese e esercenti arti e professioni devono infatti, a prescindere dal ritorno economico, provvedere a sanificare gli ambienti di lavoro e a fornire i DPI necessari ai propri lavoratori.

Pur essendovi DPI (mascherine, barriere protettive) e altri strumenti di protezione quali detergenti e disinfettanti a disposizione e l’obbligo di sanificare gli ambienti, pressoché obbligatori per tutte le attività, pare logico ritenere che vi saranno, all’avvio della fase due, indicazioni sui DPI e le buone pratiche necessarie per limitare i contagi che varieranno sostanzialmente in base alle singole attività svolte dagli esercenti di attività d’impresa nel settore industriale, commerciale, artigianale, professionale, ecc , attività con diverse centinaia di codice ATECO, ognuna delle quali dovrà per forza avere un elenco analitico non solo dei DPI obbligatori ma anche delle modalità sicure di gestione del lavoro aziendale e dei lavoratori.

Per il momento a guidare le singole attività in ripartenza nella individuazione delle pratiche da porre in essere e dei DPI da acquistare e mettere a disposizione, si ha un protocollo “per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori dal possibile contagio da nuovo coronavirus e garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro” concordato tra Governo, sindacati e imprese già il 14 marzo; certamente serviranno, nel prossimo futuro, anche alter informazioni dettagliate e differenziate per tipo di azienda

Tornando al credito di imposta, ad oggi sappiamo che l’ambito oggettivo di applicazione del credito d’imposta comprende:

– le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro (da svolgersi secondo le indicazioni del protocollo del 14 marzo e, nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute)
– le spese per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari);
– le spese per l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale (quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi);
– le spese per l’acquisto di detergenti mani disinfettanti.

Purtroppo siamo ancora in attesa del decreto del Ministro dello sviluppo economico, con il quale verranno stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta suddetto, altrimenti al momento non applicabile in concreto, sperando che essi arrivino quanto prima e permettano un recupero fiscale rapido per le imprese che oggi sostengono queste spese straordinarie e domani, molto presto, saranno chiamate a pagare imposte per una attività che di fato ha subito una pesante contrazione.

Una curiosità: nel gioco di rincorsa che vediamo quotidianamente tra governo e singole regioni la Regione Liguria ha già messo a disposizione 10 milioni per le stesse finalità, finalizzati a fornire alle imprese che sostengono spese per la sicurezza (acquisto DPI, sanificazione etc..). in questo caso non si parla però più di credito di imposta ma di un ben più interessante recupero del 60 della spesa con un contributo a fondo perduto. C’è da sperare che anche altre regioni seguano il suo esempio, mettendo a disposizione liquidità, essenziale in questo momento.

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